Categoria: Informiamo

  • Frodi creditizie: importo medio +3,2 nel 2024

    Nel 2024 in Italia sono stati registrati quasi 31.000 casi di frodi creditizie basate sul furto di identità, con un importo medio per frode superiore a 4.800 euro e un valore economico complessivo che sfiora 150 milioni di euro.
    Rispetto al 2023 cresce l’importo medio frodato (+3,2%), mentre il valore complessivo dei danni causati rimane stabile.

    Nonostante il leggero calo del numero di frodi rilevate (-4,6%), la tendenza verso danni economici medi è sempre più rilevante.
    Nel 2024 si rileva una netta diminuzione dei casi di frode di piccolo importo: le frodi sotto i 1.500 euro rappresentano il 20,2% del totale, -30% rispetto all’anno precedente.
    Lo evidenzia l’ultima analisi dell’Osservatorio CRIF – Mister Credit sulle Frodi Creditizie.

    Crescono i casi nella fascia 1.500-3.000 euro

    La tendenza indica come i criminali mirino a valori sempre più consistenti. Infatti, crescono i casi nella fascia 1.500-3.000 euro (+11,3%), e soprattutto, si registra quasi il raddoppio (+92,7%) dei casi tra 3.000 e 5.000 euro, che attivano a rappresentare il 15,2% del totale.
    Al contrario, le frodi tra 5.000 e 10.000 euro sono in lieve calo (-6,2%), mentre aumentano sensibilmente anche quelle oltre 10.000 euro (+29,4%), a conferma di una polarizzazione verso importi medi e medio-alti.

    Solo le frodi sopra 20.000 euro mostrano una flessione (-12,1%), segno che i colpi più eclatanti restano meno frequenti, ma le perdite complessive restano ingenti.

    Più colpiti i prestiti finalizzati

    Il prestito finalizzato si conferma la forma di finanziamento più colpita, anche se la sua incidenza continua a ridursi (34,4% dei casi, -23,8% rispetto al 2023). Tuttavia, l’importo medio delle frodi su prestiti finalizzati cresce in modo significativo (+16,7%), attestandosi a quasi 7.000 euro.

    In forte crescita i casi di frode su prestiti personali (+65,9%), che ora rappresentano oltre un quarto del totale e hanno un importo medio superiore a 16.600 euro, segno che i frodatori cercano prodotti finanziari più flessibili.
    Le frodi su carte di credito, incluse le revolving, sono in calo (-11,2%), mentre si conferma la crescita delle truffe legate al Buy Now, Pay Later (BNPL) che pur restando residuali (5,7%), riflettono la maggiore esposizione ai rischi digitali.

    Profilo delle vittime

    Dei beni acquistati con finanziamenti fraudolenti oltre il 10% riguardano spese per la casa, soprattutto elettrodomestici (28,7%), auto-moto (9,6%), elettronica/informatica/telefonia (5,4%), arredamento (5,2%) e immobili/ristrutturazione (5,0%).
    Da segnalare il forte aumento delle frodi sulle spese professionali (+51,5%), che comprendono l’avvio di attività, corsi e formazione.

    Quanto al profilo delle vittime sono i giovani tra 18-40 anni a risultare più vulnerabili. A livello territoriale, Lombardia, Campania, Sicilia e Lazio si confermano le regioni con il maggior numero di casi, seguite da Puglia e Piemonte. La Lombardia, in particolare, registra una crescita significativa (+6,3%), consolidando la sua posizione di regione più colpita.

  • Dazi USA: quanto costerebbero all’export tricolore? Fino a 3,3 miliardi di euro

    È quanto emerge da uno studio promosso da Centromarca, realizzato con il supporto scientifico di Nomisma: conti alla mano, l’introduzione dei dazi statunitensi nel  nostro mercato potrebbe costare all’export italiano di prodotti alimentari e non food tra i 500 milioni e i 3,3 miliardi di euro.

    Secondo lo studio, che in questi giorni sarà condiviso con il Governo e i rappresentanti del mondo politico, l’incertezza sulle aliquote e le modalità di applicazione dei dazi ‘minacciati’ dal presidente USA Donald Trump preoccupa parecchio le industrie italiane.
    E non solo sul piano economico, ma anche perché la loro introduzione non consentirebbe una adeguata pianificazione strategica e nella contrattazione con i buyer americani da parte delle imprese italiane.

