Categoria: Informiamo

  • Sicurezza IT: quali sono le sfide per le aziende italiane nel 2024?

    Emerge dal recente Kaspersky IT Security Economics Report: i problemi relativi alla sicurezza informatica che più preoccupano le aziende italiane riguardano perdita di produttività, protezione degli ambienti tecnologici complessi e scarsa conoscenza in materia di cybersecurity. In generale, si tratta di sfide alimentate dalle crescenti esigenze e requisiti di sicurezza in ambito IT.

    Di fatto, in Italia, il 43% delle aziende considera i tempi di inattività e la perdita di produttività come i problemi più gravi causati da una sicurezza IT inadeguata. Questi problemi sono principalmente legati ai lunghi tempi necessari per rilevare le minacce (51%) e al mancato accesso ai servizi rivolti ai clienti (44%), come, ad esempio, siti web, sistemi di pagamento, portali.

    Ambienti tecnologici complessi richiedono soluzioni altrettanto complesse

    Secondo il 39% degli intervistati, tra le principali preoccupazioni rientrano la sicurezza degli ambienti tecnologici complessi e la connettività dei dati.

    I potenziali problemi sono dovuti soprattutto da un funzionamento non corretto o errori della soluzione di sicurezza che lasciano i sistemi esposti (51%), dalla gestione della sicurezza su più piattaforme informatiche (43%), e dal numero crescente di incidenti che coinvolgono dispositivi connessi non informatici (34%).

    Quando il problema è la scarsa conoscenza da parte degli utenti

    La scarsa conoscenza in materia di sicurezza informatica degli utenti finali, come, ad esempio, i dipendenti che commettono sempre gli stessi errori, è una preoccupazione rilevante per il 38% delle aziende italiane, suggerendo la necessità di diffondere maggiormente la cybersecurity awareness per ridurre i rischi.

    “Nell’attuale panorama delle minacce, sempre più complesso e in continua evoluzione, il livello di sofisticazione dei cyberattacchi ha reso necessario una maggiore attenzione da parte delle aziende”, ha commentato Alexey Vovk, Information Security Director di Kaspersky.

    “Ogni aspetto dell’attività dell’organizzazione va protetto adeguatamente”

    “Di conseguenza – ha aggiunto Alexey Vovk -, è fondamentale che le organizzazioni proteggano ogni aspetto delle loro attività da possibili violazioni.
    Gli aggressori non si affidano più esclusivamente agli exploit zero-day, poiché un semplice clic su un link dannoso o una vulnerabilità nell’infrastruttura di un fornitore possono causare danni devastanti. Questo sottolinea come la sicurezza delle informazioni debba basarsi su un approccio globale e sistematico, piuttosto che limitarsi all’adozione di singole misure specifiche”.

    Il report annuale di Kaspersky analizza i cambiamenti nei budget, nelle violazioni e nelle sfide aziendali che interessano i responsabili della sicurezza IT, e si basa su interviste a professionisti dell’IT e della sicurezza informatica che operano in aziende di diverse dimensioni e settori.
    L’indagine è stata condotta in 27 Paesi in Europa (tra cui l’Italia), Asia-Pacifico, Medio Oriente, Turchia, Africa, America Latina e Nord America.

  • Nuovo codice stradale: cosa si rischia con le regole in vigore?

    Droga e alcol, uso del cellulare, velocità. Un poker che per chi si mette alla guida, con il nuovo codice della strada appena entrato in vigore, si traduce in multe elevate, ritiro della patente, e nei casi più gravi, nel carcere.
    Insomma, partire da gennaio 2025, le sanzioni per chi infrange le regole si fanno ancora più dure.

    A titolo di esempio, per i neopatentati, sono previste ammende pesanti se si viene fermati alla guida in stato di ebbrezza e uno stop alla patente fino ai 24 anni di età.
    E se invece si è al volante sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ecco che scatta la sospensione immediata della patente.

    Conviene pagare subito le multe

    Se si commette un’infrazione, verrà notificata, come accaduto finora, per posta o via PEC. Nel caso l’infrazione stradale sia riconosciuta e giustificata, il consiglio è di pagarla entro il termine stabilito, per non aggiungere tasse d’ingiunzione molto elevate.

