Categoria: Approfondimenti

  • Rallenta lo sviluppo umano: l’Intelligenza artificiale potrebbe aiutarci?

    Gli indicatori di sviluppo umano per diversi decenni hanno mostrato una curva costante e crescente. Tanto che i ricercatori delle Nazioni Unite hanno previsto che entro il 2030 la popolazione mondiale avrebbe goduto di un elevato livello di sviluppo.
    Speranze che si sono infrante negli ultimi anni, a causa di un periodo di crisi eccezionali, tra cui la pandemia da COVID-19. Inoltre, le disuguaglianze tra Paesi ricchi e Paesi poveri sono aumentate per il quarto anno consecutivo.

    I progressi si sono quindi arrestati in tutte le regioni del mondo.
    Ma l’Intelligenza artificiale, se usata nel modo giusto, potrebbe essere un potente strumento per migliorare milioni di vite.
    Emerge dal Rapporto sullo Sviluppo Umano 2025 (HDR 2025), la pubblicazione annuale del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).

    La tecnologia avrà un impatto positivo sul lavoro

    Le pressioni globali, come le crescenti tensioni commerciali e l’aggravarsi della crisi del debito che limita la capacità dei governi di investire nei servizi pubblici, stanno restringendo i tradizionali percorsi di sviluppo.
    Nonostante gli indicatori cupi, il rapporto è ottimista sul potenziale dell’AI, notando il ritmo incalzante con cui gli strumenti gratuiti o a basso costo sono stati abbracciati da aziende e individui.

    I ricercatori dell’UNDP hanno condotto un sondaggio per valutare le opinioni sull’AI e hanno scoperto che circa il 60% degli intervistati si aspetta dalla tecnologia un impatto positivo sul proprio lavoro e crei nuove opportunità.
    Particolarmente entusiasti coloro che vivono in zone a basso e medio livello di sviluppo, dove il 70% si aspetta che l’AI aumenti la propria produttività e due terzi prevedono di utilizzarla nell’istruzione, nella sanità o nel lavoro entro il prossimo anno.

    “Le scelte dei prossimi anni definiranno l’eredità della transizione digitale”

    Gli autori del rapporto includono raccomandazioni di azione per assicurarsi che l’AI sia vantaggiosa, tra cui la modernizzazione dei sistemi educativi e sanitari per soddisfare adeguatamente le esigenze odierne (costruzione di un’economia incentrata sulla collaborazione umana con l’AI piuttosto che sulla competizione) e porre gli esseri umani al centro dello sviluppo dell’AI, dalla progettazione all’implementazione.

    “Le scelte che faremo nei prossimi anni definiranno l’eredità di questa transizione tecnologica per lo sviluppo umano – dichiara Pedro Conceição, direttore dell’Ufficio rapporti sullo sviluppo umano dell’UNDP -. Con le giuste politiche e l’attenzione alle persone, l’AI può essere un ponte verso nuove conoscenze, competenze e idee”.

    Rinnovare l’impegno per la dignità umana

    In definitiva, l’impatto dell’AI è difficile da prevedere. Piuttosto che una forza autonoma, è un riflesso e un amplificatore di valori e disuguaglianze delle società che la plasmano.

    Per evitare una ‘delusione per lo sviluppo’, l’UNDP esorta a rafforzare la cooperazione globale sulla governance dell’AI, ad allineare l’innovazione privata agli obiettivi pubblici e a rinnovare l’impegno per la dignità umana, l’equità e la sostenibilità.
    “L’HDR 2025 non è un rapporto sulla tecnologia – afferma Achim Steiner, amministratore dell’UNDP -. È un rapporto sulle persone e sulla nostra capacità di reinventarci di fronte a un profondo cambiamento”.

  • Imprese: come rafforzare la relazione con le istituzioni finanziarie

    I Chief Financial Officer (CFO) italiani riconoscono il ruolo fondamentale svolto dalle istituzioni finanziarie nel supportare e finanziare con servizi a valore aggiunto le imprese.
    Allo stesso tempo, segnalano l’esigenza di una personalizzazione dell’offerta, una maggiore rapidità e trasparenza nei processi, nonché un rafforzamento delle competenze tecniche e settoriali da parte dei diversi operatori del sistema finanziario.

