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  • Economia italiana: il 2026 si apre con segnali contrastanti 

    Il 2025 si è chiuso tutto sommato con un clima abbastanza disteso, almeno sul fronte economia. Ma il 2026, invece, mostra da subito segnali contrastanti. La riduzione delle tensioni commerciali internazionali e i tagli ai tassi di interesse avevano contribuito, negli ultimi mesi dell’anno scorso, a ridurrei clima di incertezza e a immettere nuova liquidità nel sistema. Un boccata d’aria che, per, sembra già superata.

    Secondo le più recenti analisi diffuse dall’Istat, l’avvio del 2026 è accompagnato da nuovi fattori di instabilità che rafforzano l’ipotesi di un rallentamento dell’economia mondiale nel corso dell’anno.

    Italia: perché aspettarsi una crescita debole

    Le stime riguardo il nostro Paese sono caute. Il Prodotto interno lordo, nel terzo trimestre del 2025, ha registrato un incremento congiunturale contenuto, pari allo 0,1%. Un segnale positivo, ma non abbastanza.

    I dati ad alta frequenza indicano infatti che, dopo il recupero di settembre, a ottobre si è manifestato un nuovo indebolimento dell’attività economica. La crescita italiana si attesta pertanto al di sotto della media dell’area euro. Soprattutto, ci sono differenze marcate fra i vari settori che rendono il quadro tutt’altro che uniforme.

    Scambi con l’estero: dinamiche fiacche

    Il commercio internazionale procede senza particolari exploit. Tra agosto e ottobre, esportazioni e importazioni hanno mostrato variazioni congiunturali di poco conto, rispettivamente dello 0,3% e dello 0,2%.

    Guardando ai primi dieci mesi del 2025, le esportazioni crescono del 3,4% su base annua, mentre le importazioni segnano un +3,7%. Dietro queste medie si nascondono dinamiche molto diverse tra comparti, segno di un sistema produttivo che avanza a due velocità.

    Lavoro e prezzi: segnali discordanti

    Sul fronte occupazionale, novembre porta una lieve battuta d’arresto rispetto a ottobre, pur confermando una crescita su base annua. Il calo mensile riguarda soprattutto le donne e quasi tutte le classi di età, con l’eccezione delle 25-34enni. Nel trimestre settembre-novembre, invece, l’occupazione aumenta complessivamente dello 0,3%, pari a circa 66 mila occupati in più, mentre diminuisce il numero di persone in cerca di lavoro.

    Altra buona notizia, l’inflazione è sotto controllo. A dicembre l’indice armonizzato dei prezzi al consumo cresce dell’1,2%, ben al di sotto della media dell’area euro. Nel complesso del 2025, l’inflazione italiana si attesta all’1,7%. Un dato che, insieme all’aumento del potere d’acquisto nel terzo trimestre, offre un piccolo margine di respiro alle famiglie.

    Il dinamismo della farmaceutica

    In un contesto così prudente, spicca il dinamismo del settore farmaceutico. Tra gennaio e ottobre 2025, l’export del comparto cresce del 33,7% e l’import del 44,6%, portando il peso della farmaceutica a superare il 10% dell’interscambio nazionale.

    Gli Stati Uniti si confermano il principale partner commerciale, mentre la forte presenza di multinazionali a controllo estero continua a svolgere un ruolo decisivo nelle performance del settore. 

  • eCommerce: si afferma il Delivery come componente più concreta dell’ecosistema

    Oggi il mercato dell’e-commerce Delivery chiede più velocità, più precisione e più personalizzazione. Ma soprattutto, chiede un’evoluzione continua. Perché l’e-commerce non è più solo un canale, è la nuova infrastruttura della distribuzione italiana.
    Il Delivery IndexQ3 2025, realizzato da Netcomm in collaborazione con Poste Italiane restituisce l’immagine di un ecosistema e-commerce in cui i volumi aumentano, la concentrazione cresce, le abitudini di acquisto si stabilizzano, e la logistica diventa un fattore decisivo per la competitività.