    Ogni ritardo nel pagamento di una multa porta a un incremento dell’importo originale. Dopo 60 giorni dall’emissione, la somma aumenta a causa degli interessi e delle sanzioni, e l’aumento è pari al 10% ogni 6 mesi sul totale dovuto.
    Per poter usufruire di sconti del 30% ricordare che vengono applicati per chi paga velocemente nei primi 5 giorni.

    Il ricorso va suffragato da prove concrete

    Diverso se l’infrazione non dovesse essere riconosciuta o dovesse essere sbagliata. In tal caso, è possibile presentare ricorso entro i termini di legge: per iscritto, per via gerarchica al prefetto, o direttamente al giudice di pace.
    Chi inoltra un ricorso e poi esce perdente avrà un importo da pagare pressoché raddoppiato. Quindi, questa scelta va fatta ragion veduta.

    E se l’automobilista non dovesse pagare la multa, rischia di incorrere in sanzioni molto più pesanti, fino al fermo o al sequestro del veicolo.
    Non è perciò una buona idea ignorare le contravvenzioni. Se l’infrazione è grave, la patente può essere ritirata dall’autorità e il conducente ha quindi il divieto di guidare per un determinato periodo.

    Viaggiare in auto non deve diventare un incubo

    Giovanni D’Agata, presidente dello ‘Sportello dei Diritti’, raccomanda di rispettare il codice della strada e di pagare le eventuali multe, se dovesse capitare di infrangere la normativa, affinché il viaggio resti un piacere e non diventi un incubo.

    Ma c’è anche una novità che in futuro potrebbe diventare rilevante. Nell’articolo 35 del nuovo codice della strada si fa riferimento alla necessità di un allineamento internazionale delle norme con gli stati dell’Unione europea e con quelli con cui esistono determinati accordi, il tutto per armonizzare le disposizioni con quanto avviene all’estero. Ciò potrebbe ulteriormente portare a ulteriori modifiche in futuro.

  • Le nuove modalità del lavoro: dallo smart working alla settimana corta

    Il mondo del lavoro sta attraversando un periodo di trasformazioni significative. Tra le innovazioni più rilevanti vi sono la diffusione dello smart working e l’introduzione della settimana corta. Questi strumenti non solo migliorano il benessere dei lavoratori, ma possono anche contribuire positivamente all’ambiente. Una recente indagine, condotta da NielsenIQ per Pulsee Luce & Gas, ha raccolto i pareri della popolazione italiana su questi temi cruciali.

    Lo smart working in Italia

    Secondo i dati, un italiano su tre lavora in modalità remota o ibrida, con una media di circa due giorni su cinque dedicati allo smart working. Se da un lato quasi la metà degli intervistati (49%) preferisce il lavoro da casa, il 42% sceglie l’ufficio. I vantaggi del lavoro da remoto includono la riduzione dei tempi di spostamento (77%), con una media di 41 minuti risparmiati, e dei costi legati ai viaggi e ai pranzi (circa 124 euro al mese). Il work-life balance è migliorato per il 64% degli intervistati.

    D’altra parte, riferisce Adnkronos, sono stati individuati anche alcuni svantaggi: il 59% lamenta l’isolamento sociale, mentre il 58% teme gli effetti della sedentarietà. La mancanza di strumenti ergonomici a casa rimane un problema, con solo il 26% degli intervistati in possesso di sedie adatte e il 14% con postazioni regolabili. Anche i consumi energetici rappresentano un aspetto critico: il 49% degli intervistati ha notato un aumento delle bollette, ma molti hanno adottato soluzioni come l’illuminazione a basso consumo (59%) e l’uso della luce naturale (58%) per contenere i costi.

    Settimana corta: quali opportunità?

    L’idea della settimana lavorativa di quattro giorni piace a gran parte degli italiani: l’80% la ritiene utile per migliorare l’organizzazione familiare. Il 48% degli intervistati ha figli, gestiti principalmente in autonomia o con l’aiuto dei nonni (66%); soltanto l’11% si affida a baby-sitter o professionisti, con una spesa media mensile di 115 euro. I benefici della settimana corta includono una maggiore flessibilità per gestire la vita familiare e dedicare tempo ai propri cari.

