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  • Perchè lo sport fa bene non solo alla salute, ma anche all’economia nazionale?

    Lo sport fa bene, si sa. Ma non solo alla salute: fa bene anche all’economia dei Paesi, facendo alzare il PIL e il numero di posti di lavoro. Lo sport e tutto ciò che concerne l’attività sportiva, infatti, sono in grado di generare benefici su larga scala per l’intera Italia.Lo sport può infatti influenzare positivamente l’economia, aumentando la produttività e creando nuove opportunità occupazionali.

    Ad esempio, un incremento del 10% della pratica sportiva tra la popolazione potrebbe, nel medio-lungo termine, portare a un aumento del PIL di circa 34 miliardi di euro all’anno e creare 81 mila nuovi posti di lavoro. Questi dati emergono dal report di Deloitte “Lo Sport: settore chiave per lo sviluppo sociale, educativo ed economico del Paese”, presentato durante un evento organizzato in collaborazione con il Coni.

    Collaborazione pubblico-privato e infrastrutture

    Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italia, sottolinea l’importanza di un approccio strategico per massimizzare i benefici dello sport a livello nazionale. Egli evidenzia come la cooperazione tra settore pubblico e privato sia cruciale per definire le politiche sociali, sviluppare infrastrutture adeguate e promuovere la formazione di nuove competenze.
    Questo approccio integrato può garantire un impatto positivo duraturo, contribuendo a migliorare la produttività e il benessere della popolazione.

    Il ruolo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

    Giovanni Malagò, Presidente del Coni, ha ribadito l’importanza di eventi sportivi come le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, considerati un’occasione unica per rafforzare l’immagine dell’Italia a livello internazionale e generare un impatto economico e sociale positivo. Secondo il 57% degli italiani, il Paese ha la capacità di organizzare eventi sportivi internazionali con successo, e ben 3 italiani su 4 ritengono che le Olimpiadi lasceranno un’eredità positiva.

    Benessere fisico e sociale

    L’aumento della pratica sportiva avrebbe anche effetti tangibili sulla salute della popolazione. Se più individui facessero sport, si presenterebbe una riduzione del 3,3% delle persone in sovrappeso e un calo dell’1,6% delle patologie muscolo-scheletriche.

    Oltre al benessere fisico, migliorerebbe anche quello mentale, con un incremento dell’1,1% dell’indice di salute mentale e un aumento del 6,4% della soddisfazione per la propria vita. Lo sport contribuirebbe inoltre a rafforzare le relazioni sociali, riducendo al contempo comportamenti devianti come il fumo (-5%) e l’alcol (-4,9%).

    Lo sport come mezzo di inclusione

    Investire nello sport significa anche promuovere valori di diversità e inclusione, offrendo a tutti la possibilità di esprimere il proprio talento indipendentemente dalle condizioni personali. Lo sport si configura quindi come un potente mezzo di comunicazione capace di coinvolgere diverse generazioni e culture, migliorando la coesione sociale e l’immagine del Paese.

  • Videogames e cybersicurezza, come tutelare i bambini?

     cybercriminali continuano ad affilare le loro armi per truffare gli utenti. E nemmeno i più piccoli sono al sicuro. Nei primi sei mesi del 2024, il numero di utenti presi di mira attraverso i videogiochi per bambini è cresciuto del 30% rispetto al secondo semestre del 2023, secondo quanto riportato da Kaspersky.

    Gli esperti hanno rilevato oltre 132.000 utenti colpiti da questi attacchi informatici. I criminali hanno sfruttato i giochi più popolari tra i giovani per camuffare minacce e diffondere malware.

    Giochi più colpiti: Minecraft, Roblox e Among Us

    Durante il periodo di analisi, Kaspersky ha individuato più di 6,6 milioni di tentativi di attacco utilizzando come esca videogame popolari. I titoli più bersagliati sono stati Minecraft, Roblox e Among Us, con Minecraft in testa con oltre 3 milioni di attacchi.

    Gli hacker sfruttano la popolarità di questi giochi, specialmente nelle comunità che utilizzano mod e cheat, spesso distribuiti tramite siti di terze parti non sicuri, per diffondere malware camuffati da file apparentemente innocui.

