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  • Telemarketing, tra fastidio e curiosità: le reazioni degli italiani alle chiamate

    Le chiamate da parte di call center continuano a essere un fenomeno quotidiano nella vita degli italiani. Che si tratti di offerte telefoniche, proposte di cambio fornitore luce e gas o inviti a investimenti finanziari, il teleselling è diventato una pratica frequentissima.
    Lo conferma un’indagine recentemente pubblicata sulla piattaforma Radar dell’istituto SWG, che monitora abitudini, opinioni e tendenze della popolazione italiana.

    Un “assedio” quotidiano: il 63% si dichiara infastidito

    Secondo il sondaggio, la reazione più comune a queste telefonate è negativa: ben il 63% degli intervistati ammette di sentirsi infastidito, mentre il 24% risponde con indifferenza. Una minoranza più netta esprime addirittura rabbia (9%).
    Solo una piccolissima fetta di utenti, pari al 3%, dichiara di trovare divertenti queste chiamate, e appena l’1% le accoglie con reale interesse.

    Chi risponde e chi no: l’età fa la differenza

    Nonostante il fastidio generalizzato, non tutti si comportano allo stesso modo. Poco più di un terzo degli italiani tende a rifiutare ogni chiamata proveniente da numeri sconosciuti, mentre il 29% risponde regolarmente o quasi sempre.

    In particolare, i giovani sono più propensi ad ascoltare chi chiama, mentre le persone più mature appaiono decisamente più diffidenti.

    Teleselling e truffe: come distinguere le chiamate

    Gli intervistati sembrano in grado di distinguere – almeno in parte – tra tentativi di frode e proposte legittime. Le telefonate che promettono facili guadagni o offerte di lavoro destano maggior sospetto e sono spesso associate a raggiri.
    C’è più apertura invece nei confronti di offerte relative a servizi di telefonia, energia, assicurazioni o beni per la casa: in questi casi, la valutazione è più cauta e si tende ad ascoltare prima di decidere.

    Chi accetta? Soprattutto uomini e giovani 

    Nonostante la diffidenza, una parte degli italiani non solo ascolta ma aderisce alle proposte ricevute via telefono. Circa il 14% ha dichiarato di aver concluso almeno un contratto tramite teleselling. A risultare più sensibili a questo tipo di offerta sono in particolare gli uomini e le fasce d’età più giovani.

    La soddisfazione non è mai “entusiasmante”

    E dopo aver detto “sì” al call center, com’è l’esperienza? Secondo l’indagine SWG, la maggior parte degli utenti non esprime giudizi totalmente negativi. Tuttavia, i casi di piena soddisfazione sono rari: in genere, l’esperienza viene valutata come “accettabile” o “discreta”, ma non entusiasmante.

    Un fenomeno controverso

    Il fenomeno del telemarketing resta controverso: se da un lato molti lo subiscono come un’intrusione, dall’altro c’è ancora chi lo considera un canale utile per accedere a offerte vantaggiose. Le aziende che operano nel settore dovranno trovare il modo di riconquistare la fiducia degli utenti attraverso trasparenza, chiarezza e rispetto.

  • Imprese: come rafforzare la relazione con le istituzioni finanziarie

    I Chief Financial Officer (CFO) italiani riconoscono il ruolo fondamentale svolto dalle istituzioni finanziarie nel supportare e finanziare con servizi a valore aggiunto le imprese.
    Allo stesso tempo, segnalano l’esigenza di una personalizzazione dell’offerta, una maggiore rapidità e trasparenza nei processi, nonché un rafforzamento delle competenze tecniche e settoriali da parte dei diversi operatori del sistema finanziario.

    Particolare attenzione viene rivolta alla necessità di semplificare la gestione operativa, anche attraverso un utilizzo più esteso delle tecnologie digitali, e alla possibilità di sviluppare soluzioni finanziarie più flessibili e coerenti con le specificità aziendali, soprattutto per le Pmi. In questo contesto, emerge anche un forte interesse verso l’applicazione dell’AI per il miglioramento dei processi analitici e decisionali. Pur ribadendo l’importanza di preservare un adeguato livello di interazione umana, soprattutto nelle valutazioni più complesse. In particolare, nella concessione del credito.
    Emerge dall’edizione 2024 dell’Osservatorio Innovazione Finanziaria – Verticale Imprese di AIFIn, The Financial Innovation Think Tank. 