    Corrieri e operatori logistici devono migliorare flessibilità, capacità stagionale e sostenibilità.
    Allo stesso tempo, la crescita dei grandi marketplace e l’espansione delle categorie ricorrenti impongono ai merchant una strategia sempre più integrata tra assortimento, servizio e post-vendita.

    Nei primi 9 mesi del 2025 movimentati 612 milioni di pacchi

    Il 2025 si conferma un anno di forte avanzamento per l’e-commerce italiano. La componente logistica, elemento chiave per la competitività dei merchant, registra un incremento rilevante. Tra gennaio e il terzo trimestre 2025 sono stati movimentati 612 milioni di pacchi, contro i 564 milioni dello stesso periodo del 2024, con una crescita complessiva del +8,5%.

    L’aumento dei volumi non riflette soltanto una crescita quantitativa, ma segnala una progressiva maturazione del mercato. A trainare questa dinamica non sono solo gli shopper fidelizzati, ma nuove fasce di popolazione che hanno normalizzato l’acquisto digitale come canale di riferimento.
    Dal punto di vista geografico, il Nord-Ovest si conferma l’area con la maggiore incidenza (27,4% delle spedizioni, –0,7%), il Nord-Est cresce dell’1,1% (21,9%), Centro, Sud e Isole sono sostanzialmente stabili.

    I primi 8 merchant movimentano il 74,2% delle spedizioni

    Nel 2025, il 74,2% dei pacchi spediti è generato dai primi 8 merchant, mentre il restante 25,8% è attribuibile a tutti gli altri operatori.
    Amazon registra un incremento dello 0,6%, Temu e Vinted crescono entrambe dello 0,8%, e Redcare segna un +0,5%, confermando l’espansione del segmento Salute e Benessere (18,9% del totale, +1,4%).

    Al contrario, i brand più maturi, come eBay, mostrano un leggero calo (–0,7%).
    Le categorie ad acquisto frequente, come Abbigliamento, sport e accessori (23,6%), (Informatica ed elettronica di consumo, 16,3%), salute, bellezza, pet, enogastronomia stanno costruendo una nuova normalità nel delivery, trasformando il modello logistico da occasionale a ricorrente.

    Incidenza di resi più elevata per l’Abbigliamento 

    Nel 2025 l’incidenza media dei resi si attesta al 5,7%, in calo di 0,6 punti percentuali rispetto al 2024.
    Il dato medio nasconde tuttavia differenze significative tra le principali macro-categorie. L’Abbigliamento, sport e accessori presenta l’incidenza più elevata (7,4%), seguito da Informatica ed elettronica (6,1%). Salute e Benessere e Food & Grocery si collocano entrambe al 5,5%, mentre l’Editoria registra il valore più contenuto (5,3%).

    Le differenze riflettono il diverso livello di rischio percepito e di soggettività nella scelta del prodotto, confermando il reso come un indicatore chiave della qualità dell’esperienza di acquisto.

  • Salute: sempre più italiani comprano benessere sul web

    Il mondo della salute digitale continua a macinare numeri, e il 2025 sembra confermarlo senza tentennamenti.
    L’ultima edizione dell’Osservatorio Netcomm Digital Health & Pharma racconta infatti di un settore in pieno fermento: gli acquisti online legati a prodotti e servizi Health & Pharma sfiorano i 2,139 miliardi di euro, con un aumento del 7,4% rispetto all’anno precedente. Non proprio bruscolini.

    Oltre 24 milioni di consumatori

    A crescere non è solo il valore del mercato, ma anche il numero di persone che ormai si sentono perfettamente a loro agio nel comprare farmaci da banco, integratori o prodotti per la cura personale direttamente online. Parliamo di 24,6 milioni di consumatori, cioè più del 70% di chi fa acquisti sul web in Italia.

    Come spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm, la convenienza è un fattore importante, ma la vera spinta arriva dal desiderio di comodità e dalla presenza di nuovi strumenti digitali. L’Intelligenza Artificiale e i chatbot stanno entrando nel quotidiano degli utenti, creando un’esperienza “ibrida” tra farmacia tradizionale e mondo digitale.