    Inoltre, la settimana corta potrebbe agevolare coloro che si occupano di familiari anziani o disabili: il 35% degli intervistati si prende cura di loro senza aiuti esterni. Molte aziende offrono flessibilità di orario (37%) e supporto psicologico (14%) per aiutare questi lavoratori. A livello personale, la possibilità di avere un giorno libero in più sarebbe dedicata a fare attività fisica (62%) o a viaggiare (54%).

    Nonostante i vantaggi, emergono alcune criticità: il 51% teme l’aumento del carico di lavoro e il 37% percepisce un possibile incremento dello stress. Tuttavia, la settimana corta è vista da molti come un passo avanti verso un migliore equilibrio tra vita lavorativa e privata.

  • Secondo trimestre 2024, per cosa hanno speso i consumatori italiani?

    Nel secondo trimestre del 2024, la spesa dei consumatori italiani per i beni di largo consumo (FMCG) e per i beni tecnologici e durevoli (T&D) è rimasta sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2023, registrando un lieve calo del -0,3%.

    Alcune categorie di prodotti hanno mostrato una crescita, come gli articoli per la cura degli animali domestici, della persona, dei bambini e della casa. Al contrario, i dispositivi elettronici continuano a soffrire, sebbene si noti un leggero miglioramento rispetto ai precedenti quattro trimestri. Questi dati provengono dal “Barometro dei Consumi” di NIQ, che combina informazioni di NIQ e GfK per offrire un quadro completo sugli acquisti in Italia.

    FMCG: crescita al rallentatore

    Nel periodo tra aprile e giugno 2024, il settore dei beni di largo consumo ha registrato un lieve calo dello 0,1%, raggiungendo comunque un fatturato complessivo superiore a 31 miliardi di euro. I beni di prima necessità hanno mantenuto un andamento stabile, con alcune categorie in crescita.
    Il settore del Fresh Food ha generato oltre 11 miliardi di euro (+0,6% rispetto al 2023), mentre il comparto Snacking ha registrato 1 miliardo di euro (+1,1%). Anche i prodotti per la cura della persona (+6,8%) e per la cura della casa (+3,9%) hanno visto una crescita significativa. Il petcare ha segnato un incremento del 3,3%, raggiungendo un valore di circa 600 milioni di euro.

    In controtendenza, il settore dell’Ambient Food (prodotti confezionati da scaffale) e dei latticini ha subito una flessione del -2,5% e -2,6%, rispettivamente, con un fatturato di 5 miliardi e 3 miliardi di euro. Romolo De Camillis, Retailer Director di NIQ Italia, ha sottolineato che la diminuzione dell’inflazione ha influito negativamente sulle vendite, in particolare per il largo consumo, mentre i beni per la cura della persona e della casa continuano a mostrare segni di crescita.

    Settore T&D: calo contenuto

    Nel mercato dei beni tecnologici e durevoli (T&D), il fatturato del secondo trimestre 2024 si è attestato a circa 14,8 miliardi di euro, con un calo dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

    Il segmento dei Technical Consumer Goods (TCG), che include elettronica di consumo e telefonia, ha visto un decremento del 4,5%, totalizzando 2,7 miliardi di euro. Tuttavia, settori come il fai-da-te e i grandi elettrodomestici hanno mostrato segni di ripresa, con aumenti rispettivamente del +0,9% e +0,7%.

    Prospettive future e analisi del comportamento di acquisto

    Ivano Garavaglia di NIQ Italia ha osservato che, nonostante il calo, la fase più critica sembra superata. I consumatori italiani, infatti, stanno rimodulando le proprie scelte d’acquisto in base ai prezzi e alle necessità.
    Secondo Enzo Frasio, CEO di NIQ e GfK, la sinergia tra le due aziende consente di fornire un’analisi completa e dettagliata del comportamento di acquisto, permettendo ai decisori di comprendere meglio le dinamiche del mercato globale e locale.

  • Videogames e cybersicurezza, come tutelare i bambini?

     cybercriminali continuano ad affilare le loro armi per truffare gli utenti. E nemmeno i più piccoli sono al sicuro. Nei primi sei mesi del 2024, il numero di utenti presi di mira attraverso i videogiochi per bambini è cresciuto del 30% rispetto al secondo semestre del 2023, secondo quanto riportato da Kaspersky.

    Gli esperti hanno rilevato oltre 132.000 utenti colpiti da questi attacchi informatici. I criminali hanno sfruttato i giochi più popolari tra i giovani per camuffare minacce e diffondere malware.