    Integrare la sostenibilità nei modelli di sviluppo

    Per i CFO la dimensione ESG rappresenta un ambito di crescente rilevanza.
    Le imprese manifestano la volontà di integrare la sostenibilità nei propri modelli di sviluppo e riconoscono il potenziale strategico del dialogo con il sistema finanziario. Tuttavia, sottolineano la necessità di un’offerta più accessibile e calibrata, accompagnata da strumenti di rendicontazione chiari, standardizzati e coerenti con la struttura organizzativa delle aziende, in particolare delle realtà di dimensioni minori.

    Anche sul fronte della finanza per la crescita e l’innovazione, il sistema bancario è visto come un interlocutore centrale. Tuttavia, si riscontra un crescente interesse per soluzioni alternative e complementari, come la finanza agevolata, il private equity o altri strumenti finanziari specifici per questi obiettivi.

    Le direttrici strategiche da seguire

    In questo scenario, i CFO auspicano un rafforzamento del dialogo con il sistema finanziario fondato su una maggiore comprensione delle strategie delle imprese.

    Sulla base delle evidenze raccolte, AIFIn propone alcune direttrici strategiche per l’evoluzione della value proposition delle istituzioni finanziarie e delle banche verso il segmento imprese. Ovvero, promuovere l’innovazione dei modelli relazionali e di servizio, rafforzare l’offerta ESG, investire nella digitalizzazione dei processi e favorire l’introduzione graduale e responsabile dell’intelligenza artificiale. Inoltre, adottare un approccio forward-looking e un utilizzo più ampio di dati prospettici e KPI evoluti.

    Favorire un approccio stakeholder-driven all’innovazione bancaria

    L’obiettivo dell’indagine è approfondire il punto di vista delle imprese in merito all’evoluzione dell’offerta e della relazione con le istituzioni finanziarie, in particolare le banche, favorendo un confronto costruttivo sui temi innovazione, sostenibilità e sviluppo.

    La ricerca ha coinvolto un panel di CFO e responsabili dell’area amministrazione e finanza di imprese di diversi settori produttivi e dimensioni.
    Principale obiettivo dell’indagine, raccogliere le aspettative di innovazione delle imprese verso il sistema bancario e finanziario e si inserisce all’interno di un percorso più ampio promosso da AIFIn, e finalizzato a sensibilizzare e stimolare, in modo indipendente, un approccio stakeholder-driven all’innovazione bancaria, assicurativa e finanziaria.

  • Privacy e Intelligenza artificiale: con la GenAI gestire i dati personali è più complesso?

    Emerge dall’ottava edizione del Data Privacy Benchmark Study 2025 di Cisco: il panorama odierno della privacy è complesso, con i fornitori globali, apprezzati per le loro capacità, da una parte, e dall’altra lo storage locale, percepito come più sicuro.

    In pratica, la richiesta di conservazione dei dati a livello locale si interseca con l’utilizzo delle competenze di fornitori internazionali.
    Sebbene siano aumentati i costi operativi derivanti dalla localizzazione dei dati, il 90% delle organizzazioni italiane ritiene che la conservazione locale sia intrinsecamente più sicura.
    Ma allo stesso tempo, l’88%delle aziende italiane pensa che affidarsi a un provider globale offra una migliore protezione dei dati.

    La normativa accresce fiducia e sicurezza dei clienti

    Le normative in materia di privacy restano una pietra miliare della fiducia dei clienti. L’84% degli intervistati italiani ha notato un impatto positivo sulla propria azienda. Nonostante i costi associati alla conformità, un 97% delle imprese italiane dichiara che i ritorni sono nettamente superiori agli investimenti.

    Questo orientamento è confermato dall’aumento della consapevolezza e della fiducia dei consumatori nelle leggi sulla privacy. Il 62% dei consumatori italiani conosca infatti le leggi sulla privacy del Paese.
    Tra questi, l’89% si sente sicuro della capacità di proteggere i propri dati, rispetto ad appena il 43% di coloro che non conoscono le normative.