    Penalizza ulteriormente anche il cambio sfavorevole tra euro e dollaro

    In relazione all’aliquota che effettivamente potrebbe scattare il prossimo 9 luglio, i valori da considerare sono diversi.
    Se l’aliquota fosse pari al 10% le esportazioni in valore calerebbero di 489 milioni di euro, se salisse al 20% scenderebbero di1,067 miliardi, del 30% si arriverebbe a  -1,734 miliardi, del 40% a -2,489 miliardi e del 50% a -3,334 miliardi di euro.

    A penalizzare ulteriormente le esportazioni contribuirebbe inoltre il cambio sfavorevole euro / dollaro, Nei primi mesi del 2025 la valuta europea si è apprezzata significativamente rispetto a quella americana (+11% tra gennaio e giugno) raggiungendo i livelli più elevati dal 2022.

    Una criticità da non sottovalutare

    “L’incertezza sull’applicazione dei dazi preoccupa molto le nostre industrie, sia sul piano economico sia perché non consente un’adeguata pianificazione strategica e nella contrattazione con i buyer statunitensi – sottolinea Vittorio Cino, direttore generale di Centromarca -. È una criticità da non sottovalutare se si considera la rilevanza del mercato d’oltreoceano per i beni alimentari e non alimentari prodotti in Italia”.

    Rinunciare a un giro d’affari di 9,9 miliardi di euro

    “Nel 2024 le importazioni Usa di beni grocery italiani hanno prodotto un giro d’affari di 9,9 miliardi di euro, con una crescita del +161% rispetto al 2014 e un’incidenza dell’11% sull’export complessivo del settore – prosegue Vittorio Cino -. È degno di nota il fatto che nei primi quattro mesi di quest’anno l’incremento a valore è stato del 14% rispetto allo stesso periodo del 2024. Sulla base di queste considerazioni Centromarca sta supportando le aziende con analisi ad hoc e si interfaccia costantemente con i suoi corrispondenti a Bruxelles e con i ministeri competenti”.

  • e-commerce B2B: vale il doppio del B2C, e nel 2025 cresce del 9%

    Secondo i dati emersi dall’ottava edizione del Focus B2B Digital Commerce di Netcomm, nel 2025 l’e-commerce B2b si consolida come una vera e propria infrastruttura strategica dell’economia moderna, destinata a trasformare le filiere produttive, distributive e relazionali.

    La crescita del B2b (+8,9% rispetto al 2024) è spinta dalla necessità di rendere più efficienti, trasparenti e flessibili i rapporti commerciali tra imprese. E a fine anno il valore dell’e-commerce B2b in Europa varrà oltre 1.600 miliardi di euro, il doppio rispetto agli oltre 840 miliardi del B2c.
    Un’accelerazione che tocca tutti i comparti merceologici e che coinvolge attivamente anche l’Italia, sempre più presente nei marketplace internazionali e nei canali digitali.

    “Il cuore dell’export italiano”

    “Il commercio digitale B2b non è più solo una leva di efficienza, ma un motore per la competitività del sistema industriale italiano e globale – afferma Roberto Liscia, Presidente Netcomm -. Stiamo assistendo a una trasformazione profonda nel modo in cui le imprese si relazionano, vendono e crescono. Dalle Pmi ai grandi gruppi, le aziende che adottano piattaforme digitali, AI e modelli omnicanale sono in grado di esportare meglio, disintermediare i canali tradizionali e costruire relazioni durature con i clienti. I rapporti B2b sono inoltre il cuore dell’export italiano, soprattutto nei settori a più alto valore aggiunto, come il Lifestyle, la Componentistica e l’Agroalimentare. Oggi, grazie al digitale, le imprese possono sviluppare contratti vendor, gestire potenziali clienti internazionali, offrire customer experience personalizzate e scalare i processi di vendita globali in modo efficiente e sostenibile”.