    Tecniche di attacco sempre più avanzate

    Secondo gli esperti, gli attacchi del 2024 sono diventati più sofisticati e mirati. I criminali informatici sfruttano intelligenza artificiale e phishing per personalizzare le frodi, aumentando le probabilità di successo. Questi strumenti vengono utilizzati per creare pagine di phishing che imitano piattaforme di gioco note, attirando i giovani utenti e inducendoli a inserire le proprie credenziali.

    Truffe sui giochi più amati

    Una delle truffe più diffuse riguarda la promessa di nuove skin o monete in-game. Ad esempio, i truffatori possono chiedere ai giocatori di inserire le loro credenziali per ottenere oggetti esclusivi, come nel caso di Pokémon GO o Valorant. Spesso, i giovani giocatori sono invitati a partecipare a sondaggi per dimostrare di non essere bot, ma vengono poi reindirizzati verso siti fraudolenti.

    Consigli di sicurezza per i genitori

    Kaspersky sottolinea l’importanza dell’educazione alla sicurezza informatica per proteggere i giovani gamer. I genitori devono dialogare apertamente sui rischi online, stabilire regole chiare sull’uso di internet e insegnare l’importanza di password sicure.

    Inoltre, strumenti come le app di parental control possono aiutare a monitorare le attività digitali dei bambini e prevenire rischi. Infine, è raccomandato installare soluzioni di sicurezza sui dispositivi per proteggere i figli dai pericoli legati al download di file dannosi durante le sessioni di gioco.

  • ChatGpt: secondo gli esperti l’ultima AI di OpenAI è a “rischio medio”

    Prima di rilasciare GPT-4o, lanciata pubblicamente nel mese di maggio di quest’anno, OpenAI ha coinvolto un gruppo esterno di esperti di sicurezza, noti come red teamer, allo scopo di individuare eventuali vulnerabilità nell’ultima release del chat bot ChatGPT. 
    Si tratta di una pratica abbastanza comune nel settore informatico, a maggior ragione per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale.

    Di fatto, riferisce Adnkronos, i risultati collocano GPT-4o a un livello di rischio considerato “medio”. Recentemente OpenAI ha infatti pubblicato la scheda di sistema, un documento che illustra le misure di sicurezza e le valutazioni dei rischi effettuate dall’azienda prima del rilascio del suo ultimo modello di Intelligenza artificiale. 

    Quattro categorie analizzate: sicurezza informatica, minacce biologiche, persuasione, autonomia del modello

    In pratica, gli esperti hanno esaminato rischi come la possibilità che GPT-4o potesse creare cloni non autorizzati della voce di qualcuno, contenuti erotici e violenti, o segmenti di audio protetto da copyright. Ora, i risultati di queste valutazioni sono stati resi pubblici. 

    Secondo il quadro di valutazione di OpenAI, i ricercatori hanno classificato GPT-4o appunto come a “rischio medio”.
    Il livello complessivo di rischio è stato determinato dal più alto grado di rischio tra quattro categorie principali, che comprendono sicurezza informatica, minacce biologiche, persuasione e autonomia del modello.

    Tutte a basso rischio tranne la persuasione: i testi potrebbero influenzare le opinioni di chi legge

    Tutte queste categorie sono state valutate a basso rischio, eccetto la persuasione, dove è stato riscontrato che alcuni campioni di testo prodotti da GPT-4o potevano influenzare le opinioni dei lettori più efficacemente dei testi scritti da esseri umani, anche se nel complesso i campioni del modello non erano più persuasivi.

    Di fatto, ci sono state molte richieste affinché OpenAI sia più trasparente, non solo riguardo ai dati di addestramento del modello, ma anche sui test di sicurezza.

    La California potrebbe approvare una legge per valutare e stabilire la conformità dei modelli

    In California, dove hanno sede OpenAI e molti altri laboratori che si occupano di Intelligenza artificiale, il senatore statale Scott Wiener sta cercando di far approvare una legge per regolare i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, inclusi vincoli che renderebbero le aziende legalmente responsabili se la loro Intelligenza artificiale venisse utilizzata in modi dannosi.

    Se la legge sarà approvata, i modelli di Intelligenza artificiale di OpenAI dovranno conformarsi alle valutazioni del rischio imposte dallo Stato prima di essere resi disponibili al pubblico.