    AI generativa: si riconoscono i benefici ma permane la preoccupazione 

    Con l’aumento della familiarità verso l’AI (il 63% degli intervistati afferma di avere ormai molta dimestichezza con la GenAI, l’Intelligenza artificiale generativa), anno dopo anno le preoccupazioni rimangono le stesse.

    Molte organizzazioni segnalano di aver ricevuto benefici significativi dalla GenAI, ma la privacy dei dati resta ancora un rischio considerato importante. 
    In particolare, il 64% degli intervistati si preoccupa di condividere inavvertitamente informazioni sensibili pubblicamente o con i concorrenti, ma quasi la metà ammette di immettere dati personali dei dipendenti, o non pubblici, negli strumenti GenAI.

    Aumentano gli investimenti nei processi di governance

    Questa lacuna evidenzia la necessità di strumenti in grado di proteggere le aziende dall’uso improprio dell’AI e dalla perdita di dati.
    Al contempo, la ricerca evidenzia un focus crescente su investimenti nei processi di governance dell’AI.

    Il 99% degli intervistati italiani prevede infatti di riallocare parte delle risorse destinate alla privacy verso iniziative di AI nel prossimo futuro.
    Una tendenza confermata anche dal report AI Readiness Index 2024 di Cisco, che sottolinea come le allocazioni di budget IT nel prossimo anno quasi raddoppieranno, grazie all’implementazione sicura di tecnologie AI.

  • Mercato immobiliare nel 2025: la ripresa è lenta, ma costante

    Il mercato immobiliare italiano continua a mostrare segnali di ripresa, seppur con alcune incertezze. Secondo il 1° Osservatorio Immobiliare 2025 di Nomisma, il settore ha consolidato la crescita avviata nel 2024 grazie all’aumento delle compravendite e alla stabilità dei prezzi.

    Nel 2024, le compravendite hanno registrato un incremento dell’1,3%, sostenuto dalla forte domanda sia per l’acquisto che per la locazione. Parallelamente, i prezzi delle abitazioni hanno continuato a crescere: +1,5% nei mercati principali e +2,1% nei mercati intermedi.

    Le dinamiche del settore

    L’analisi Nomisma ha evidenziato come il mercato immobiliare sia caratterizzato da un equilibrio precario tra domanda e offerta. Da un lato, il lento recupero della capacità di spesa delle famiglie e il miglioramento delle condizioni di accesso al credito stanno favorendo la crescita delle transazioni. Dall’altro, l’offerta risulta ancora insufficiente, limitando un’espansione più marcata.

    Un segnale positivo è arrivato dal quarto trimestre del 2024, che ha registrato un aumento delle compravendite del 7,6%, contribuendo al bilancio positivo dell’anno. Inoltre, il tasso di crescita delle compravendite sostenute da mutuo ha raggiunto il +19,5% nell’ultimo trimestre.

    L’andamento dei prezzi 

    L’andamento dei prezzi ha mostrato una sostanziale stabilità tra il settore del nuovo e quello dell’usato. Tuttavia, in alcune città, come Perugia, si è registrato un aumento più marcato per le abitazioni in ottimo stato (+3,2%), rispetto a quelle usate (+1,9%).

    Nei mercati principali, le difficoltà di accesso alla proprietà hanno incentivato una maggiore propensione verso l’affitto, mentre nei mercati secondari l’acquisto rimane la scelta preferita.

    Trend positivo per la locazione

    Trend positivo anche il comparto della locazione. La domanda elevata ha contribuito all’aumento dei canoni del 3,4% nel 2024. Si tratta però di incrementi influenzati dalle possibilità economiche delle famiglie.

    L’offerta si mantiene stabile, con un tempo medio di assorbimento delle abitazioni in vendita di circa 5 mesi, mentre per le locazioni si attesta intorno ai 2 mesi. Lo sconto praticato sui prezzi di vendita è in media del 10%.

    Prospettive per il 2025

    Secondo Nomisma, il mercato residenziale dovrebbe consolidare la sua crescita, con una stabilizzazione delle compravendite su livelli medio-alti. Si prevede un aumento dei prezzi e un ulteriore incremento dei contratti di locazione, con canoni in crescita del 4%.