    Digitalizzare le filiere e disintermediare la distribuzione

    Il commercio digitale B2b facilita l’integrazione tra i diversi attori della filiera, consentendo una riduzione significativa dei tempi e dei costi totali di diversi processi: dall’Order to Cash (il processo di ricezione ed evasione degli acquisti dei clienti) alla condivisione intelligente degli stock tra magazzini e canali. Dalla gestione di modelli avanzati come il Dropshipping (la vendita di prodotti online che non prevede il possesso fisico o la gestione in magazzino) al Co-marketing digitale (partnership strategica tra attività commerciali) fino alla configurazione semplificata di offerte complesse.

    Sempre più aziende scelgono, inoltre, di disintermediare la distribuzione per migliorare il controllo sui prezzi, aumentare i margini di vendita e raccogliere dati sui clienti finali.

    Corporate Marketplace, il modello di un ecosistema integrato

    Oltre ai grandi marketplace globali, si afferma sempre più il modello del Corporate Marketplace, piattaforme digitali proprietarie che permettono alle imprese di valorizzare il proprio ecosistema, integrare fornitori e clienti e gestire la complessità industriale su un’unica infrastruttura digitale.

    Al centro della trasformazione del commercio B2b ci sono le tecnologie emergenti. AI, Machine Learning, Headless & Composable Commerce stanno rivoluzionando ogni aspetto dell’esperienza d’acquisto tra imprese.
    Questa rivoluzione tecnologica impone però anche un’evoluzione dei ruoli professionali.
    Il venditore B2b, ad esempio, si trasforma in Brand Ambassador, capace di operare in un contesto omnicanale e ibrido, con nuove competenze digitali e relazionali.

  • Privacy e Intelligenza artificiale: con la GenAI gestire i dati personali è più complesso?

    Emerge dall’ottava edizione del Data Privacy Benchmark Study 2025 di Cisco: il panorama odierno della privacy è complesso, con i fornitori globali, apprezzati per le loro capacità, da una parte, e dall’altra lo storage locale, percepito come più sicuro.

    In pratica, la richiesta di conservazione dei dati a livello locale si interseca con l’utilizzo delle competenze di fornitori internazionali.
    Sebbene siano aumentati i costi operativi derivanti dalla localizzazione dei dati, il 90% delle organizzazioni italiane ritiene che la conservazione locale sia intrinsecamente più sicura.
    Ma allo stesso tempo, l’88%delle aziende italiane pensa che affidarsi a un provider globale offra una migliore protezione dei dati.

    La normativa accresce fiducia e sicurezza dei clienti

    Le normative in materia di privacy restano una pietra miliare della fiducia dei clienti. L’84% degli intervistati italiani ha notato un impatto positivo sulla propria azienda. Nonostante i costi associati alla conformità, un 97% delle imprese italiane dichiara che i ritorni sono nettamente superiori agli investimenti.

    Questo orientamento è confermato dall’aumento della consapevolezza e della fiducia dei consumatori nelle leggi sulla privacy. Il 62% dei consumatori italiani conosca infatti le leggi sulla privacy del Paese.
    Tra questi, l’89% si sente sicuro della capacità di proteggere i propri dati, rispetto ad appena il 43% di coloro che non conoscono le normative.

    AI generativa: si riconoscono i benefici ma permane la preoccupazione 

    Con l’aumento della familiarità verso l’AI (il 63% degli intervistati afferma di avere ormai molta dimestichezza con la GenAI, l’Intelligenza artificiale generativa), anno dopo anno le preoccupazioni rimangono le stesse.

    Molte organizzazioni segnalano di aver ricevuto benefici significativi dalla GenAI, ma la privacy dei dati resta ancora un rischio considerato importante. 
    In particolare, il 64% degli intervistati si preoccupa di condividere inavvertitamente informazioni sensibili pubblicamente o con i concorrenti, ma quasi la metà ammette di immettere dati personali dei dipendenti, o non pubblici, negli strumenti GenAI.

    Aumentano gli investimenti nei processi di governance

    Questa lacuna evidenzia la necessità di strumenti in grado di proteggere le aziende dall’uso improprio dell’AI e dalla perdita di dati.
    Al contempo, la ricerca evidenzia un focus crescente su investimenti nei processi di governance dell’AI.