  • Aziende, talenti tech cercasi disperatamente 

    La richiesta di Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud è in forte aumento nei settori della manifattura, automotive ed energia, secondo un’analisi condotta da HAYS Italia. Il report “The Tech Talent Explorer”, realizzato da HAYS in 20 Paesi della regione EMEA, evidenzia che la ricerca di professionisti tech è cresciuta del 35% nell’ultimo anno rispetto al 2022, rappresentando oggi il 30% delle richieste totali da parte delle aziende.

    Soddisfazione professionale e prospettive di cambiamento

    Nonostante la crescente domanda, quasi un terzo dei professionisti italiani impiegati in ruoli tecnologici non è completamente soddisfatto e prevede di cambiare società nel 2024. I principali motivi di insoddisfazione sono il salario basso (57%), la mancanza di opportunità di sviluppo professionale (52%) e l’assenza di avanzamento di carriera (42%).

    Solo il 30% dei lavoratori tech in Italia prevede di ricevere un aumento nel 2024, il dato peggiore tra tutti i Paesi EMEA analizzati, dove la media di crescita salariale attesa è del 68%. In confronto, Paesi come Olanda (84%), Spagna (81%), Danimarca (82%) e Germania (65%) mostrano aspettative di crescita salariale molto più elevate.

    Salari dei professionisti tech in Italia

    In Italia, un professionista tech guadagna in media €53.300 all’anno (RAL), con variazioni significative in base all’esperienza. Coloro con 2-5 anni di esperienza guadagnano in media €39.500, quelli con 5-10 anni di esperienza €54.100, e chi ha oltre 10 anni di esperienza €66.400. Le figure più pagate sono i CIO/CTO, con una RAL media di €92.500, seguiti da Software Delivery Manager (€74.000), Business Unit Manager (€73.750), CISO/Manager della Cybersecurity (€66.000) e Architetto Cloud (€65.750).

    Priorità e benefici per i lavoratori italiani

    L’Italia si distingue dagli altri Paesi dell’area EMEA per l’importanza data al work-life balance, considerato prioritario dal 49% dei lavoratori tech. Seguono lo sviluppo di carriera adeguato (47%) e i benefit aziendali (45%).

    Tra i benefit più apprezzati in Italia si trovano l’assicurazione sanitaria/copertura medica privata (57%) e l’auto aziendale (52%). Il lavoro flessibile è comunque molto valorizzato, posizionandosi al terzo posto con il 51%.

    Conclusione

    L’analisi di HAYS Italia mostra una crescente domanda di professionisti tech, accompagnata da una significativa insoddisfazione legata a salari e opportunità di crescita. Per trattenere i talenti, le aziende italiane dovranno migliorare le condizioni lavorative e adeguarsi alle aspettative salariali europee, offrendo anche un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e benefici aziendali attraenti.

  • Second hand e moda sostenibile: perché in Italia è la “first choice”?

    In Italia la moda di seconda mano spesso è la prima scelta: il 74% degli italiani si dichiara interessato, senza differenze tra le diverse generazioni.
    È quanto emerge dai risultati dell’indagine di Ipsos dal titolo ‘Second hand, first choice?’, lo studio che ha indagato il fenomeno del second hand e il concetto di moda sostenibile, coinvolgendo generazioni diverse con differenti attitudini ai consumi e vari livelli di competenze digitali.

    Secondo la roicerca, il concetto di moda circolare, conosciuto dal 31% degli italiani, viene associato principalmente ai suoi aspetti più concreti e creativi di recupero, riadattamento e riciclo. Ma al contempo, l’impatto della moda in termini di inquinamento è ancora sottovalutato. Soltanto l’11% considera il settore della moda uno dei più inquinanti. 

    La moda è concreta: si tocca, si prova, si sperimenta, si vive

    Il fashion, benché coinvolga principalmente leve emozionali e si connetta con l’autostima e il desiderio di autorappresentazione, ha in sé anche una natura concreta e tangibile. La moda si tocca, si prova, si sperimenta, si vive.

    È fondamentale, quindi, che le campagne di comunicazione delle aziende del settore raccontino ed espongano progetti reali, per non trasformare l’azione pubblicitaria in un potenziale boomerang.
    Un’azione che coinvolga direttamente i consumatori è proprio quella della vendita dei propri capi usati. Il mercato del second hand comprende infatti sia la vendita sia lo scambio.