    L’accesso al credito continuerà a favorire la domanda, mentre l’offerta rimarrà in linea con i livelli del 2024. Non si prevede un significativo cambiamento nelle preferenze tra acquisto e affitto.

    Dinamiche a due velocità: Roma su, Milano giù 

    Un’analisi specifica delle città di Milano e Roma ha evidenziato dinamiche differenti. A Roma, il mercato è in espansione con una crescita del 2,1% nelle compravendite. Milano, invece, ha visto una lieve flessione nel 2024 (-3,4%), con previsioni di stabilità per il 2025.

    Gli esperti indicano che la domanda a Milano sarà sostenuta dalle attuali condizioni di accesso al credito e dalle capacità finanziarie delle famiglie. A Roma, invece, l’aumento delle transazioni sarà spinto dagli acquisti per investimento e dalla convenienza dell’acquisto rispetto all’affitto, dato l’aumento dei canoni.

  • AI, business, sicurezza: il ruolo del CIO nelle decisioni aziendali 

    In occasione dell’evento organizzato da GoBeyond, dedicato all’ecosistema IT in Italia, sono stati presentati i risultati dello studio ‘Total Cost of Ownership dell’AI’, realizzato da IKN Italy, in collaborazione con Casaleggio Associati e Nomios.
    In uno scenario in continua evoluzione, dove l’Intelligenza artificiale sta ridefinendo i modelli di business e il panorama della cybersecurity aziendale, la figura del CIO assume un ruolo cruciale. Non solo deve facilitare l’adozione dell’AI in azienda, ma deve anche governarla, garantendo che l’innovazione.

    Quello che emerge chiaramente dallo studio è che non tutte le aziende, in base alle loro ambizioni, hanno bisogno di un CAIO. Attualmente, infatti, l’adozione dell’AI nelle aziende è guidata nel 50% dei casi dal CIO, nel 32% dal CDO e solo nel 18% dal CAIO.

    Costruire un modello operativo solido

    Quindi, CIO e CDO possono guidare con successo l’adozione dell’AI, a patto che vi sia un’integrazione efficace delle competenze necessarie.
    Ciò che conta è costruire un modello operativo solido, in cui ruoli e responsabilità siano definiti con chiarezza per garantire un utilizzo strategico dell’AI, e che il suo pieno potenziale di innovazione avvenga in modo sicuro, efficace e strategico.

    In ogni caso, i progetti AI hanno diversi costi nascosti, che vanno dal Data preparation and governance ai costi infrastrutturali, dalla manutenzione alla formazione fino al legacy. Il technical debt vale il 20-40% dei budget tecnologici, e può rallentare lo sviluppo.
    Parallelamente, l’integrazione dell’AI nella cybersecurity è ormai una necessità per contrastare minacce sempre più avanzate.

    Adottare un approccio equilibrato tra innovazione e gestione dei rischi

    Se da un lato l’AI sta rivoluzionando la sicurezza informatica grazie a sistemi di rilevamento avanzato, machine learning, automazione e analisi predittiva, dall’altro rappresenta anche un’arma nelle mani dei cybercriminali, capaci di sviluppare attacchi sempre più sofisticati.
    Il 22% degli intervistati dichiara che non prevede alcuna introduzione dell’AI nella cybersecurity, il 22% la introdurrà entro i prossimi 12 mesi, il 34% utilizza soluzioni AI in modo marginale. Solo il 22% la utilizza in modo esteso.

    In ogni caso, per sfruttare appieno il potenziale dell’AI nella cybersecurity, le aziende devono adottare un approccio equilibrato tra innovazione e gestione dei rischi.

    Regolamentare per assicurare trasparenza e sicurezza

    Inoltre, sebbene l’AI offra numerosi vantaggi in diversi settori, presenta anche rischi significativi, che possono essere mitigati solo attraverso un’efficace governance.
    È essenziale adottare soluzioni AI affidabili, che rispettino standard rigorosi e garantiscano un uso responsabile dei dati.