    Il 99% degli intervistati italiani prevede infatti di riallocare parte delle risorse destinate alla privacy verso iniziative di AI nel prossimo futuro.
    Una tendenza confermata anche dal report AI Readiness Index 2024 di Cisco, che sottolinea come le allocazioni di budget IT nel prossimo anno quasi raddoppieranno, grazie all’implementazione sicura di tecnologie AI.

  • Mercato immobiliare nel 2025: la ripresa è lenta, ma costante

    Il mercato immobiliare italiano continua a mostrare segnali di ripresa, seppur con alcune incertezze. Secondo il 1° Osservatorio Immobiliare 2025 di Nomisma, il settore ha consolidato la crescita avviata nel 2024 grazie all’aumento delle compravendite e alla stabilità dei prezzi.

    Nel 2024, le compravendite hanno registrato un incremento dell’1,3%, sostenuto dalla forte domanda sia per l’acquisto che per la locazione. Parallelamente, i prezzi delle abitazioni hanno continuato a crescere: +1,5% nei mercati principali e +2,1% nei mercati intermedi.

    Le dinamiche del settore

    L’analisi Nomisma ha evidenziato come il mercato immobiliare sia caratterizzato da un equilibrio precario tra domanda e offerta. Da un lato, il lento recupero della capacità di spesa delle famiglie e il miglioramento delle condizioni di accesso al credito stanno favorendo la crescita delle transazioni. Dall’altro, l’offerta risulta ancora insufficiente, limitando un’espansione più marcata.

    Un segnale positivo è arrivato dal quarto trimestre del 2024, che ha registrato un aumento delle compravendite del 7,6%, contribuendo al bilancio positivo dell’anno. Inoltre, il tasso di crescita delle compravendite sostenute da mutuo ha raggiunto il +19,5% nell’ultimo trimestre.

    L’andamento dei prezzi 

    L’andamento dei prezzi ha mostrato una sostanziale stabilità tra il settore del nuovo e quello dell’usato. Tuttavia, in alcune città, come Perugia, si è registrato un aumento più marcato per le abitazioni in ottimo stato (+3,2%), rispetto a quelle usate (+1,9%).

    Nei mercati principali, le difficoltà di accesso alla proprietà hanno incentivato una maggiore propensione verso l’affitto, mentre nei mercati secondari l’acquisto rimane la scelta preferita.

    Trend positivo per la locazione

    Trend positivo anche il comparto della locazione. La domanda elevata ha contribuito all’aumento dei canoni del 3,4% nel 2024. Si tratta però di incrementi influenzati dalle possibilità economiche delle famiglie.

    L’offerta si mantiene stabile, con un tempo medio di assorbimento delle abitazioni in vendita di circa 5 mesi, mentre per le locazioni si attesta intorno ai 2 mesi. Lo sconto praticato sui prezzi di vendita è in media del 10%.

    Prospettive per il 2025

    Secondo Nomisma, il mercato residenziale dovrebbe consolidare la sua crescita, con una stabilizzazione delle compravendite su livelli medio-alti. Si prevede un aumento dei prezzi e un ulteriore incremento dei contratti di locazione, con canoni in crescita del 4%.

    L’accesso al credito continuerà a favorire la domanda, mentre l’offerta rimarrà in linea con i livelli del 2024. Non si prevede un significativo cambiamento nelle preferenze tra acquisto e affitto.

    Dinamiche a due velocità: Roma su, Milano giù 

    Un’analisi specifica delle città di Milano e Roma ha evidenziato dinamiche differenti. A Roma, il mercato è in espansione con una crescita del 2,1% nelle compravendite. Milano, invece, ha visto una lieve flessione nel 2024 (-3,4%), con previsioni di stabilità per il 2025.

    Gli esperti indicano che la domanda a Milano sarà sostenuta dalle attuali condizioni di accesso al credito e dalle capacità finanziarie delle famiglie. A Roma, invece, l’aumento delle transazioni sarà spinto dagli acquisti per investimento e dalla convenienza dell’acquisto rispetto all’affitto, dato l’aumento dei canoni.