    Particolare attenzione viene rivolta alla necessità di semplificare la gestione operativa, anche attraverso un utilizzo più esteso delle tecnologie digitali, e alla possibilità di sviluppare soluzioni finanziarie più flessibili e coerenti con le specificità aziendali, soprattutto per le Pmi. In questo contesto, emerge anche un forte interesse verso l’applicazione dell’AI per il miglioramento dei processi analitici e decisionali. Pur ribadendo l’importanza di preservare un adeguato livello di interazione umana, soprattutto nelle valutazioni più complesse. In particolare, nella concessione del credito.
    Emerge dall’edizione 2024 dell’Osservatorio Innovazione Finanziaria – Verticale Imprese di AIFIn, The Financial Innovation Think Tank. 

    Integrare la sostenibilità nei modelli di sviluppo

    Per i CFO la dimensione ESG rappresenta un ambito di crescente rilevanza.
    Le imprese manifestano la volontà di integrare la sostenibilità nei propri modelli di sviluppo e riconoscono il potenziale strategico del dialogo con il sistema finanziario. Tuttavia, sottolineano la necessità di un’offerta più accessibile e calibrata, accompagnata da strumenti di rendicontazione chiari, standardizzati e coerenti con la struttura organizzativa delle aziende, in particolare delle realtà di dimensioni minori.

    Anche sul fronte della finanza per la crescita e l’innovazione, il sistema bancario è visto come un interlocutore centrale. Tuttavia, si riscontra un crescente interesse per soluzioni alternative e complementari, come la finanza agevolata, il private equity o altri strumenti finanziari specifici per questi obiettivi.

    Le direttrici strategiche da seguire

    In questo scenario, i CFO auspicano un rafforzamento del dialogo con il sistema finanziario fondato su una maggiore comprensione delle strategie delle imprese.

    Sulla base delle evidenze raccolte, AIFIn propone alcune direttrici strategiche per l’evoluzione della value proposition delle istituzioni finanziarie e delle banche verso il segmento imprese. Ovvero, promuovere l’innovazione dei modelli relazionali e di servizio, rafforzare l’offerta ESG, investire nella digitalizzazione dei processi e favorire l’introduzione graduale e responsabile dell’intelligenza artificiale. Inoltre, adottare un approccio forward-looking e un utilizzo più ampio di dati prospettici e KPI evoluti.

    Favorire un approccio stakeholder-driven all’innovazione bancaria

    L’obiettivo dell’indagine è approfondire il punto di vista delle imprese in merito all’evoluzione dell’offerta e della relazione con le istituzioni finanziarie, in particolare le banche, favorendo un confronto costruttivo sui temi innovazione, sostenibilità e sviluppo.

    La ricerca ha coinvolto un panel di CFO e responsabili dell’area amministrazione e finanza di imprese di diversi settori produttivi e dimensioni.
    Principale obiettivo dell’indagine, raccogliere le aspettative di innovazione delle imprese verso il sistema bancario e finanziario e si inserisce all’interno di un percorso più ampio promosso da AIFIn, e finalizzato a sensibilizzare e stimolare, in modo indipendente, un approccio stakeholder-driven all’innovazione bancaria, assicurativa e finanziaria.

  • Cybersecurity: nel 2024 triplicano i furti di dati bancari su smartphone

    Nel 2024, il numero di attacchi Trojan Banker su smartphone è aumentato del 196% rispetto all’anno precedente. Nell’ultimo anno, Kaspersky ha rilevato più di 33,3 milioni di attacchi agli utenti su smartphone a livello globale, che hanno coinvolto vari tipi di malware e software dannosi.