    Come ci informiamo prima di cliccare “acquista”

    Il percorso che porta all’acquisto è piuttosto articolato. Prima di scegliere un prodotto, gli italiani si affidano ancora ai motori di ricerca, ai consigli dei professionisti sanitari e alle opinioni di amici e parenti. Fin qui niente di nuovo.

    La novità è che gli strumenti basati sull’AI entrano stabilmente tra i canali più consultati, soprattutto quando si tratta di togliersi dubbi sulla salute o capire bene come usare un prodotto. L’entusiasmo, però, non toglie qualche timore: più della metà degli intervistati guarda all’AI con prudenza, e il 66% è convinto che non potrà mai sostituire un medico in carne e ossa.
    Nel frattempo, cresce il desiderio di comodità: otto pacchi su dieci arrivano direttamente a casa, mentre il resto passa dai punti di ritiro.

    Chi compra online

    Dentro questo mercato ci sono diversi tipi di consumatori. I più numerosi sono gli “abitudinari”, che senza troppi giri approdano sempre allo stesso merchant per fiducia e praticità. Poi ci sono i “power buyer”, una minoranza molto informata che passa da recensioni, social e influencer prima di scegliere.

    La fedeltà è un tratto comune: quasi la metà degli acquirenti online torna spesso sullo stesso sito, percentuale che cresce ancora tra gli under 35. E anche chi compra solo offline arriva in negozio dopo essersi documentato sul web.

    Social e influencer: il nuovo passaparola della salute

    Sui social, il tema salute è ormai un argomento fisso. Quasi la metà degli acquirenti segue contenuti dedicati al benessere: Instagram guida la classifica, seguito da Facebook, YouTube e TikTok. E l’effetto influencer è ormai evidente: nove utenti su dieci hanno acquistato almeno un prodotto consigliato da un Pharma Influencer o da un content creator.

    Tra i più giovani, l’impatto è ancora più forte. Non stupisce che molti under 24 si lascino attrarre dai consigli dei creator, soprattutto quando raccontano esperienze personali.
    A completare il quadro, ci sono le community online: quasi sei milioni di persone partecipano a gruppi dedicati alla salute, dove si scambiano consigli e si confrontano senza troppi filtri. Una prova in più che, anche nel digitale, resta forte il bisogno di sentirsi parte di qualcosa.

  • Filtro anti-spoofing su rete mobile: i numeri della seconda fase

    Con la delibera n.106/25/CONS è diventata operativa la seconda fase del filtro anti-spoofing previsto da AGCOM. A partire dal 19 novembre tutte le chiamate (illecite) su rete mobile con numeri italiani provenienti dall’estero sono bloccate, escluse ovviamente quelle provenienti dal telefono cellulare di clienti realmente in roaming in altre nazioni.

    Questa seconda fase fa seguito alla prima, avviata il 19 agosto, con cui sono state bloccate tutte le chiamate dall’estero con numero italiano da rete fissa. 
    E dai primi dati forniti dai quattro principali gestori di telefonia (TIM, Vodafone-Fastweb, WindTre, Iliad) emerge che tra il 19-21 novembre in totale il numero medio di chiamate bloccate è pari a 7,46 milioni al giorno. 

    Una pratica illegale ampiamente diffusa

    In totale, si tratta di un primo dato che seppur parziale è già circa 6 volte superiore al dato totale di chiamate bloccate nella fase iniziale di applicazione del filtro, ovvero, da numeri fissi dall’estero (circa 1,3 milioni al giorno).
    Questi numeri danno evidenza dell’ampia diffusione di tale pratica illegale, come già previsto dall’Autorità nella delibera.

    Più in dettaglio, un primo gestore di rete mobile ha comunicato che dal 19 novembre al 21 novembre ha bloccato 8,1 milioni di chiamate spoofing da rete mobile, corrispondente a una media di 2,7 milioni di chiamate bloccate al giorno. Altri 2,6 milioni di chiamate sono state bloccate tra sabato 22 novembre e domenica 23 novembre. 