    Vendere e comprare dall’abbigliamento generico ai marchi di lusso

    Secondo l’indagine, il 29% degli intervistati dichiara di essere attivo nella vendita dei propri capi di abbigliamento, mentre si dedica esclusivamente all’acquisto una percentuale più alta (47%),
    In generale, la maggior parte degli acquisti degli italiani riguarda abbigliamento generico (72%) e borse (27%), e per il 63% marchi non di lusso, rispetto ai marchi di lusso (37%). 

    In particolare, gli attori principali del second hand italiano sono le ragazze e i ragazzi della GenZ, al primo posto tra le generazioni per percentuale di acquirenti (26%), e venditori (10%).

    Canali di acquisti preferiti ancora negozi e mercatini 

    I negozi fisici, i mercatini e le fiere rimangono i canali di acquisto preferiti (79%), rispetto agli acquisti online (39%) e alle piattaforme come Vinted (31%). Il primo motivo che fa preferire l’acquisto di un indumento di seconda mano è il risparmio economico (69%), mentre ciò che blocca maggiormente è il pregiudizio sulla scarsa igiene (55%).

    Insomma, il sondaggio mostra un fruitore interessato a evitare sprechi (54%), desideroso di dare nuova vita e storia ai propri abiti (46%) e guadagnare dalla vendita di un capo usato (28%). Un consumatore, però, che a volte non sa ancora dove comprare second hand (21%), incerto sulle sue scelte (20%) e preoccupato per il fitting del capo (19%).

  • Le verdure alla conquista del web: quali sono le più citate?

    Non più solo portatrici sane di benessere, ma gustose, versatili, colorate, belle da vedere e da mangiare, le verdure non sono più considerate salutari ma tristi, tanto da spopolare sul web. Sono infatti 16mila le conversazioni su Instagram e i blog con protagonisti gli ortaggi.
    Lo ha scoperto Orogel, che ha indagato quanto e come si parla di verdura online tramite un monitoraggio principalmente su Instagram (48,8% delle conversazioni analizzate) e sui blog (47,9%).

    E dall’indagine non ci sono dubbi: sono le patate le prime in classifica delle conversazioni online a tema verdure, seguite dalle zucchine, anche loro molto gettonate nelle cucine tricolore.
    Ma la classifica di Orogel evidenzia anche alcuni piazzamenti che sorprendono un po’, come quello degli asparagi, che superano le melanzane, o quelle delle fave, che entrano nella top10 pur essendo legumi più legati per tradizione a una cucina regionale.

    Con i vegetali c’è del sentiment

    Cuori, smiley ‘golosi’, stelline, faccine contente: le emoji scelte per raccontare i vegetali parlano di una vera e propria infatuazione. E, infatti, i sentiment principali che si associano alle conversazioni che hanno come protagonisti questi cibi sono proprio l’amore (32,5% del totale) e la gioia (27,3%).

    Chi ha detto, infatti, che i vegetali sono solo salutari? 

    Per gli utenti del web gli ortaggi sono anche gustosi. Fra gli hashtag più utilizzati per questo tema, spiccano espressioni come #healthyfood #cibosano, o #delicious #yummy #foodlover #buonappetito, che evidenziano l’aspetto più godereccio di questi alimenti.

    Pratiche, fresche, buone anche sottozero

    Molto citato anche il legame con la cucina tricolore, con hashtag come #cucinaitaliana (969 citazioni), #italianfood (710) e #italy (339).
    Inoltre, fresco, pratico, veloce, comodo sono fra gli aggettivi che emergono con più frequenza quando si ‘parla’ online di verdura.

    Due temi, quello della comodità e facilità di utilizzo da un lato e della freschezza dall’altro, molto sentiti fra gli utenti. Non è un caso che emerga spesso anche il concetto di #surgelato, che soddisfa entrambe queste caratteristiche e dimostra come i surgelati veg siano ampiamente presenti nei freezer degli italiani, che ne percepiscono il valore in chiave di gusto e praticità. 

    Cara zuppa, ti scatterò una foto

    Fra le parole più citate anche contorni, zuppa, passato e minestrone, che oltre a rimandare ad alcuni piatti tipici della cucina italiana, evidenziano le occasioni di consumo più frequenti.
    Insomma, chiacchierati, ma anche molto fotografati. Il 78,1 % dei contenuti online dedicati ai vegetali è rappresentato da scatti, e il 21,9% da video.