    In pratica, i cybercriminali stanno cambiando strategia, utilizzando la distribuzione di massa dei malware per rubare le credenziali bancarie. In particolare, secondo il report di Kaspersky ‘The mobile malware threat landscape in 2024’, pubblicato in occasione del Mobile World Congress 2025 di Barcellona, il numero di attacchi Trojan banker su smartphone Android è passato da 420.000 nel 2023 a 1.242.000 nel 2024.
    Questo malware è stato progettato per rubare le credenziali degli utenti per l’online banking, i servizi di pagamento elettronico e i sistemi per le carte di credito.

    Nessuno è al sicuro da truffe ben congegnate

    I cybercriminali ingannano le vittime convincendole a scaricare i Trojan banker tramite link inviati via SMS o app di messaggistica, allegati dannosi o indirizzando gli utenti a pagine web pericolose.
    Spesso, usano account hackerati per inviare messaggi, aumentando la credibilità della truffa. Inoltre, sfruttano notizie di tendenza e argomenti di attualità per creare un senso di urgenza e abbassare così la guardia delle vittime.

    “I cybercriminali hanno iniziato a ridurre i loro sfori per creare pacchetti di malware unici, concentrandosi invece sulla distribuzione degli stessi file al maggior numero possibile di vittime – ha affermato Anton Kivva, Security Expert di Kaspersky -. Oggi più che mai è importante essere informati e sensibilizzare i propri conoscenti, dai bambini agli anziani, perché nessuno è al sicuro da truffe ben ideate e da trucchi psicologici volti a sottrarre le informazioni bancarie”.

    I malware più diffusi restano gli AdWare

    La classifica delle minacce più diffuse comprende malware, adware e software indesiderati
    Nel corso del 2024, i cybercriminali hanno realizzato in media 2,8 milioni di attacchi malware, adware e software dannosi su dispositivi mobili ogni mese. 

    Sebbene i Trojan banker siano la tipologia di malware che sta crescendo più rapidamente, nella classifica generale si collocano al quarto posto per la quantità di utenti attaccati, con una percentuale del 6%.
    La tipologia di malware più diffusa rimane quella degli AdWare, che conta il 57% del totale, seguito dai Trojan generici (25%) e dai RiskTools (12%). 

    Attenzione anche alle versioni non ufficiali di WhatsApp

    Nel 2024, Fakemoney, un gruppo di applicazioni fraudolente progettate con l’obiettivo di ottenere investimenti e pagamenti falsi, è stata la minaccia più attiva. Un altro malware pericoloso è stato il Trojan Triada, diffuso attraverso versioni modificate di WhatsApp, in grado di scaricare ed eseguire moduli aggiuntivi dannosi o adware, per visualizzare, ad esempio, annunci pubblicitari o effettuare altre operazioni dannose.

    Le versioni non ufficiali di WhatsApp sono state classificate al terzo posto per attività, subito dopo la categoria di minacce generiche basate sul cloud.

  • Seconda casa, il sogno degli italiani per vacanze, pensione e investimento

    Il legame degli italiani con la casa rimane saldo, non solo come prima abitazione: possedere una seconda casa per molti è infatti un obiettivo concreto.
    Nonostante le sfide economiche e le nuove tendenze abitative, a conferma del forte legame con il mattone. l’Italia è tra i Paesi europei con il più alto tasso di proprietà di seconde case.

    Come evidenzia il RE/MAX European Housing Trend Report 2024, nell’evoluzione del mercato immobiliare italiano ed europeo, la seconda casa resta un elemento chiave per chi cerca un equilibrio tra investimento, benessere e pianificazione a lungo termine.

    Al top in Europa per numero di proprietari immobiliari


    L’Italia si classifica tra i Paesi con il più alto tasso di proprietà immobiliare in Europa, con il 72% degli italiani già proprietario della casa in cui vive. Di questi, il 26% possiede anche una seconda abitazione.
    Si tratta di percentuali superiori alle medie europee, che si attestano rispettivamente al 69% per la prima casa e al 25% per la seconda.