    Bloccato fino al 90% delle chiamate ricevute

    Un secondo gestore di rete mobile dal 19 novembre al 23 novembre ha bloccato 8,3 milioni di chiamate spoofing da mobile, su un totale di 17 milioni ricevute per una media di 1,7 milioni di chiamate al giorno. Circa il 50% delle chiamate erano oggetto di spoofing.

    Un terzo gestore mobile, nella sola giornata del 21 novembre, su circa 3,15 milioni di chiamate mobili, ha richiesto il blocco di 2,9 milioni, pari a circa il 90% delle chiamate ricevute.
    Un altro gestore, nel periodo 20 -23 novembre, ha bloccato circa 650.000 chiamate, su un totale di circa 940.000 chiamate da mobile (circa il 70%) con una media di 162.000 blocchi al giorno.  

    Il fenomeno si sta spostando sulle chiamate dall’estero con numeri internazionali

    Tra i diversi operatori, si osservano valori della percentuale di chiamate illecite da numerazioni mobili bloccate anche del 50%, 70%, fino al 90%.
    Tali percentuali si riferiscono al tasso di chiamate illegali, che sono tutte bloccate, mentre la quota restante corrisponde alle chiamate lecite. Questi dati confermano che una buona parte dello spoofing proviene appunto dall’estero.  

    Il fenomeno si sta peraltro spostando sulle chiamate dall’estero con numeri internazionali, che sulla base del quadro normativo vigente non possono essere bloccati.
    È necessario quindi prestare la massima attenzione, soprattutto quando vengono offerti contratti e servizi di varia natura.  

  • Black Friday: come cambia l’e-commerce italiano

    Il Black Friday continua a essere un passaggio chiave per lo shopping digitale italiano, ma negli ultimi anni ha perso quell’aura da evento irripetibile che teneva milioni di utenti incollati allo schermo per 24 ore. Oggi assomiglia più a una stagione che a un giorno, una sorta di “anticamera del Natale” che si allunga per oltre una settimana.

    I dati raccolti attraverso la piattaforma LogLine mostrano come, anche nel 2024, il volume degli acquisti registrato a novembre abbia toccato livelli molto simili a quelli di dicembre, segno che i consumatori hanno iniziato a distribuire le spese con maggiore calma e meno spirito da caccia al tesoro.

    Novembre e dicembre, mesi con andamento molto simile

    Nelle edizioni precedenti, il mese del Black Friday superava nettamente dicembre. Nel 2023, per esempio, la spesa media giornaliera di novembre era del 56% più alta rispetto alla media annua. Nel 2024, invece, la distanza si è accorciata: novembre segna +45%, mentre dicembre si avvicina con un +42%.

    Il motivo? Una minore concentrazione degli acquisti: meno acquisti impulsivi e più ponderazione, come se gli utenti avessero imparato a non lasciarsi trascinare dalla retorica del “solo oggi”.

    Il Black Friday si allunga e diventa meno “speciale” 

    La cronologia degli acquisti racconta un fenomeno ormai consolidato: il Black Friday non è più solo il venerdì. Nel 2024 è iniziato addirittura il giovedì precedente, per proseguire oltre dieci giorni. I picchi non mancano – il giovedì prima, il venerdì vero e proprio e la domenica successiva – ma l’onda d’urto si è allargata.

    Questo alleggerisce la pressione sulla logistica e sulla filiera, ma allo stesso tempo rende l’evento meno “speciale” agli occhi di chi compra.

    Meno quantità, più valore

    Curiosamente, se il numero degli acquisti si distribuisce nel tempo, cresce il peso dell’acquisto “importante”. Il Black Friday rimane per molti l’occasione per concedersi qualcosa che si tiene in lista da mesi.

    Aumentano, infatti, gli acquisti di giochi e hobby — quattro volte più frequenti rispetto alla media — insieme a elettrodomestici, arredamento, moda (+26%) e cosmetica (+24%).
    E non ci sono solo i prodotti: anche i servizi salgono di tono. I biglietti di viaggio, per esempio, registrano un +31% nel periodo, secondo i nuovi dati integrati da LogLine.