    Giochi più colpiti: Minecraft, Roblox e Among Us

    Durante il periodo di analisi, Kaspersky ha individuato più di 6,6 milioni di tentativi di attacco utilizzando come esca videogame popolari. I titoli più bersagliati sono stati Minecraft, Roblox e Among Us, con Minecraft in testa con oltre 3 milioni di attacchi.

    Gli hacker sfruttano la popolarità di questi giochi, specialmente nelle comunità che utilizzano mod e cheat, spesso distribuiti tramite siti di terze parti non sicuri, per diffondere malware camuffati da file apparentemente innocui.

    Tecniche di attacco sempre più avanzate

    Secondo gli esperti, gli attacchi del 2024 sono diventati più sofisticati e mirati. I criminali informatici sfruttano intelligenza artificiale e phishing per personalizzare le frodi, aumentando le probabilità di successo. Questi strumenti vengono utilizzati per creare pagine di phishing che imitano piattaforme di gioco note, attirando i giovani utenti e inducendoli a inserire le proprie credenziali.

    Truffe sui giochi più amati

    Una delle truffe più diffuse riguarda la promessa di nuove skin o monete in-game. Ad esempio, i truffatori possono chiedere ai giocatori di inserire le loro credenziali per ottenere oggetti esclusivi, come nel caso di Pokémon GO o Valorant. Spesso, i giovani giocatori sono invitati a partecipare a sondaggi per dimostrare di non essere bot, ma vengono poi reindirizzati verso siti fraudolenti.

    Consigli di sicurezza per i genitori

    Kaspersky sottolinea l’importanza dell’educazione alla sicurezza informatica per proteggere i giovani gamer. I genitori devono dialogare apertamente sui rischi online, stabilire regole chiare sull’uso di internet e insegnare l’importanza di password sicure.

    Inoltre, strumenti come le app di parental control possono aiutare a monitorare le attività digitali dei bambini e prevenire rischi. Infine, è raccomandato installare soluzioni di sicurezza sui dispositivi per proteggere i figli dai pericoli legati al download di file dannosi durante le sessioni di gioco.

  • Aziende, talenti tech cercasi disperatamente 

    La richiesta di Data Engineer, Software Developer ed esperti di Cloud è in forte aumento nei settori della manifattura, automotive ed energia, secondo un’analisi condotta da HAYS Italia. Il report “The Tech Talent Explorer”, realizzato da HAYS in 20 Paesi della regione EMEA, evidenzia che la ricerca di professionisti tech è cresciuta del 35% nell’ultimo anno rispetto al 2022, rappresentando oggi il 30% delle richieste totali da parte delle aziende.

    Soddisfazione professionale e prospettive di cambiamento

    Nonostante la crescente domanda, quasi un terzo dei professionisti italiani impiegati in ruoli tecnologici non è completamente soddisfatto e prevede di cambiare società nel 2024. I principali motivi di insoddisfazione sono il salario basso (57%), la mancanza di opportunità di sviluppo professionale (52%) e l’assenza di avanzamento di carriera (42%).

    Solo il 30% dei lavoratori tech in Italia prevede di ricevere un aumento nel 2024, il dato peggiore tra tutti i Paesi EMEA analizzati, dove la media di crescita salariale attesa è del 68%. In confronto, Paesi come Olanda (84%), Spagna (81%), Danimarca (82%) e Germania (65%) mostrano aspettative di crescita salariale molto più elevate.

    Salari dei professionisti tech in Italia

    In Italia, un professionista tech guadagna in media €53.300 all’anno (RAL), con variazioni significative in base all’esperienza. Coloro con 2-5 anni di esperienza guadagnano in media €39.500, quelli con 5-10 anni di esperienza €54.100, e chi ha oltre 10 anni di esperienza €66.400. Le figure più pagate sono i CIO/CTO, con una RAL media di €92.500, seguiti da Software Delivery Manager (€74.000), Business Unit Manager (€73.750), CISO/Manager della Cybersecurity (€66.000) e Architetto Cloud (€65.750).

    Priorità e benefici per i lavoratori italiani

    L’Italia si distingue dagli altri Paesi dell’area EMEA per l’importanza data al work-life balance, considerato prioritario dal 49% dei lavoratori tech. Seguono lo sviluppo di carriera adeguato (47%) e i benefit aziendali (45%).