    Inoltre, se in Italia la seconda casa è percepita principalmente come un investimento nel benessere e nella famiglia, in altri Paesi europei l’acquisto di un immobile secondario è spesso legato alla possibilità di ottenere una fonte di reddito. Ne è un esempio emblematico la Grecia, dove il 21% dei proprietari affitta la propria seconda abitazione, sfruttandola per generare entrate.
     
    Da luogo di vacanza a eredità per i figli

    Tra le principali ragioni che spingono gli italiani a investire in una seconda casa, il tempo libero è al primo posto. Il 44% di chi ne possiede una la utilizza come casa vacanze, privilegiando località balneari, montane o rurali.

    Un altro aspetto rilevante riguarda la pianificazione della pensione, con il 23% dei proprietari che vede nella seconda abitazione una scelta strategica per il futuro oppure un luogo dove trascorrere gli anni a venire con maggiore tranquillità. 
    Inoltre, per molte famiglie italiane, la seconda casa rappresenta un’eredità per i figli, un bene da trasmettere alle nuove generazioni per garantire loro stabilità e sicurezza economica.

    Dove l’affitto è più diffuso scende il tasso di proprietà

    In generale, la seconda casa rimane un desiderio concreto anche per molti europei. In media, un proprietario su quattro possiede già una seconda abitazione, con percentuali che cambiano da Paese a Paese.
    Nella classifica del RE/MAX European Housing Trend Report 2024, la Bulgaria è al primo posto per proprietari in possesso di una seconda casa (46%), seguita dalla Croazia (37%).

    Al contrario, in nazioni come Regno Unito e Francia il numero di seconde case è nettamente inferiore. Nel primo caso, solo il 15% dei proprietari possiede una seconda abitazione, mentre in Francia la percentuale scende all’11%. In Germania, dove l’affitto è una formula abitativa più diffusa rispetto all’acquisto, il tasso di proprietà di seconde case si ferma al 14%.

  • Cybersecurity: ecco una nuova truffa sui social per rubare dati alle aziende 

    Una nuova tecnica che, come spesso accade, ha come obiettivo quello di ottenere l’accesso agli account aziendali. Si tratta di una truffa di phishing rivolta alle aziende che promuovono le proprie pagine su Facebook. I truffatori inviano e-mail, apparentemente per conto di Meta for Business, la piattaforma di Facebook dedicata alle aziende, sostenendo che nelle pagine aziendali sono presenti contenuti vietati, e suggerendo di fornire spiegazioni per poter sbloccare l’account e la pagina.

    Lo ha scoperto Kaspersky. I dati raccolti in forma anonima dagli esperti rivelano che le e-mail fraudolente hanno iniziato a essere inviate dai truffatori il 14 dicembre. Le segnalazioni provengono da aziende in tutta Europa. 

    Il falso team di supporto Facebook attira le vittime nel tranello

    In particolare, analizzando il campo ‘Da’, ovvero, del mittente, delle e-mail, Kaspersky ha verificato che le stesse sono state inviate da diversi domini non appartenenti a Facebook.

    Il link contenuto nell’e-mail reindirizza gli utenti su Messenger, dove l’account che si finge il team di supporto di Facebook appare legittimo, creando così un falso senso di sicurezza negli utenti.
    Sebbene sia presente l’indicazione che si tratti di una fan page, in una situazione di stress, causata dall’accusa di diffondere contenuti illegali, è facile non accorgersene.

    Uno schema complesso che simula una comunicazione interna alla piattaforma

    Questo schema si distingue per la sua complessità, e a differenza di altre truffe precedenti, che accusavano gli utenti di violazioni del copyright e li invitavano a rispondere via e-mail, questa volta gli attaccanti simulano una comunicazione interna direttamente sulla piattaforma di Facebook.

    “Nel 2025 prevediamo un aumento degli attacchi che sfruttano il social engineering e la fiducia degli utenti sulle principali piattaforme. Truffe come questa stanno diventando sempre più sofisticate, in quanto gli attaccanti tentano di imitare alla perfezione i servizi ufficiali”, ha commentato Andrey Kovtun, Email Threats Protection Group Manager di Kaspersky.