    Chi compra durante il Black Friday

    Il pubblico è ormai trasversale. Nel 2024 gli uomini rappresentano il 52,3% degli acquirenti, percentuale simile a quella del resto dell’anno. Su Amazon, però, rimane una lieve prevalenza maschile, probabilmente eredità dei primi anni della piattaforma.

    Cresce invece il peso degli under 35: erano il 14,2% nel 2020, oggi sono il 22,7%. E aumenta anche la diversità sociale: cala la quota di laureati, segno che lo shopping digitale non è più un “affare da specialisti”.
    Il fenomeno coinvolge tutte le regioni, con una concentrazione maggiore al Nord: il 27% degli acquisti proviene dal Nord-Ovest e quasi la metà dall’intero Settentrione.

  • 5G e imprese: la spesa cresce ma è ancora limitata

    Lo confermano i risultati della ricerca dell’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry del Politecnico di Milano: oggi in Italia solo il 2% delle imprese grandi e medio grandi usa la connettività per innovare il proprio modello di business, e la spesa in connettività rappresenta in media solo il 7% del budget ICT.

    In questo contesto, infatti, il 5G è considerato ancora più un’opportunità da esplorare che una risorsa strategica. Eppure, per quasi la metà delle aziende la connettività viene considerata un elemento chiave della digitalizzazione al fine di ottimizzare processi core esistenti. E se la spesa per progetti di 5G industriale continua la sua crescita, questa resta ancora limitata.

    Il cambiamento viene percepito come complesso e costoso

    La maggioranza delle imprese italiane si dichiara abbastanza soddisfatta della sua attuale configurazione di connettività, percependo come complesso e costoso un cambiamento. In particolare, la gestione della sicurezza, la ricerca di partner affidabili e il rischio di lock-in rappresentino ostacoli significativi a ricercare nuove soluzioni per le reti aziendali. 

    Nel 2025 la spesa italiana per progetti di 5G industriale cresce del +43%, assestandosi a un valore di 10,5 milioni di euro. Aumenta però la maturità e rilevanza dei progetti, infatti l’81% del valore di spesa del 2025 è legato alla realizzazione di reti private su uno o più siti.
    Oggi si contano 47 progetti di reti 5G private o dedicate, 10 in più rispetto all’anno precedente, di cui 8 su 10 di natura riservata.

    Gli ambiti di applicazione del 5G

    I principali ambiti di applicazione del 5G industriale sono nella logistica e trasporti (26% del totale progetti), nel manifatturiero (23%) e nei centri di innovazione (21%).
    I fondi pubblici continuano a giocare un ruolo importante, anche se in diminuzione. Nel 2025 coprono il 39% della spesa, e solo il 10% dei nuovi progetti dell’anno è stato avviato con risorse pubbliche, segno di una crescente volontà delle imprese di finanziare reti 5G private con fondi propri e motivazioni industriali più solide.

    Anche l’offerta di dispositivi 5G disponibili è sempre più matura, anche se non ancora pienamente sviluppata. Nel 2025 si contano 21 device 5G Ready sviluppati da 9 produttori, che trovano applicazioni prevalentemente in agricoltura, manifattura, difesa e sicurezza, media e intrattenimento.

    “Difficoltà a far percepire il valore della connettività come elemento centrale di innovazione”

    “L’industria europea delle telecomunicazioni sta attraversando una fase di profonda trasformazione, in cui nuovi paradigmi tecnologici e difficoltà economiche del settore stanno ridefinendo gli equilibri e la struttura complessiva dell’ecosistema – afferma Antonio Capone, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio 5G & Connected Digital Industry -. Lentezze nel definire nuove strategie e resistenze al cambiamento dipendono in parte dal contesto competitivo, ma anche dalla difficoltà a far percepire il valore della connettività come elemento centrale di innovazione e trasformazione digitale del sistema produttivo nel suo complesso. La strategia per sfruttarne pienamente il potenziale della connettività rimane in buona parte ancora da costruire”.