    Tra i benefit più apprezzati in Italia si trovano l’assicurazione sanitaria/copertura medica privata (57%) e l’auto aziendale (52%). Il lavoro flessibile è comunque molto valorizzato, posizionandosi al terzo posto con il 51%.

    Conclusione

    L’analisi di HAYS Italia mostra una crescente domanda di professionisti tech, accompagnata da una significativa insoddisfazione legata a salari e opportunità di crescita. Per trattenere i talenti, le aziende italiane dovranno migliorare le condizioni lavorative e adeguarsi alle aspettative salariali europee, offrendo anche un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro e benefici aziendali attraenti.

  • Le verdure alla conquista del web: quali sono le più citate?

    Non più solo portatrici sane di benessere, ma gustose, versatili, colorate, belle da vedere e da mangiare, le verdure non sono più considerate salutari ma tristi, tanto da spopolare sul web. Sono infatti 16mila le conversazioni su Instagram e i blog con protagonisti gli ortaggi.
    Lo ha scoperto Orogel, che ha indagato quanto e come si parla di verdura online tramite un monitoraggio principalmente su Instagram (48,8% delle conversazioni analizzate) e sui blog (47,9%).

    E dall’indagine non ci sono dubbi: sono le patate le prime in classifica delle conversazioni online a tema verdure, seguite dalle zucchine, anche loro molto gettonate nelle cucine tricolore.
    Ma la classifica di Orogel evidenzia anche alcuni piazzamenti che sorprendono un po’, come quello degli asparagi, che superano le melanzane, o quelle delle fave, che entrano nella top10 pur essendo legumi più legati per tradizione a una cucina regionale.

    Con i vegetali c’è del sentiment

    Cuori, smiley ‘golosi’, stelline, faccine contente: le emoji scelte per raccontare i vegetali parlano di una vera e propria infatuazione. E, infatti, i sentiment principali che si associano alle conversazioni che hanno come protagonisti questi cibi sono proprio l’amore (32,5% del totale) e la gioia (27,3%).

    Chi ha detto, infatti, che i vegetali sono solo salutari? 

    Per gli utenti del web gli ortaggi sono anche gustosi. Fra gli hashtag più utilizzati per questo tema, spiccano espressioni come #healthyfood #cibosano, o #delicious #yummy #foodlover #buonappetito, che evidenziano l’aspetto più godereccio di questi alimenti.

    Pratiche, fresche, buone anche sottozero

    Molto citato anche il legame con la cucina tricolore, con hashtag come #cucinaitaliana (969 citazioni), #italianfood (710) e #italy (339).
    Inoltre, fresco, pratico, veloce, comodo sono fra gli aggettivi che emergono con più frequenza quando si ‘parla’ online di verdura.

    Due temi, quello della comodità e facilità di utilizzo da un lato e della freschezza dall’altro, molto sentiti fra gli utenti. Non è un caso che emerga spesso anche il concetto di #surgelato, che soddisfa entrambe queste caratteristiche e dimostra come i surgelati veg siano ampiamente presenti nei freezer degli italiani, che ne percepiscono il valore in chiave di gusto e praticità. 

    Cara zuppa, ti scatterò una foto

    Fra le parole più citate anche contorni, zuppa, passato e minestrone, che oltre a rimandare ad alcuni piatti tipici della cucina italiana, evidenziano le occasioni di consumo più frequenti.
    Insomma, chiacchierati, ma anche molto fotografati. Il 78,1 % dei contenuti online dedicati ai vegetali è rappresentato da scatti, e il 21,9% da video.

    Insomma, sembra che la natura a tavola sappia rivelarsi in tutta la sua bellezza, oltre che bontà.
    Saranno i colori o le molteplici forme che assumono, certo è che gli ortaggi sono considerati assolutamente fotogenici.

  • Spiagge italiane: lo stabilimento più caro costa fino a 700 euro al giorno

    Quanto cosa passare una giornata al mare sui lidi italiani? Nel 2024 per affittare un ombrellone e due lettini durante il weekend in uno stabilimento standard la spesa media si attesta tra 32 e 35 euro al giorno. Ma le  differenze sul territorio sono piuttosto forti. A Sabaudia, ad esempio, servono fino a 45 euro, che arrivano a 90 a Gallipoli e toccano i 120 in alcune località della Sardegna.