    Ogni impresa ha il dovere di strutturare un sistema di governance solido, in grado di regolamentare l’utilizzo delle informazioni personali e di assicurare trasparenza e sicurezza.
    Innovazione e responsabilità devono procedere di pari passo: solo un’AI sviluppata e utilizzata in modo etico può trasformarsi in un motore di crescita per il Paese.

  • Cybersecurity: nel 2024 triplicano i furti di dati bancari su smartphone

    Nel 2024, il numero di attacchi Trojan Banker su smartphone è aumentato del 196% rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo anno, Kaspersky ha rilevato più di 33,3 milioni di attacchi agli utenti su smartphone a livello globale, che hanno coinvolto vari tipi di malware e software dannosi.

    In pratica, i cybercriminali stanno cambiando strategia, utilizzando la distribuzione di massa dei malware per rubare le credenziali bancarie. In particolare, secondo il report di Kaspersky ‘The mobile malware threat landscape in 2024’, pubblicato in occasione del Mobile World Congress 2025 di Barcellona, il numero di attacchi Trojan banker su smartphone Android è passato da 420.000 nel 2023 a 1.242.000 nel 2024.
    Questo malware è stato progettato per rubare le credenziali degli utenti per l’online banking, i servizi di pagamento elettronico e i sistemi per le carte di credito.

    Nessuno è al sicuro da truffe ben congegnate

    I cybercriminali ingannano le vittime convincendole a scaricare i Trojan banker tramite link inviati via SMS o app di messaggistica, allegati dannosi o indirizzando gli utenti a pagine web pericolose.
    Spesso, usano account hackerati per inviare messaggi, aumentando la credibilità della truffa. Inoltre, sfruttano notizie di tendenza e argomenti di attualità per creare un senso di urgenza e abbassare così la guardia delle vittime.

    “I cybercriminali hanno iniziato a ridurre i loro sfori per creare pacchetti di malware unici, concentrandosi invece sulla distribuzione degli stessi file al maggior numero possibile di vittime – ha affermato Anton Kivva, Security Expert di Kaspersky -. Oggi più che mai è importante essere informati e sensibilizzare i propri conoscenti, dai bambini agli anziani, perché nessuno è al sicuro da truffe ben ideate e da trucchi psicologici volti a sottrarre le informazioni bancarie”.

    I malware più diffusi restano gli AdWare

    La classifica delle minacce più diffuse comprende malware, adware e software indesiderati
    Nel corso del 2024, i cybercriminali hanno realizzato in media 2,8 milioni di attacchi malware, adware e software dannosi su dispositivi mobili ogni mese. 

    Sebbene i Trojan banker siano la tipologia di malware che sta crescendo più rapidamente, nella classifica generale si collocano al quarto posto per la quantità di utenti attaccati, con una percentuale del 6%.
    La tipologia di malware più diffusa rimane quella degli AdWare, che conta il 57% del totale, seguito dai Trojan generici (25%) e dai RiskTools (12%). 

    Attenzione anche alle versioni non ufficiali di WhatsApp

    Nel 2024, Fakemoney, un gruppo di applicazioni fraudolente progettate con l’obiettivo di ottenere investimenti e pagamenti falsi, è stata la minaccia più attiva. Un altro malware pericoloso è stato il Trojan Triada, diffuso attraverso versioni modificate di WhatsApp, in grado di scaricare ed eseguire moduli aggiuntivi dannosi o adware, per visualizzare, ad esempio, annunci pubblicitari o effettuare altre operazioni dannose.

    Le versioni non ufficiali di WhatsApp sono state classificate al terzo posto per attività, subito dopo la categoria di minacce generiche basate sul cloud.

  • Logistica e-commerce: boom delle spedizioni online anche in Italia

    Nel settore della Logistica, l’e-commerce continua a registrare una crescita esponenziale anche in Italia, dove oltre il 24% delle spedizioni riguarda il settore Abbigliamento, Sport e Accessori, mentre Informatica ed Elettronica rappresentano oltre il 18% del totale.

    Secondo i dati presentati a Milano in occasione di Netcomm Focus Payment & Logistics 2025, l’evento annuale del Consorzio del commercio digitale in Italia, alla crescita continua dei pagamenti digitali (il valore totale delle transazioni globali toccherà 20,36 trilioni di dollari a fine 2025) si affianca il boom delle spedizioni online. Nel 2025 i pacchi spediti supereranno 217 miliardi, con una previsione di crescita dell’8% rispetto al 2024.