  • AI, business, sicurezza: il ruolo del CIO nelle decisioni aziendali 

    In occasione dell’evento organizzato da GoBeyond, dedicato all’ecosistema IT in Italia, sono stati presentati i risultati dello studio ‘Total Cost of Ownership dell’AI’, realizzato da IKN Italy, in collaborazione con Casaleggio Associati e Nomios.
    In uno scenario in continua evoluzione, dove l’Intelligenza artificiale sta ridefinendo i modelli di business e il panorama della cybersecurity aziendale, la figura del CIO assume un ruolo cruciale. Non solo deve facilitare l’adozione dell’AI in azienda, ma deve anche governarla, garantendo che l’innovazione.

    Quello che emerge chiaramente dallo studio è che non tutte le aziende, in base alle loro ambizioni, hanno bisogno di un CAIO. Attualmente, infatti, l’adozione dell’AI nelle aziende è guidata nel 50% dei casi dal CIO, nel 32% dal CDO e solo nel 18% dal CAIO.

    Costruire un modello operativo solido

    Quindi, CIO e CDO possono guidare con successo l’adozione dell’AI, a patto che vi sia un’integrazione efficace delle competenze necessarie.
    Ciò che conta è costruire un modello operativo solido, in cui ruoli e responsabilità siano definiti con chiarezza per garantire un utilizzo strategico dell’AI, e che il suo pieno potenziale di innovazione avvenga in modo sicuro, efficace e strategico.

    In ogni caso, i progetti AI hanno diversi costi nascosti, che vanno dal Data preparation and governance ai costi infrastrutturali, dalla manutenzione alla formazione fino al legacy. Il technical debt vale il 20-40% dei budget tecnologici, e può rallentare lo sviluppo.
    Parallelamente, l’integrazione dell’AI nella cybersecurity è ormai una necessità per contrastare minacce sempre più avanzate.

    Adottare un approccio equilibrato tra innovazione e gestione dei rischi

    Se da un lato l’AI sta rivoluzionando la sicurezza informatica grazie a sistemi di rilevamento avanzato, machine learning, automazione e analisi predittiva, dall’altro rappresenta anche un’arma nelle mani dei cybercriminali, capaci di sviluppare attacchi sempre più sofisticati.
    Il 22% degli intervistati dichiara che non prevede alcuna introduzione dell’AI nella cybersecurity, il 22% la introdurrà entro i prossimi 12 mesi, il 34% utilizza soluzioni AI in modo marginale. Solo il 22% la utilizza in modo esteso.

    In ogni caso, per sfruttare appieno il potenziale dell’AI nella cybersecurity, le aziende devono adottare un approccio equilibrato tra innovazione e gestione dei rischi.

    Regolamentare per assicurare trasparenza e sicurezza

    Inoltre, sebbene l’AI offra numerosi vantaggi in diversi settori, presenta anche rischi significativi, che possono essere mitigati solo attraverso un’efficace governance.
    È essenziale adottare soluzioni AI affidabili, che rispettino standard rigorosi e garantiscano un uso responsabile dei dati.

    Ogni impresa ha il dovere di strutturare un sistema di governance solido, in grado di regolamentare l’utilizzo delle informazioni personali e di assicurare trasparenza e sicurezza.
    Innovazione e responsabilità devono procedere di pari passo: solo un’AI sviluppata e utilizzata in modo etico può trasformarsi in un motore di crescita per il Paese.

  • Logistica e-commerce: boom delle spedizioni online anche in Italia

    Nel settore della Logistica, l’e-commerce continua a registrare una crescita esponenziale anche in Italia, dove oltre il 24% delle spedizioni riguarda il settore Abbigliamento, Sport e Accessori, mentre Informatica ed Elettronica rappresentano oltre il 18% del totale.

    Secondo i dati presentati a Milano in occasione di Netcomm Focus Payment & Logistics 2025, l’evento annuale del Consorzio del commercio digitale in Italia, alla crescita continua dei pagamenti digitali (il valore totale delle transazioni globali toccherà 20,36 trilioni di dollari a fine 2025) si affianca il boom delle spedizioni online. Nel 2025 i pacchi spediti supereranno 217 miliardi, con una previsione di crescita dell’8% rispetto al 2024.