  • Il Mezzogiorno corre più del Nord: ma la ricchezza è ancora lontana

    Nel 2024 il Sud ha stupito tutti. Il valore aggiunto prodotto nel Mezzogiorno è cresciuto del 2,89%, una velocità una volta e mezzo superiore rispetto al Nord, fermo all’1,77%, e ben oltre la media nazionale del 2,14%.

    A dirlo è lo studio realizzato dal Centro Studi Tagliacarne e Unioncamere, basato sull’ultima revisione dei conti nazionali pubblicata dall’Istat. Un segnale incoraggiante per un’area del Paese spesso considerata in ritardo, ma che stavolta mostra un passo più deciso.

    Agricoltura in nota ripresa, industria… meno

    Dietro questi numeri si nasconde una dinamica chiara: i campi vanno meglio delle fabbriche. L’agricoltura cresce a doppia cifra (+10,25%), pur pesando solo per poco più del 2% sul totale della ricchezza prodotta. La manifattura, invece, arretra del 4,10%, e non è un dato da poco, considerando che da sola rappresenta quasi un quinto dell’economia nazionale.

    A livello regionale, Sardegna (+3,74%), Puglia (+3,13%) e Calabria (+3,12%) guidano la ripresa. Ma la sorpresa arriva guardando alle province: Viterbo è la vera “gazzella” d’Italia, con un balzo del 4,85%, davanti a Imperia (+4,29%) e Foggia (+4,22%).

    Milano rimane inarrivabile

    Quando però si parla di ricchezza individuale, il Nord continua a correre da solo. Il valore aggiunto pro capite al Settentrione è di 40.158 euro, quasi il doppio rispetto al Mezzogiorno, che si ferma a 22.353 euro.

    Al vertice, come da tradizione, c’è Milano con 65.721 euro per abitante, quasi il doppio della media italiana (33.348 euro). Un livello che in Europa riescono a raggiungere solo una ventina di province, in gran parte tedesche.

    “Il Sud cresce, ma il divario resta”

    “Il quadro è in chiaroscuro”, spiega Andrea Prete, presidente di Unioncamere. “Il Sud mostra segnali di vitalità e rompe certi luoghi comuni, ma il divario con il Nord resta ampio”.

    Prete avverte anche sul rallentamento della manifattura, “un campanello d’allarme che i dazi e le tensioni internazionali potrebbero rendere ancora più forte”. E invita a “una politica industriale che valorizzi le specificità dei territori e riduca il peso dei costi energetici, ancora troppo alti rispetto ai concorrenti europei”.

  • Second Hand, ogni compravendita evita l’immissione di 39 kg di CO2

    Emerge dall’Osservatorio Second Hand Economy di Bva Doxa per Subito i circa 11,5 milioni di oggetti venduti sulla piattaforma nel 2024 hanno permesso un risparmio potenziale di quasi 450mila tonnellate di CO2.
    In pratica, come se si fossero evitate le emissioni di 4,5 milioni di passeggeri che volano da Milano a Roma, o 3,7 milioni di auto che viaggiano tra Milano e Roma.

    Secondo l’Osservatorio, condotto attraverso lo studio Second Hand Effect svolto in collaborazione con Vaayu sulle compravendite tra privati nelle categorie Market, ogni compravendita ha evitato l’immissione di 39 kg di CO2 nell’atmosfera. Una quantità in crescita del 40% rispetto al 2023.
    Non è un caso se tra i comportamenti sostenibili più praticati dagli italiani la compravendita di usato si posiziona al terzo posto. Nel 2024 l’hanno ‘praticata’ 27,2 milioni di persone. 

    Se sono usati bici e pc impattano meno

    I dati positivi dipendono anche dall’incremento delle vendite di oggetti con un impatto maggiore sull’ambiente, come biciclette (240 kg di CO2 risparmiata in media), Pc fissi e console (210 kg), Tv (135 kg) e notebook/tablet (95 kg).

    Le biciclette (38%), in particolare, si attestano al primo posto nella classifica delle categorie che hanno contribuito maggiormente al risparmio totale di CO2. Sul secondo e sul terzo gradino del podio, quasi a parimerito, si posizionano due categorie molto apprezzate quando si parla di mercato second hand: arredamento e casalinghi (20%) e informatica (19%).