    AI e Business Intelligence migliorano l’efficienza e riducono i costi operativi

    L’analisi delle categorie merceologiche emersa dalla ricerca Delivery Index di Netcomm, in collaborazione con Poste italiane, rileva anche una forte concentrazione di spedizioni tra i principali 10 merchant. Costoro, detengono quote superiori all’80% in categorie come Editoria, Arredamento e Informatica ed Elettronica.

    Questo scenario richiede una maggiore attenzione a una gestione logistica sempre più efficiente e integrata, con soluzioni che vanno dalla multicanalità all’automazione al fine di migliorare l’efficienza e ridurre i costi operativi. Tecnologie come l’Intelligenza artificiale e la Business Intelligence si rivelano sempre più cruciali, permettendo di analizzare dati logistici in tempo reale e ottimizzare la pianificazione della supply chain.

    Sostenibilità prioritaria per i merchant omnicanale

    Con l’aumento dei volumi di spedizione, la sostenibilità si pone oggi come una priorità per i merchant omnicanale.
    Particolare attenzione va riservata ai resi, che in Italia nel 2024 impattano particolarmente sulle zone del Sud, con una percentuale del 7%, (+0,3 rispetto al 2023), seguito dal Nord-Est (6%, +0,5%) e dal Nord-Ovest e le Isole, che registrano aumenti più contenuti, rispettivamente del +5,3% (+0,3) e del +5% (+0,6).

    In questo contesto, l’evoluzione della logistica ‘last mile’ incentiva sempre più i retailer ad adottare soluzioni più sostenibili, come i punti di ritiro e i locker.

    Anche il packaging diventa innovativo

    Queste opzioni di ritiro stanno guadagnando popolarità tra i consumatori italiani, e ormai costituiscono la modalità di consegna preferita nel 20% dei casi.
    Si tratta di sistemi che non solo riducono l’impatto ambientale, ma ottimizzano anche il flusso delle consegne, rendendo la logistica più efficiente e meno costosa.

    Le aziende stanno anche investendo in packaging innovativo, utilizzando materiali ecocompatibili e design minimalisti per ridurre gli sprechi e migliorare l’esperienza del consumatore.
    Allo stesso tempo, la crescente domanda di spedizioni veloci e flessibili sta facendo emergere nuove soluzioni logistiche, come l’utilizzo di droni, robot e veicoli autonomi per ottimizzare le consegne.

  • Seconda casa, il sogno degli italiani per vacanze, pensione e investimento

    Il legame degli italiani con la casa rimane saldo, non solo come prima abitazione: possedere una seconda casa per molti è infatti un obiettivo concreto.
    Nonostante le sfide economiche e le nuove tendenze abitative, a conferma del forte legame con il mattone. l’Italia è tra i Paesi europei con il più alto tasso di proprietà di seconde case.

    Come evidenzia il RE/MAX European Housing Trend Report 2024, nell’evoluzione del mercato immobiliare italiano ed europeo, la seconda casa resta un elemento chiave per chi cerca un equilibrio tra investimento, benessere e pianificazione a lungo termine.

    Al top in Europa per numero di proprietari immobiliari


    L’Italia si classifica tra i Paesi con il più alto tasso di proprietà immobiliare in Europa, con il 72% degli italiani già proprietario della casa in cui vive. Di questi, il 26% possiede anche una seconda abitazione.
    Si tratta di percentuali superiori alle medie europee, che si attestano rispettivamente al 69% per la prima casa e al 25% per la seconda.

    Inoltre, se in Italia la seconda casa è percepita principalmente come un investimento nel benessere e nella famiglia, in altri Paesi europei l’acquisto di un immobile secondario è spesso legato alla possibilità di ottenere una fonte di reddito. Ne è un esempio emblematico la Grecia, dove il 21% dei proprietari affitta la propria seconda abitazione, sfruttandola per generare entrate.
     
    Da luogo di vacanza a eredità per i figli

    Tra le principali ragioni che spingono gli italiani a investire in una seconda casa, il tempo libero è al primo posto. Il 44% di chi ne possiede una la utilizza come casa vacanze, privilegiando località balneari, montane o rurali.