    Mai rispondere ai messaggi prima di verificarne l’autenticità

    Pochi mesi fa Kaspersky aveva già segnalato un altro schema di phishing su Facebook per rubare account aziendali. Pertanto, “Gli utenti devono rimanere vigili, verificare l’autenticità dei messaggi ed evitare di cliccare su link sospetti – ha aggiunto Andrey Kovtun -. Consigliamo agli utenti di non accedere ad account sospetti e di attivare misure di sicurezza aggiuntive, come l’autenticazione a due fattori. Se si riceve una e-mail di questo tipo, è opportuno segnalare il caso al team di supporto di 

  • Il patrimonio museale italiano: un’eccellenza da valorizzare ancora di più 

    Il patrimonio museale italiano rappresenta un pilastro della ricchezza culturale, storica e artistica del Paese. Non per niente questo “tesoro” attrae milioni di visitatori da tutto il mondo. La straordinaria rete di musei, gallerie, siti archeologici e monumenti italiani non solo celebra la storia, ma costituisce un elemento chiave del turismo e della cultura globale.

    Comprendere ciò che rende unica l’esperienza museale è fondamentale per valorizzarne appieno il potenziale.

    Osservatorio 2023-2024: i dati e la metodologia

    La terza edizione dell’Osservatorio sulle recensioni online dei musei italiani, condotta da BVA Doxa, ha analizzato oltre 35.000 recensioni su Google e Tripadvisor raccolte tra luglio 2023 e giugno 2024. Lo studio ha esaminato 26 musei italiani, tra cui musei d’arte, tematici, aree archeologiche e palazzi storici.

    Grazie a tecnologie di intelligenza artificiale, le recensioni sono state categorizzate in sette dimensioni chiave: offerta, organizzazione, biglietteria, location, personale, servizi e dimensione emozionale.

    Tendenze e criticità

    La media delle valutazioni registra un leggero calo (-0,1 punti rispetto al 2023), con le aree archeologiche al vertice del gradimento (4,6 stelle) e palazzi storici in coda (4,4). Tuttavia, le recensioni testuali evidenziano un peggioramento percepito nell’offerta (-6%) e nella dimensione emozionale (-2%). I visitatori richiedono esperienze più coinvolgenti, confrontando sempre più spesso i musei italiani con standard internazionali.

    Nuove aspettative: tecnologia e personalizzazione

    La qualità delle opere non basta più: gli utenti chiedono mostre temporanee, tecnologie interattive e percorsi immersivi. Realtà aumentata e digitalizzazione sono oggi formule apprezzate. Allo stesso tempo, cresce l’importanza di potersi interfacciare con personale qualificato e accogliente.

    I palazzi storici soffrono di un divario tra esterni imponenti e interni percepiti come spogli, mentre le aree archeologiche si distinguono per l’atmosfera evocativa, pur risentendo di problemi organizzativi.

    Il museo ideale: una visione per il futuro

    La ricerca ha delineato il profilo ideale del museo contemporaneo, che dovrebbe puntare su cinque punti cardine. Si tratta di Innovazione, per arricchire l’offerta con nuove tecnologie; Digitalizzazione, per creare percorsi immersivi e interattivi; Confort e servizi, ad esempi creando spazi di relax, come caffetterie.

    Il museo ideale dovrebbe poi spingere sul concetto di Inclusività, in modo da democratizzare l’accesso alla cultura, e con Personale adeguatamente formato.

    Eccellenze italiane

    Tra i musei più apprezzati emergono il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino e il Vittoriale degli Italiani, eccellenti per valutazioni e capacità di emozionare. 

  • Economia: il futuro del PIL e del debito mondiale secondo il FMI

    Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’incremento del Pil globale previsto nel corso dell’anno è del 3,2%, e di un ulteriore 3,2% per il 2025.
    Nel dettaglio, su tutti i Paesi primeggia l’India, la cui crescita si manterrebbe uguale o superiore al 6,5%, nonostante inferiore di oltre un punto rispetto al 2023 (+8,2%).