    AI e Business Intelligence migliorano l’efficienza e riducono i costi operativi

    L’analisi delle categorie merceologiche emersa dalla ricerca Delivery Index di Netcomm, in collaborazione con Poste italiane, rileva anche una forte concentrazione di spedizioni tra i principali 10 merchant. Costoro, detengono quote superiori all’80% in categorie come Editoria, Arredamento e Informatica ed Elettronica.

    Questo scenario richiede una maggiore attenzione a una gestione logistica sempre più efficiente e integrata, con soluzioni che vanno dalla multicanalità all’automazione al fine di migliorare l’efficienza e ridurre i costi operativi. Tecnologie come l’Intelligenza artificiale e la Business Intelligence si rivelano sempre più cruciali, permettendo di analizzare dati logistici in tempo reale e ottimizzare la pianificazione della supply chain.

    Sostenibilità prioritaria per i merchant omnicanale

    Con l’aumento dei volumi di spedizione, la sostenibilità si pone oggi come una priorità per i merchant omnicanale.
    Particolare attenzione va riservata ai resi, che in Italia nel 2024 impattano particolarmente sulle zone del Sud, con una percentuale del 7%, (+0,3 rispetto al 2023), seguito dal Nord-Est (6%, +0,5%) e dal Nord-Ovest e le Isole, che registrano aumenti più contenuti, rispettivamente del +5,3% (+0,3) e del +5% (+0,6).

    In questo contesto, l’evoluzione della logistica ‘last mile’ incentiva sempre più i retailer ad adottare soluzioni più sostenibili, come i punti di ritiro e i locker.

    Anche il packaging diventa innovativo

    Queste opzioni di ritiro stanno guadagnando popolarità tra i consumatori italiani, e ormai costituiscono la modalità di consegna preferita nel 20% dei casi.
    Si tratta di sistemi che non solo riducono l’impatto ambientale, ma ottimizzano anche il flusso delle consegne, rendendo la logistica più efficiente e meno costosa.

    Le aziende stanno anche investendo in packaging innovativo, utilizzando materiali ecocompatibili e design minimalisti per ridurre gli sprechi e migliorare l’esperienza del consumatore.
    Allo stesso tempo, la crescente domanda di spedizioni veloci e flessibili sta facendo emergere nuove soluzioni logistiche, come l’utilizzo di droni, robot e veicoli autonomi per ottimizzare le consegne.

  • Italia: più cautela nei crypto-asset, ottime prospettive per la blockchain 

    Negli ultimi anni, le criptovalute e la tecnologia blockchain hanno catturato l’interesse di milioni di italiani, spingendo investitori e aziende a esplorare nuove opportunità. Tuttavia, il settore sta attraversando una fase di rallentamento, con un calo del numero di possessori di crypto-asset e una crescita più contenuta degli investimenti tecnologici.

    Se l’Italia vuole rimanere competitiva in questo ambito, sarà necessario un cambio di passo per sostenere l’innovazione e consolidare la fiducia nel mercato.

    Diminuisce il numero di italiani che possiede criptovalute

    Secondo una ricerca condotta da BVA Doxa per l’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, nel 2024 il numero di italiani che possiedono criptovalute è sceso a 2,7 milioni, pari al 7% della popolazione tra i 18 e i 75 anni con accesso a Internet. Rispetto ai 3,6 milioni del 2023, si registra una contrazione dell’11%, segnale di un atteggiamento più prudente da parte degli investitori.

    L’analisi evidenzia anche che la maggior parte dei possessori di crypto-asset detiene somme relativamente contenute: l’85% non supera i 5.000 euro di controvalore e il 57% ha un portafoglio inferiore a 1.000 euro. Solo una piccola parte, circa il 15%, ha destinato oltre il 30% del proprio patrimonio alle criptovalute. Inoltre, l’interesse verso nuovi investimenti è in calo: mentre nel 2023 il 20% degli italiani dichiarava di voler acquistare crypto-asset, nel 2024 questa percentuale è scesa al 17%.

    Nonostante il rallentamento, il mercato rimane rilevante. Complessivamente, circa 13 milioni di italiani hanno avuto, possiedono o sono interessati a possedere criptovalute, confermando che l’attenzione per il settore non è scomparsa, ma si sta orientando verso una gestione più prudente e selettiva.