    Insomma, sembra che la natura a tavola sappia rivelarsi in tutta la sua bellezza, oltre che bontà.
    Saranno i colori o le molteplici forme che assumono, certo è che gli ortaggi sono considerati assolutamente fotogenici.

  • Stereotipi generazionali: al lavoro colpiscono GenZ e Boomer

    Gli stereotipi al lavoro non fanno bene ai lavoratori, ma nemmeno alle aziende. I giovani lavoratori e quelli più anziani sono oggetto di preconcetti sul lavoro: i primi sono considerati poco disponibili a prendersi responsabilità, con nessuna propensione alla leadership, mentre i secondi vengono ‘accusati’ di essere poco creativi e innovativi, e incapaci di aprirsi alle novità.

    Insomma, sono gli stereotipi la minaccia più grande sul lavoro sia per la GenZ sia per i lavoratori senior.
    Ma entro il 2031 un lavoratore su quattro avrà più di 55 anni, e solo il 4% delle aziende ha attivato programmi per facilitare le relazioni tra le generazioni con l’obiettivo di valorizzare entrambe superando i luoghi comuni.

    Superare i luoghi comuni in azienda

    Eppure, la convivenza in ufficio non solo è possibile ma sarebbe anche generativa di maggiore produttività ed efficacia, per entrambe le categorie di lavoratori.
    I dati dell’Osservatorio Vita-Lavoro di Lifeed, che monitora oltre 70.000 partecipanti alla piattaforma Lifeed, rivelano che a causa di questi stereotipi le imprese ‘lasciano a casa’ il 70% di competenze che le persone allenano ed esprimono nella vita privata.

    Secondo i dati, ad esempio, i lavoratori over 50 sviluppano le proprie competenze di innovazione nell’esperienza genitoriale e nella gestione del percorso scolastico dei propri figli.

    Junior e senior: le competenze diverse sono una risorsa

    Anche il caregiving e l’essere figlio prendendosi cura di un genitore durante una malattia, rappresenta per il 56% dei più anziani una vera e propria palestra di competenze di innovazione, come la flessibilità e la gestione del rischio.
    I giovani, d’altra parte, hanno sviluppato competenze di leadership durante diverse transizioni di vita, tra cui la nascita di un figlio (vissuta da circa 6 partecipanti su 10) e la malattia o la perdita di un genitore (vissuta da 1 partecipante su 4).

    Ma tutto ciò resta fuori da quelle aziende che si limitano a vedere il ruolo professionale e non quelli privati delle loro risorse.
    Lavoratori senior e giovani, infatti, sono più simili di quanto si immagini, con competenze uniche e complementari che devono essere integrate sul lavoro. È questo il cuore pulsante dell’age diversity, un tesoro ancora largamente sottovalutato dalle aziende.

    “L’age diversity è un motore di innovazione”

    “In un mondo del lavoro sempre più dinamico, la diversità generazionale diventa un motore di innovazione fondamentale per la crescita delle imprese -afferma Chiara Bacilieri, responsabile Innovazione Lifeed -. Per valorizzare l’enorme potenziale dell’age diversity, ci sono alcune buone pratiche: percorsi di formazione che coinvolgano sia i giovani sia i senior per apprendere reciprocamente, abilitare i giovani a condividere nuove metodologie di lavoro e nuovi modelli di leadership, mentre i senior trasmettono le strategie acquisite nel corso della loro carriera. Il dialogo tra generazioni è una priorità per il successo delle aziende, ma anche per il progresso sociale. Il futuro è multigenerazionale“. 

  • Spiagge italiane: lo stabilimento più caro costa fino a 700 euro al giorno

    Quanto cosa passare una giornata al mare sui lidi italiani? Nel 2024 per affittare un ombrellone e due lettini durante il weekend in uno stabilimento standard la spesa media si attesta tra 32 e 35 euro al giorno. Ma le  differenze sul territorio sono piuttosto forti. A Sabaudia, ad esempio, servono fino a 45 euro, che arrivano a 90 a Gallipoli e toccano i 120 in alcune località della Sardegna.

    Secondo il Codacons, che ha realizzato un’indagine sui lidi più costosi d’Italia, quest’anno per l’affitto di ombrellone e lettino sulla spiaggia si arriva a spendere quasi a 700 euro al giorno. E dal nord al sud della penisola si registrano ritocchi dei listini dal +3% al +5% per i servizi balneari.