    Un gesto concreto dall’impronta ambientale misurabile

    “I risultati dell’analisi Second Hand Effect 2024 dimostrano come la compravendita di oggetti usati non sia solo una scelta consapevole e smart, ma anche un gesto concreto con un impatto ambientale misurabile – racconta Giuseppe Pasceri, Ceo di Subito -. È soddisfacente e stupefacente osservare come quelli che ci sembrano piccoli gesti quotidiani siano in realtà grandi cambiamenti a favore del nostro futuro. L’anno scorso, 11,5 milioni di compravendite su Subito hanno potenzialmente evitato le emissioni equivalenti all’impronta ambientale di 78mila italiani, praticamente l’intera città di Varese”.

    Il circolo virtuoso del riuso

    In 6 casi su 10 (59,5%), poi, l’usato evita effettivamente l’acquisto di un prodotto nuovo, con picchi del 66% in categorie chiave come arredamento, elettrodomestici ed elettronica. Questo comporta l’abbattimento di costi ed emissioni correlate alla produzione di beni nuovi (estrazione delle materie prime, lavorazione, distribuzione).

    Dati significativi, se si considera che il 71,5% degli oggetti pubblicati su Subito trova effettivamente un acquirente portando a compimento il circolo virtuoso del riuso.
    Ultimo, ma non per importanza, l’imballaggio. L’80% di chi spedisce un prodotto lo fa utilizzando un imballaggio già presente in casa o già utilizzato per altro, mentre chi preferisce la compravendita e lo scambio di persona nel 63% dei casi non utilizza alcun tipo di imballaggio.

  • Cloud e intelligenza artificiale: il 90% del mercato è dei provider statunitensi. E l’Europa?

    Nel 2025 il mercato del Cloud europeo tocca quota 112 miliardi di dollari, con una crescita del 20% rispetto all’anno precedente. A rivelarlo è l’Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano, che sottolinea come quasi il 90% del mercato sia oggi in mano a grandi provider statunitensi e non europei. Una concentrazione che riaccende il dibattito sulla sovranità digitale e sulla necessità di un’industria continentale capace di competere e innovare.

    Secondo Alessandro Piva, direttore dell’Osservatorio, ci sono due sfide da affrontare: garantire indipendenza tecnologica e, allo stesso tempo, mantenere i ritmi dell’innovazione globale. Oltre la metà delle grandi organizzazioni europee (54%) segnala infatti limiti di velocità e aggiornamento nell’offerta dei provider del Vecchio Continente.

    Il mercato italiano cresce del 20%

    In Italia il Cloud continua la sua corsa, spinto soprattutto da intelligenza artificiale e digitalizzazione. Nel 2025 il valore complessivo raggiunge 8,13 miliardi di euro, con un incremento del 20% in un anno. È un segnale chiaro: la nuvola digitale non è più solo un’infrastruttura tecnica, ma un motore di innovazione per imprese e Pubblica Amministrazione.

    Il Public & Hybrid Cloud resta il traino principale, con una spesa di 5,83 miliardi (+21%). Crescono tutti i segmenti: l’Infrastructure as a Service arriva a 2,63 miliardi (+23%), il Software as a Service a 2,2 miliardi (+19%) e il Platform as a Service supera per la prima volta il miliardo di euro (+21%). Anche il Private Cloud mostra un aumento del 23%, spinto dal bisogno di controllo dei dati e dall’interesse verso offerte di Cloud sovrano.

    Le imprese italiane diventano più selettive

    “Il 2025 segna un punto di svolta: il Cloud è ormai un asset strategico di competitività, non solo una piattaforma informatica”, commenta Stefano Mainetti, responsabile scientifico dell’Osservatorio. Il 46% delle grandi aziende adotta soluzioni ibride, scegliendo con attenzione cosa migrare sulla nuvola e cosa mantenere in sede.