    Blockchain: ampi margini di sviluppo

    Parallelamente al mondo delle criptovalute, anche il settore della blockchain continua a svilupparsi, seppur a un ritmo più lento del previsto. Secondo l’Osservatorio Blockchain & Web3, il mercato italiano ha raggiunto un valore di 40 milioni di euro nel 2024, segnando un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. La maggior parte degli investimenti si concentra nel comparto finanziario e assicurativo, che rappresenta il 61% del mercato, seguito dalla Pubblica Amministrazione (22%) e dal real estate (9%). Altri settori, come la logistica e l’automotive, raccolgono il 4% degli investimenti ciascuno.

    Un dato significativo riguarda il calo degli investimenti nel settore agrifood, che è passato dal 10% del 2023 al 2% nel 2024. Questa contrazione riflette le difficoltà nel trovare applicazioni concrete che possano garantire un’adozione su larga scala. Gli esperti paragonano questa fase alla prima diffusione di Internet: senza una tecnologia “game changer” che ne acceleri l’adozione, la blockchain fatica ancora a diventare parte integrante dei processi aziendali su larga scala.

    L’Italia deve accelerare sull’innovazione

    Nonostante le potenzialità della blockchain e del Web3, l’Italia rischia di perdere terreno rispetto ad altri Paesi europei. Gli investimenti nel settore restano limitati e molte startup decidono di trasferirsi in mercati più dinamici. Per evitare di restare indietro, è fondamentale rafforzare il dialogo tra aziende, istituzioni e cittadini, incentivando un ecosistema che favorisca la sperimentazione e l’adozione delle nuove tecnologie.

    L’evoluzione della blockchain e delle criptovalute è ancora in corso, e il loro impatto definitivo sul sistema economico globale è tutto da scrivere. L’Italia, però, deve muoversi rapidamente per non restare spettatrice di una rivoluzione che sta già ridisegnando il futuro della finanza e della tecnologia.

  • PMI, se usano l’AI aumentano i ricavi

    In un contesto segnato dalla rapida ascesa degli agenti autonomi, le Piccole e medie imprese italiane più innovative stanno adottando l’Intelligenza artificiale per sostenere la loro crescita.

    Dal report di Salesforce, dal titolo Small & Medium Business Trends, condotto in 26 paesi, tra cui l’Italia, è emerso che a livello globale il 75% delle Pmi ha introdotto o sperimentato l’Intelligenza artificiale, riconoscendone i benefici in termini di ricavi, efficienza operativa e miglioramento dell’esperienza cliente. In Italia, il 73% delle Pmi sta già utilizzando o testando strumenti di AI. Di queste, il 90% segnala un aumento dei ricavi. Il 75% ritiene infatti che migliorando la qualità dei dati aziendali si possano incrementare i ricavi.

    La crescente complessità tecnologica è la sfida principale

    I 3 principali casi d’uso dell’AI nelle Pmi italiane riguardano gli strumenti di ricerca in linguaggio naturale, l’uso di insight automatizzati sulle campagne, e a pari merito, le previsioni predittive per le vendite.
    Ma il 57% degli imprenditori italiani teme di non riuscire a tenere il passo con i progressi tecnologici dell’AI. L’espansione delle soluzioni tecnologiche pone una crescente pressione sulle Pmi, che devono gestire in maniera efficace infrastrutture digitali sempre più complesse.

    In Italia il 71% dei responsabili delle Pmi considera sfidante stare al passo con l’evoluzione tecnologica. E il 49% segnala una mancanza di tempo per padroneggiare pienamente gli strumenti digitali.

    La fiducia è al centro dell’innovazione

    Le 3 principali preoccupazioni delle Pmi legate all’Intelligenza artificiale riguardano i problemi di sicurezza, la mancanza di strategia o casi d’uso a cui fare riferimento, e questioni etiche.
    Di fatto, la fiducia dei consumatori è al punto più basso degli ultimi anni.

    Per fare fronte a questo nuovo contesto, dominato da maggiori rischi per la sicurezza e rapidi cambiamenti tecnologici, le Pmi scelgono di dare priorità a partnership affidabili. E in Italia, il 77% degli imprenditori è disposto a investire di più se le tecnologie sono offerte da fornitori di fiducia.