    Al contrario, gli Stati Uniti non migliorano il loro risultato, passando dal 2,9% del 2023 al 2,8% del 2024, il Giappone sembra destinato a rimanere nel limbo dell’1% (0,3% 2024, 1,1% 2025), e la Cina, sebbene lontana dai record degli anni passati, conta di chiudere il 2024 con un +4,8% (+5,2% 2023).

    Entro il 2030 il debito raggiungerà il 100% del Pil

    Nell’Outlook di ottobre il Fondo segnala l’urgenza di mettere un argine al debito pubblico per ridurre incertezza e potenziale di crisi. Il debito pubblico globale potrebbe infatti toccare 100.000 miliardi di dollari entro l’anno, portandosi a una quota pari al 93% del Pil mondiale.

    Le previsioni confermano una tendenza che farebbe raggiungere al debito il livello del Pil entro il 2030.
    Nell’Eurozona, invece, le previsioni sull’andamento del Pil complessivo si fermano allo 0,8% per il 2024 e non vanno oltre l’1,2% per il 2025.

    Eurozona: Germania crescita zero, poco ottimismo per l’Italia

    Fra i Paesi europei, la Germania si distingue per una crescita zero nel 2024 e un modesto recupero nel 2025, con un Pil inferiore al punto percentuale. Solo la Spagna sembra mostrare una maggiore capacità di far aumentare il Pil: le stime delineano +2,9% per il 2024 e una tenuta sopra il 2% per il 2025. La Francia presenta valori in linea nel triennio 2023-202, con una crescita che si aggira intorno all’1%.

    In Italia diversi indicatori non contribuiscono a diffondere ottimismo: il livello del debito pubblico, oggi pari a 2.868 miliardi (134,8% del Pil), l’indebitamento netto previsto per il 2024 al 3,8% del Pil (7,2% nel 2023), la spesa per interessi vicina agli 80 miliardi (3,7% del Pil).
    Inoltre, i flussi degli investimenti diretti esteri in entrata segnano -61,6% nel primo semestre 2024 rispetto allo stesso semestre 2023, passando da 22 miliardi agli attuali 8 miliardi.

    Super Index Aibe 2024: sul podio Germania, Canada, Corea del Sud

    Il Super Index Aibe 2024, elaborato dal Censis in collaborazione con l’Associazione italiana delle banche estere assegna alla Germania il primo posto fra i 18 Paesi del G20 per determinare il grado di attrattività degli investimenti esteri, il secondo al Canada e il terzo alla Corea del Sud.

    L’Italia si colloca al 9° posto, dopo il Giappone e prima della Cina, ma riceve un riconoscimento per la sua performance nel commercio estero, con una quota di esportazioni sul Pil che le garantisce il 4° posto fra i 18 Paesi, preceduta solo da Germania, Corea del Sud e Messico.
    L’Italia si colloca invece nelle posizioni più basse per quanto riguarda popolazione in età attiva (16°), innovazione e la creazione di condizioni a favore del benessere sociale (10°), diffusione del digitale (10°).

  • Perchè lo sport fa bene non solo alla salute, ma anche all’economia nazionale?

    Lo sport fa bene, si sa. Ma non solo alla salute: fa bene anche all’economia dei Paesi, facendo alzare il PIL e il numero di posti di lavoro. Lo sport e tutto ciò che concerne l’attività sportiva, infatti, sono in grado di generare benefici su larga scala per l’intera Italia.Lo sport può infatti influenzare positivamente l’economia, aumentando la produttività e creando nuove opportunità occupazionali.

    Ad esempio, un incremento del 10% della pratica sportiva tra la popolazione potrebbe, nel medio-lungo termine, portare a un aumento del PIL di circa 34 miliardi di euro all’anno e creare 81 mila nuovi posti di lavoro. Questi dati emergono dal report di Deloitte “Lo Sport: settore chiave per lo sviluppo sociale, educativo ed economico del Paese”, presentato durante un evento organizzato in collaborazione con il Coni.