    Parallelamente cresce l’attenzione per sicurezza e normativa: il 72% delle imprese ha avviato progetti di cybersecurity, mentre il 39% lavora sull’adeguamento alle nuove direttive europee come NIS2, DORA e AI Act.

    AI e Cloud, un binomio sempre più stretto

    Il Cloud è la spina dorsale dell’intelligenza artificiale. Nel 2025 un quarto delle grandi imprese utilizza già servizi di AI-as-a-Service, ma solo il 30% si affida interamente al Public Cloud. La maggior parte preferisce soluzioni Private o on-premise, per garantire controllo e conformità.

    Come sottolinea Mariano Corso, dell’Osservatorio Cloud Transformation, “AI e Cloud sono inseparabili, ma servono regole e competenze per gestire i dati in modo sicuro e responsabile”. Nonostante un 59% di aziende ancora senza policy per la gestione dei rischi legati all’AI, oltre la metà delle imprese italiane considera l’Intelligenza Artificiale la principale priorità d’investimento per il 2026.

  • Serie A, i tifosi sono oltre 25,5 milioni: la “febbre” resta alta

    Passano gli anni, si modificano le classifiche, ma la febbre per il calcio resta altissima. Insomma, gli italiani continuano a riversare il loro tifo – e il loro affetto – verso le squadre del cuore. Lo dimostrano i numeri: secondo l’indagine Sponsor Value condotta da StageUp e Ipsos, al termine della stagione 2024/25 i sostenitori delle squadre di Serie A sono 25.518.000. Si tratta di una cifra che testimonia quanto la Serie A sia ancora il punto di riferimento sportivo per milioni di italiani, anche se i dati sono leggermente più bassi dei numeri record del periodo pre-pandemia.

    Oggi gli appassionati rappresentano l’86,8% dei 29,3 milioni di persone interessate al campionato. La crescita rispetto al 2022 è del 4,7%, con un elemento di rilievo: la presenza femminile, ormai arrivata al 45%, conferma un trend di inclusione e partecipazione sempre più ampio.

    Quali sono le squadre più amate?

    Sul fronte delle preferenze, la graduatoria è sempre simile. La Juventus resta al comando con 7,8 milioni di tifosi, pur registrando un leggero calo (-1,4%) rispetto all’anno scorso. Alle sue spalle troviamo Inter (4,18 milioni) e Milan (3,81 milioni), a conferma dell’appeal delle due squadre milanesi.

    Il Napoli, forte degli scudetti conquistati negli ultimi anni, si piazza al quarto posto con oltre 3 milioni di sostenitori, in crescita del 15,2% rispetto al 2021/22. Segue la Roma con 1,8 milioni di fan, che conferma la propria posizione nella top five. Da notare come l’Inter mantenga il sorpasso sui cugini rossoneri, consolidando il primato cittadino.

    Le tifosorie che crescono di più

    Se non ci sono sorprese nelle prime posizioni della classifica, più in basso non mancano le novità. E infatti interessante scoprire la dinamica dei lub che hanno aumentato il proprio bacino di tifo. In cima a questa speciale graduatoria c’è il Lecce, capace di incrementare del 10% la propria base di sostenitori rispetto alla passata stagione.

    Dietro ai salentini spiccano l’Atalanta (+7,5%), il Verona (+4,8%), il Napoli (+4,5%) e il Bologna (+4,1%). Questi numeri non sono casuali: da un lato contano i risultati sul campo, talvolta sorprendenti o maturati all’ultimo minuto, dall’altro la capacità delle società di costruire un legame forte con il territorio e con i propri tifosi.

    Tra tradizione e nuove passioni

    Il quadro complessivo racconta un campionato che mantiene salda la propria tradizione ma allo stesso tempo lascia spazio a nuove realtà capaci di entusiasmare. Mentre i grandi club continuano a guidare per dimensioni e seguito, società di medie e piccole dimensioni riescono a conquistare nuovi fan grazie a risultati sportivi e a una presenza radicata nelle loro comunità.

    In definitiva, la Serie A rimane non solo uno spettacolo sportivo, ma anche un fenomeno sociale che coinvolge più di un italiano su due, con una passione che non accenna a spegnersi.