    Un altro aspetto rilevante riguarda la pianificazione della pensione, con il 23% dei proprietari che vede nella seconda abitazione una scelta strategica per il futuro oppure un luogo dove trascorrere gli anni a venire con maggiore tranquillità. 
    Inoltre, per molte famiglie italiane, la seconda casa rappresenta un’eredità per i figli, un bene da trasmettere alle nuove generazioni per garantire loro stabilità e sicurezza economica.

    Dove l’affitto è più diffuso scende il tasso di proprietà

    In generale, la seconda casa rimane un desiderio concreto anche per molti europei. In media, un proprietario su quattro possiede già una seconda abitazione, con percentuali che cambiano da Paese a Paese.
    Nella classifica del RE/MAX European Housing Trend Report 2024, la Bulgaria è al primo posto per proprietari in possesso di una seconda casa (46%), seguita dalla Croazia (37%).

    Al contrario, in nazioni come Regno Unito e Francia il numero di seconde case è nettamente inferiore. Nel primo caso, solo il 15% dei proprietari possiede una seconda abitazione, mentre in Francia la percentuale scende all’11%. In Germania, dove l’affitto è una formula abitativa più diffusa rispetto all’acquisto, il tasso di proprietà di seconde case si ferma al 14%.

  • Italia: più cautela nei crypto-asset, ottime prospettive per la blockchain 

    Negli ultimi anni, le criptovalute e la tecnologia blockchain hanno catturato l’interesse di milioni di italiani, spingendo investitori e aziende a esplorare nuove opportunità. Tuttavia, il settore sta attraversando una fase di rallentamento, con un calo del numero di possessori di crypto-asset e una crescita più contenuta degli investimenti tecnologici.

    Se l’Italia vuole rimanere competitiva in questo ambito, sarà necessario un cambio di passo per sostenere l’innovazione e consolidare la fiducia nel mercato.

    Diminuisce il numero di italiani che possiede criptovalute

    Secondo una ricerca condotta da BVA Doxa per l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, nel 2024 il numero di italiani che possiedono criptovalute è sceso a 2,7 milioni, pari al 7% della popolazione tra i 18 e i 75 anni con accesso a Internet. Rispetto ai 3,6 milioni del 2023, si registra una contrazione dell’11%, segnale di un atteggiamento più prudente da parte degli investitori.

    L’analisi evidenzia anche che la maggior parte dei possessori di crypto-asset detiene somme relativamente contenute: l’85% non supera i 5.000 euro di controvalore e il 57% ha un portafoglio inferiore a 1.000 euro. Solo una piccola parte, circa il 15%, ha destinato oltre il 30% del proprio patrimonio alle criptovalute. Inoltre, l’interesse verso nuovi investimenti è in calo: mentre nel 2023 il 20% degli italiani dichiarava di voler acquistare crypto-asset, nel 2024 questa percentuale è scesa al 17%.

    Nonostante il rallentamento, il mercato rimane rilevante. Complessivamente, circa 13 milioni di italiani hanno avuto, possiedono o sono interessati a possedere criptovalute, confermando che l’attenzione per il settore non è scomparsa, ma si sta orientando verso una gestione più prudente e selettiva.

    Blockchain: ampi margini di sviluppo

    Parallelamente al mondo delle criptovalute, anche il settore della blockchain continua a svilupparsi, seppur a un ritmo più lento del previsto. Secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3, il mercato italiano ha raggiunto un valore di 40 milioni di euro nel 2024, segnando un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. La maggior parte degli investimenti si concentra nel comparto finanziario e assicurativo, che rappresenta il 61% del mercato, seguito dalla Pubblica Amministrazione (22%) e dal real estate (9%). Altri settori, come la logistica e l’automotive, raccolgono il 4% degli investimenti ciascuno.

    Un dato significativo riguarda il calo degli investimenti nel settore agrifood, che è passato dal 10% del 2023 al 2% nel 2024. Questa contrazione riflette le difficoltà nel trovare applicazioni concrete che possano garantire un’adozione su larga scala. Gli esperti paragonano questa fase alla prima diffusione di Internet: senza una tecnologia “game changer” che ne acceleri l’adozione, la blockchain fatica ancora a diventare parte integrante dei processi aziendali su larga scala.