    Collaborazione pubblico-privato e infrastrutture

    Fabio Pompei, Ceo di Deloitte Italia, sottolinea l’importanza di un approccio strategico per massimizzare i benefici dello sport a livello nazionale. Egli evidenzia come la cooperazione tra settore pubblico e privato sia cruciale per definire le politiche sociali, sviluppare infrastrutture adeguate e promuovere la formazione di nuove competenze.
    Questo approccio integrato può garantire un impatto positivo duraturo, contribuendo a migliorare la produttività e il benessere della popolazione.

    Il ruolo delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026

    Giovanni Malagò, Presidente del Coni, ha ribadito l’importanza di eventi sportivi come le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, considerati un’occasione unica per rafforzare l’immagine dell’Italia a livello internazionale e generare un impatto economico e sociale positivo. Secondo il 57% degli italiani, il Paese ha la capacità di organizzare eventi sportivi internazionali con successo, e ben 3 italiani su 4 ritengono che le Olimpiadi lasceranno un’eredità positiva.

    Benessere fisico e sociale

    L’aumento della pratica sportiva avrebbe anche effetti tangibili sulla salute della popolazione. Se più individui facessero sport, si presenterebbe una riduzione del 3,3% delle persone in sovrappeso e un calo dell’1,6% delle patologie muscolo-scheletriche.

    Oltre al benessere fisico, migliorerebbe anche quello mentale, con un incremento dell’1,1% dell’indice di salute mentale e un aumento del 6,4% della soddisfazione per la propria vita. Lo sport contribuirebbe inoltre a rafforzare le relazioni sociali, riducendo al contempo comportamenti devianti come il fumo (-5%) e l’alcol (-4,9%).

    Lo sport come mezzo di inclusione

    Investire nello sport significa anche promuovere valori di diversità e inclusione, offrendo a tutti la possibilità di esprimere il proprio talento indipendentemente dalle condizioni personali. Lo sport si configura quindi come un potente mezzo di comunicazione capace di coinvolgere diverse generazioni e culture, migliorando la coesione sociale e l’immagine del Paese.

  • ChatGpt: secondo gli esperti l’ultima AI di OpenAI è a “rischio medio”

    Prima di rilasciare GPT-4o, lanciata pubblicamente nel mese di maggio di quest’anno, OpenAI ha coinvolto un gruppo esterno di esperti di sicurezza, noti come red teamer, allo scopo di individuare eventuali vulnerabilità nell’ultima release del chat bot ChatGPT. 
    Si tratta di una pratica abbastanza comune nel settore informatico, a maggior ragione per quanto riguarda l’Intelligenza artificiale.

    Di fatto, riferisce Adnkronos, i risultati collocano GPT-4o a un livello di rischio considerato “medio”. Recentemente OpenAI ha infatti pubblicato la scheda di sistema, un documento che illustra le misure di sicurezza e le valutazioni dei rischi effettuate dall’azienda prima del rilascio del suo ultimo modello di Intelligenza artificiale. 

    Quattro categorie analizzate: sicurezza informatica, minacce biologiche, persuasione, autonomia del modello

    In pratica, gli esperti hanno esaminato rischi come la possibilità che GPT-4o potesse creare cloni non autorizzati della voce di qualcuno, contenuti erotici e violenti, o segmenti di audio protetto da copyright. Ora, i risultati di queste valutazioni sono stati resi pubblici. 

    Secondo il quadro di valutazione di OpenAI, i ricercatori hanno classificato GPT-4o appunto come a “rischio medio”.
    Il livello complessivo di rischio è stato determinato dal più alto grado di rischio tra quattro categorie principali, che comprendono sicurezza informatica, minacce biologiche, persuasione e autonomia del modello.

    Tutte a basso rischio tranne la persuasione: i testi potrebbero influenzare le opinioni di chi legge

    Tutte queste categorie sono state valutate a basso rischio, eccetto la persuasione, dove è stato riscontrato che alcuni campioni di testo prodotti da GPT-4o potevano influenzare le opinioni dei lettori più efficacemente dei testi scritti da esseri umani, anche se nel complesso i campioni del modello non erano più persuasivi.