    I bagni di lusso dal Salento al Lido di Venezia

    Se poi ci si sposta nelle spiagge di ‘lusso’, la spesa supera 500 euro al giorno.
    Al Cinque Vele Beach Club di Marina di Pescoluse, in provincia di Lecce, un gazebo con due sedute in prima fila ubicato nell’area ‘Exclusive’ ad agosto arriva a costare, se prenotato oggi con opzione rimborsabile, ben 696 euro al giorno.

    Servono invece 600 euro, come lo scorso anno, per una tenda araba presso il Twiga di Forte dei Marmi comprensiva di sofà, 2 letti king size, 2 lettini standard, 1 sedia regista e 1 tavolino.
    Per una giornata al mare nella spiaggia del prestigioso Hotel Excelsior del Lido di Venezia, la spesa per una capanna in prima fila è di 515 euro, ma con 2 sdraio, 2 lettini, lenzuolo, cuscino, asciugamano, tavolo, armadio, specchio, attaccapanni.

    La diffida alle Capitanerie di porto: ridare le spiagge agli italiani

    Al beach club dell’Augustus Hotel di Forte dei Marmi si spendono 500 euro per una tenda in prima fila. Stessa spesa al Nikki Beach Costa Smeralda, dove per l’Iconic Beach bed servono 270 euro, ma occorre aggiungere una consumazione minima da 230 euro per vino o champagne, per un totale appunto di 500 euro al giorno.
    E proprio in tema di spiagge e stabilimenti balneari il Codacons, a seguito della decisione del Consiglio di Stato sulle proroghe delle concessioni, ha avviato una nuova iniziativa legale: l’associazione ha presentato una diffida alle Capitanerie di porto di tutta Italia chiedendo di “sanzionare l’utilizzo di concessioni balneari oggetto di proroga illegittima, garantendo in tal modo il pieno utilizzo delle spiagge italiane ai cittadini”.

    No alle proroghe delle concessioni balneari agli stabilimenti

    Il Codacons alla luce della sentenza del Consiglio di Stato ritiene che “le proroghe delle concessioni balneari agli stabilimenti debbano essere considerate invalide. Pertanto le spiagge italiane, in assenza di valide concessioni, poiché appartengono al patrimonio dello Stato, possono essere utilizzate da tutti i cittadini liberamente. Allo stato attuale è legittimo ritenere che i cittadini possano usufruire delle spiagge come ‘libere’, portando ombrelloni e lettini anche lì dove sorgono gli stabilimenti. E, d’altra parte, i gestori di tali stabilimenti, ove titolari di concessioni scadute, nulla possono eccepire dinanzi al comportamento descritto”.

  • Smartphone usati: quali sono i modelli più richiesti?

    Gli iPhone usati rappresentano l’80% delle compravendite di dispositivi mobili di seconda mano. Un’analisi di WeFix.it mostra come nell’ultimo anno siano i modelli 11, 12 e 13 di Apple a dominare le compravendite di smartphone usati, sia tra i privati sia tra utenti e professionisti di elettronica di consumo. 

    Se la domanda e l’offerta di prodotti second hand è in continua crescita, questo vale anche per quanto riguarda l’elettronica di consumo, in particolare, gli smartphone. Una crescita che riflette l’interesse dei consumatori italiani per dispositivi di alta qualità ma a prezzi più accessibili. Ed è Apple a dominare questo mercato. 

    Prezzi e caratteristiche dei modelli più venduti 

    La mappa regionale dei modelli più venduti vede l’iPhone 11 dominare le vendite nel Lazio, con il 17,22% del totale delle offerte, seguito da Campania (16,55%) e Lombardia (14,56%).
    Il prezzo medio per un iPhone 11 usato è 252,57 euro, con una capacità di 128 GB e una batteria in media all’87% della sua capacità originale. I colori più popolari per l’iPhone 11 sono nero (48,97%) e bianco (24,01%).

    L’iPhone 12 è invece particolarmente popolare in Campania (16,84%), Lombardia (15,79%) e Lazio (12,42%). Il suo prezzo medio di vendita è 349,76 euro, e le sue caratteristiche tipiche includono una batteria all’86%. Quanto alle preferenze di colore, è in testa il nero (44,89%), seguito dal blu (21,06%).