    Secondo il Codacons, che ha realizzato un’indagine sui lidi più costosi d’Italia, quest’anno per l’affitto di ombrellone e lettino sulla spiaggia si arriva a spendere quasi a 700 euro al giorno. E dal nord al sud della penisola si registrano ritocchi dei listini dal +3% al +5% per i servizi balneari.

    I bagni di lusso dal Salento al Lido di Venezia

    Se poi ci si sposta nelle spiagge di ‘lusso’, la spesa supera 500 euro al giorno.
    Al Cinque Vele Beach Club di Marina di Pescoluse, in provincia di Lecce, un gazebo con due sedute in prima fila ubicato nell’area ‘Exclusive’ ad agosto arriva a costare, se prenotato oggi con opzione rimborsabile, ben 696 euro al giorno.

    Servono invece 600 euro, come lo scorso anno, per una tenda araba presso il Twiga di Forte dei Marmi comprensiva di sofà, 2 letti king size, 2 lettini standard, 1 sedia regista e 1 tavolino.
    Per una giornata al mare nella spiaggia del prestigioso Hotel Excelsior del Lido di Venezia, la spesa per una capanna in prima fila è di 515 euro, ma con 2 sdraio, 2 lettini, lenzuolo, cuscino, asciugamano, tavolo, armadio, specchio, attaccapanni.

    La diffida alle Capitanerie di porto: ridare le spiagge agli italiani

    Al beach club dell’Augustus Hotel di Forte dei Marmi si spendono 500 euro per una tenda in prima fila. Stessa spesa al Nikki Beach Costa Smeralda, dove per l’Iconic Beach bed servono 270 euro, ma occorre aggiungere una consumazione minima da 230 euro per vino o champagne, per un totale appunto di 500 euro al giorno.
    E proprio in tema di spiagge e stabilimenti balneari il Codacons, a seguito della decisione del Consiglio di Stato sulle proroghe delle concessioni, ha avviato una nuova iniziativa legale: l’associazione ha presentato una diffida alle Capitanerie di porto di tutta Italia chiedendo di “sanzionare l’utilizzo di concessioni balneari oggetto di proroga illegittima, garantendo in tal modo il pieno utilizzo delle spiagge italiane ai cittadini”.

    No alle proroghe delle concessioni balneari agli stabilimenti

    Il Codacons alla luce della sentenza del Consiglio di Stato ritiene che “le proroghe delle concessioni balneari agli stabilimenti debbano essere considerate invalide. Pertanto le spiagge italiane, in assenza di valide concessioni, poiché appartengono al patrimonio dello Stato, possono essere utilizzate da tutti i cittadini liberamente. Allo stato attuale è legittimo ritenere che i cittadini possano usufruire delle spiagge come ‘libere’, portando ombrelloni e lettini anche lì dove sorgono gli stabilimenti. E, d’altra parte, i gestori di tali stabilimenti, ove titolari di concessioni scadute, nulla possono eccepire dinanzi al comportamento descritto”.

  • Medico di famiglia, punto di riferimento per la salute degli italiani

    Secondo un sondaggio Ipsos, curato dal team di Public Affairs, il 70% degli italiani è soddisfatto del proprio medico di base, con il 38% che esprime addirittura un giudizio ottimo. Una fiducia diffusa su tutto il territorio nazionale, e trasversale alle diverse fasce di età e i livelli di reddito.
    In un momento storico in cui il Sistema Sanitario Nazionale si trova ad affrontare numerose sfide, il medico di base si conferma un punto di riferimento fondamentale per la salute degli italiani.

    Il 19 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale del Medico di Famiglia, con molteplici iniziative di informazione organizzate dalla FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale) nelle piazze delle città italiane. 

    Ma il SSN viene bocciato 

    Quanto al Servizio Sanitario Nazionale, non viene promosso a pieni voti dai cittadini italiani: soltanto il 45% giudica positivamente le prestazioni offerte dal SSN, e solo il 19% ne dà una valutazione buona o ottima. 

    Nonostante ciò, due persone su tre, il 64%, crede ancora in un modello di assistenza sanitaria completamente pubblico. Infatti, il valore della sanità pubblica è riconosciuto e difeso dagli italiani, molti dei quali accetterebbero anche un aumento delle tasse se finalizzato a sostenere il SSN. 