    “Un’opportunità unica per competere con aziende di maggiori dimensioni”

    “Sappiamo bene, soprattutto nel nostro Paese, che le Piccole e medie imprese possono contare su team ridotti, ma hanno un grande impatto sull’economia – commenta Giovanni Crispino, ESMB Leader di Salesforce -. Grazie all’Intelligenza artificiale, le Pmi hanno ora un’opportunità unica per ottimizzare le operazioni e competere con aziende di dimensioni maggiori. Gli agenti AI autonomi possono automatizzare attività come la gestione dei clienti e i processi di back-office, consentendo anche alle aziende più piccole di massimizzare le risorse disponibili. I dati di questa ricerca dimostrano chiaramente che chi adotta queste tecnologie sta ottenendo vantaggi significativi, tra cui maggiore produttività, personalizzazione dell’esperienza cliente e un sostanziale incremento dei ricavi”.

  • Meta AI: rilasciato il nuovo modello Llama

    A ottobre 2024 Meta AI, l’assistente di Intelligenza artificiale dell’azienda di Mark Zuckerberg, superava 500 milioni di utenti mensili, e a dicembre ne ha raggiunti quasi 600 milioni. Questa notizia arriva in parallelo al rilascio di Llama 3.3 70b, l’ultimo modello linguistico dell’azienda, in grado di offrire prestazioni simili al precedente Llama 3.1 405b, ma a un costo inferiore.

    Ahmad Al-Dahle, vice presidente dell’unità ‘Generative AI’ di Meta, ha condiviso un grafico su X che mostra come la nuova iterazione del modello sia superiore sia a Gemini Pro 1.5 di Google sia a Gpt-4o di OpenAI.

    Un migliore rapporto performance/costo

    Nonostante il ceo di Meta sia rimasto vago, ha rivelato che il modello è in fase di addestramento tramite 100 mila schede grafiche Nvidia H100, e che una delle versioni ‘più piccole0 dovrebbe essere rilasciata all’inizio del prossimo anno.

    Meta offre attualmente tre modelli linguistici, per un totale di sette versioni. Llama 3.1 (solo testo) è disponibile con 8 e 405 miliardi di parametri, Llama 3.2, disponibile con 1 e 3 miliardi di parametri (solo testo, on-device) e 11 e 90 miliardi di parametri (multimodale). E l’ultimo, Llama 3.3 (solo testo) è disponibile con 70 miliardi di parametri.
    Nonostante le dimensioni ridotte, Llama 3.3 70B offre prestazioni simili a quelle di Llama 3.1 405B.
    Grazie all’uso di avanzate tecniche di post-training, il nuovo modello è ottimizzato al massimo, quindi ha un migliore rapporto performance/costo.

    Open source (ma non per tutti)

    In alcuni test, Llama 3.3 70B ha superato i concorrenti Nova Pro (Amazon), GPT-4o (OpenAI), Gemini Pro 1.5 (Google) e Claude 3.5 Sonnet (Anthropic), ma a vincere nettamente è sul fronte dei prezzi (API): solo 0,1 dollari per un milione di token in input e 0,4 dollari per un milione di token in output.

    Oltre che dal sito ufficiale della società, può essere scaricato anche da Hugging Face. Come tutti i modelli Llama, anche l’ultima versione è open source. Secondo Open Source Initiative, però, questo non è vero, perché l’azienda di Menlo Park obbliga alle piattaforme con più di 700 milioni di utenti mensili a chiedere una speciale licenza.

    “L’ultimo grande aggiornamento AI dell’anno”

    Per l’occasione, Zuckerberg ha anche anticipato l’arrivo del prossimo Llama 4, definendo il rilascio di Llama 3.3 come “l’ultimo grande aggiornamento AI dell’anno”. Il chatbot però, riferisce Punto Informatico, non è ancora disponibile in Europa poiché non rispetta il GDPR, ma le capacità base sono accessibili con gli occhiali smart Ray-Ban.

    Meta ha comunque avviato la costruzione di un data center da 10 miliardi di dollari in Louisiana per l’addestramento dei futuri modelli.