    L’Italia deve accelerare sull’innovazione

    Nonostante le potenzialità della blockchain e del Web3, l’Italia rischia di perdere terreno rispetto ad altri Paesi europei. Gli investimenti nel settore restano limitati e molte startup decidono di trasferirsi in mercati più dinamici. Per evitare di restare indietro, è fondamentale rafforzare il dialogo tra aziende, istituzioni e cittadini, incentivando un ecosistema che favorisca la sperimentazione e l’adozione delle nuove tecnologie.

    L’evoluzione della blockchain e delle criptovalute è ancora in corso, e il loro impatto definitivo sul sistema economico globale è tutto da scrivere. L’Italia, però, deve muoversi rapidamente per non restare spettatrice di una rivoluzione che sta già ridisegnando il futuro della finanza e della tecnologia.

  • PMI, se usano l’AI aumentano i ricavi

    In un contesto segnato dalla rapida ascesa degli agenti autonomi, le Piccole e medie imprese italiane più innovative stanno adottando l’Intelligenza artificiale per sostenere la loro crescita.

    Dal report di Salesforce, dal titolo Small & Medium Business Trends, condotto in 26 paesi, tra cui l’Italia, è emerso che a livello globale il 75% delle Pmi ha introdotto o sperimentato l’Intelligenza artificiale, riconoscendone i benefici in termini di ricavi, efficienza operativa e miglioramento dell’esperienza cliente. In Italia, il 73% delle Pmi sta già utilizzando o testando strumenti di AI. Di queste, il 90% segnala un aumento dei ricavi. Il 75% ritiene infatti che migliorando la qualità dei dati aziendali si possano incrementare i ricavi.

    La crescente complessità tecnologica è la sfida principale

    I 3 principali casi d’uso dell’AI nelle Pmi italiane riguardano gli strumenti di ricerca in linguaggio naturale, l’uso di insight automatizzati sulle campagne, e a pari merito, le previsioni predittive per le vendite.
    Ma il 57% degli imprenditori italiani teme di non riuscire a tenere il passo con i progressi tecnologici dell’AI. L’espansione delle soluzioni tecnologiche pone una crescente pressione sulle Pmi, che devono gestire in maniera efficace infrastrutture digitali sempre più complesse.

    In Italia il 71% dei responsabili delle Pmi considera sfidante stare al passo con l’evoluzione tecnologica. E il 49% segnala una mancanza di tempo per padroneggiare pienamente gli strumenti digitali.

    La fiducia è al centro dell’innovazione

    Le 3 principali preoccupazioni delle Pmi legate all’Intelligenza artificiale riguardano i problemi di sicurezza, la mancanza di strategia o casi d’uso a cui fare riferimento, e questioni etiche.
    Di fatto, la fiducia dei consumatori è al punto più basso degli ultimi anni.

    Per fare fronte a questo nuovo contesto, dominato da maggiori rischi per la sicurezza e rapidi cambiamenti tecnologici, le Pmi scelgono di dare priorità a partnership affidabili. E in Italia, il 77% degli imprenditori è disposto a investire di più se le tecnologie sono offerte da fornitori di fiducia.

    “Un’opportunità unica per competere con aziende di maggiori dimensioni”

    “Sappiamo bene, soprattutto nel nostro Paese, che le Piccole e medie imprese possono contare su team ridotti, ma hanno un grande impatto sull’economia – commenta Giovanni Crispino, ESMB Leader di Salesforce -. Grazie all’Intelligenza artificiale, le Pmi hanno ora un’opportunità unica per ottimizzare le operazioni e competere con aziende di dimensioni maggiori. Gli agenti AI autonomi possono automatizzare attività come la gestione dei clienti e i processi di back-office, consentendo anche alle aziende più piccole di massimizzare le risorse disponibili. I dati di questa ricerca dimostrano chiaramente che chi adotta queste tecnologie sta ottenendo vantaggi significativi, tra cui maggiore produttività, personalizzazione dell’esperienza cliente e un sostanziale incremento dei ricavi”.