    Fiducia e desiderio di un ruolo rafforzato

    In questo contesto emerge un aspetto positivo. Il ruolo fondamentale dei medici di base, valutato positivamente nel 70% dei casi. 
    Oggi, circa metà degli italiani (48%) sceglie di affidarsi al proprio medico e di considerarlo il punto di riferimento essenziale per la gestione della propria salute.

    Quote minori, invece, percepiscono il medico di base come una figura amministrativa che svolge prevalentemente una funzione burocratica (26%). Oppure, un consulente utile soprattutto a individuare esami di approfondimento e specialisti (25%).

    Non solo un intermediario amministrativo

    I dati Ipsos mostrano, comunque, una chiara visione dei cittadini, che si rafforza ulteriormente quando si passa dalle valutazioni sulla realtà attuale alla situazione considerata ottimale.
    Infatti, in un’ipotetica situazione ideale sono oltre tre su quattro (77%) le persone che vorrebbero instaurare un rapporto di fiducia con il proprio medico. Una tendenza espressa soprattutto dagli over 60, e meno dai Millennials. 

    Gli italiani vedono perciò nel medico di base il punto di riferimento principale per la gestione della propria salute, non solo un intermediario amministrativo o un prescrittore di farmaci ed esami. Ed emerge il desiderio diffuso che questo ruolo si rafforzi ulteriormente, permettendo a queste figure professionali di operare nelle migliori condizioni possibili.

  • Come fare il “cambio di stagione” in modo semplice, veloce e razionale

    Sia con l’avvio della bella stagione, quando finalmente arriva il momento di poter fare sfoggio dei vestiti più leggeri, sia all’inizio della stagione autunnale, quando occorre riporre gli abiti primaverili ed estivi per fare spazio a sciarpe, cappotti e maglioni, arriva il momento del cosiddetto ‘cambio di stagione’. Un appuntamento fisso almeno due volte l’anno.

    Per molte e molti, tuttavia, il cambio di stagione rappresenta un’impresa non da poco, soprattutto per chi ha tanti vestiti da gestire, oppure poco spazio a disposizione.
    Ma niente paura, perché lo staff di Lovebrico, lo store online dedicato ai prodotti di edilizia, a quelli per il giardino e per il fai da te, ha scelto di condividere alcuni consigli utili per svolgere questa operazione senza stress, in modo semplice, veloce e razionale.

    I consigli per un armadio ordinato e senza stress

    Innanzitutto, è necessario svuotare completamente l’armadio. A questo punto, bisogna armarsi di coraggio e fare ‘decluttering’, ovvero, eliminare tutto quanto è superfluo, sia che si tratti di abiti ormai logori, ma ai quali si è ancora affezionati, sia che si tratti di capi che non si indossano mai.

    Eliminare vestiti dal proprio guardaroba non significa comunque buttarli nella spazzatura, anzi. Molti vestiti possono infatti essere riciclati, regalati, rivenduti o dati in beneficenza tramite gli appositi cassonetti per la raccolta degli indumenti usati.

    Stirare i capi prima di riporli nelle apposite scatole

    Un altro aspetto molto importante per poter effettuare il cambio di stagione con razionalità è legato all’organizzazione.

    Stilare una lista dei capi presenti nel proprio guardaroba, così come stirare bene i vestiti per poterli riporre meglio o conservarli all’interno delle apposite scatole per armadio, aiuta a mantenere l’ordine, e a non rovinare gli abiti.

    Armadi, cassettiere, scarpiere per ogni esigenza di archiviazione

    Naturalmente, anche la scelta dell’armadio è importante per poter fare il cambio di stagione in modo più semplice. A questo proposito, Lovebrico offre un’ampia possibilità di scelta, proponendo prodotti per tutte le esigenze, dall’armadio aperto con un design minimal e moderno, all’armadio a due ante. E, ancora, l’ armadio a tre ante e due cassetti e l’armadio a due ante scorrevoli offrono un buon spazio di archiviazione senza appesantire l’ambiente.

    Per riporre vestiti, intimo, maglieria e calzature, invece, è possibile acquistare la ‘cassettiera rovere’ e la ‘scarpiera ingresso’, che si distinguono per il design ricercato e la praticità di utilizzo.