    Lombardia, Lazio, Campania le regioni con più compravendite

    Per l’iPhone 13, la Lombardia è la regione leader, con il 18,79% delle offerte, seguita da Campania (17,41%) e Lazio (12,07%). Il prezzo medio per questo modello è 475,86 euro, con una batteria al 91%. Anche per l’iPhone 13, il colore più richiesto è il nero (44,7%), seguito dal bianco (21,04%).

    Le regioni italiane dove si sono svolte le maggiori compravendite di iPhone usati sono il Lazio, al primo posto per la compravendita di iPhone 11, la Campania, che guida la classifica per l’iPhone 12, e la Lombardia, in testa per l’iPhone 13.

    Meglio acquistare dai rivenditori che dai privati

    “Un aspetto cruciale per chi acquista un iPhone usato è lo stato della batteria – spiega Joseph Caruso, responsabile del dipartimento analisi di WeFix.it -. In media, una batteria perde una parte significativa della sua capacità dopo 17/19 mesi. Anche il colore ha la sua attrattività: il pesca è generalmente il meno costoso, mentre, possiamo verificare dai dati, che la Valle d’Aosta è la regione che preferisce maggiormente i dispositivi di colore bianco. Un altro aspetto da sottolineare è che sono le donne, in generale, a mantenere i loro iPhone in condizioni migliori rispetto agli uomini, anche se i loro annunci sono meno dettagliati. Infine, le donne tendono a vendere i loro dispositivi a prezzi leggermente più alti. Da sottolineare, inoltre, che circa il 73% degli utenti preferisce comperare da professionisti del settore elettronica o da piattaforme di e-commerce piuttosto che tra privati, e che i dispositivi riacquistati sono prevalentemente provenienti da fuori Italia”.

  • Medico di famiglia, punto di riferimento per la salute degli italiani

    Secondo un sondaggio Ipsos, curato dal team di Public Affairs, il 70% degli italiani è soddisfatto del proprio medico di base, con il 38% che esprime addirittura un giudizio ottimo. Una fiducia diffusa su tutto il territorio nazionale, e trasversale alle diverse fasce di età e i livelli di reddito.
    In un momento storico in cui il Sistema Sanitario Nazionale si trova ad affrontare numerose sfide, il medico di base si conferma un punto di riferimento fondamentale per la salute degli italiani.

    Il 19 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale del Medico di Famiglia, con molteplici iniziative di informazione organizzate dalla FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) nelle piazze delle città italiane. 

    Ma il SSN viene bocciato 

    Quanto al Servizio Sanitario Nazionale, non viene promosso a pieni voti dai cittadini italiani: soltanto il 45% giudica positivamente le prestazioni offerte dal SSN, e solo il 19% ne dà una valutazione buona o ottima. 

    Nonostante ciò, due persone su tre, il 64%, crede ancora in un modello di assistenza sanitaria completamente pubblico. Infatti, il valore della sanità pubblica è riconosciuto e difeso dagli italiani, molti dei quali accetterebbero anche un aumento delle tasse se finalizzato a sostenere il SSN. 

    Fiducia e desiderio di un ruolo rafforzato

    In questo contesto emerge un aspetto positivo. Il ruolo fondamentale dei medici di base, valutato positivamente nel 70% dei casi. 
    Oggi, circa metà degli italiani (48%) sceglie di affidarsi al proprio medico e di considerarlo il punto di riferimento essenziale per la gestione della propria salute.

    Quote minori, invece, percepiscono il medico di base come una figura amministrativa che svolge prevalentemente una funzione burocratica (26%). Oppure, un consulente utile soprattutto a individuare esami di approfondimento e specialisti (25%).

    Non solo un intermediario amministrativo

    I dati Ipsos mostrano, comunque, una chiara visione dei cittadini, che si rafforza ulteriormente quando si passa dalle valutazioni sulla realtà attuale alla situazione considerata ottimale.
    Infatti, in un’ipotetica situazione ideale sono oltre tre su quattro (77%) le persone che vorrebbero instaurare un rapporto di fiducia con il proprio medico. Una tendenza espressa soprattutto dagli over 60, e meno dai Millennials. 

    Gli italiani vedono perciò nel medico di base il punto di riferimento principale per la gestione della propria salute, non solo un intermediario amministrativo o un prescrittore di farmaci ed esami. Ed emerge il desiderio diffuso che questo ruolo si rafforzi ulteriormente, permettendo a queste figure professionali di operare nelle migliori condizioni possibili.