    Di fatto, ci sono state molte richieste affinché OpenAI sia più trasparente, non solo riguardo ai dati di addestramento del modello, ma anche sui test di sicurezza.

    La California potrebbe approvare una legge per valutare e stabilire la conformità dei modelli

    In California, dove hanno sede OpenAI e molti altri laboratori che si occupano di Intelligenza artificiale, il senatore statale Scott Wiener sta cercando di far approvare una legge per regolare i modelli di linguaggio di grandi dimensioni, inclusi vincoli che renderebbero le aziende legalmente responsabili se la loro Intelligenza artificiale venisse utilizzata in modi dannosi.

    Se la legge sarà approvata, i modelli di Intelligenza artificiale di OpenAI dovranno conformarsi alle valutazioni del rischio imposte dallo Stato prima di essere resi disponibili al pubblico.

  • Second hand e moda sostenibile: perché in Italia è la “first choice”?

    In Italia la moda di seconda mano spesso è la prima scelta: il 74% degli italiani si dichiara interessato, senza differenze tra le diverse generazioni.
    È quanto emerge dai risultati dell’indagine di Ipsos dal titolo ‘Second hand, first choice?’, lo studio che ha indagato il fenomeno del second hand e il concetto di moda sostenibile, coinvolgendo generazioni diverse con differenti attitudini ai consumi e vari livelli di competenze digitali.

    Secondo la roicerca, il concetto di moda circolare, conosciuto dal 31% degli italiani, viene associato principalmente ai suoi aspetti più concreti e creativi di recupero, riadattamento e riciclo. Ma al contempo, l’impatto della moda in termini di inquinamento è ancora sottovalutato. Soltanto l’11% considera il settore della moda uno dei più inquinanti. 

    La moda è concreta: si tocca, si prova, si sperimenta, si vive

    Il fashion, benché coinvolga principalmente leve emozionali e si connetta con l’autostima e il desiderio di autorappresentazione, ha in sé anche una natura concreta e tangibile. La moda si tocca, si prova, si sperimenta, si vive.

    È fondamentale, quindi, che le campagne di comunicazione delle aziende del settore raccontino ed espongano progetti reali, per non trasformare l’azione pubblicitaria in un potenziale boomerang.
    Un’azione che coinvolga direttamente i consumatori è proprio quella della vendita dei propri capi usati. Il mercato del second hand comprende infatti sia la vendita sia lo scambio.

    Vendere e comprare dall’abbigliamento generico ai marchi di lusso

    Secondo l’indagine, il 29% degli intervistati dichiara di essere attivo nella vendita dei propri capi di abbigliamento, mentre si dedica esclusivamente all’acquisto una percentuale più alta (47%),
    In generale, la maggior parte degli acquisti degli italiani riguarda abbigliamento generico (72%) e borse (27%), e per il 63% marchi non di lusso, rispetto ai marchi di lusso (37%). 

    In particolare, gli attori principali del second hand italiano sono le ragazze e i ragazzi della GenZ, al primo posto tra le generazioni per percentuale di acquirenti (26%), e venditori (10%).

    Canali di acquisti preferiti ancora negozi e mercatini 

    I negozi fisici, i mercatini e le fiere rimangono i canali di acquisto preferiti (79%), rispetto agli acquisti online (39%) e alle piattaforme come Vinted (31%). Il primo motivo che fa preferire l’acquisto di un indumento di seconda mano è il risparmio economico (69%), mentre ciò che blocca maggiormente è il pregiudizio sulla scarsa igiene (55%).

    Insomma, il sondaggio mostra un fruitore interessato a evitare sprechi (54%), desideroso di dare nuova vita e storia ai propri abiti (46%) e guadagnare dalla vendita di un capo usato (28%). Un consumatore, però, che a volte non sa ancora dove comprare second hand (21%), incerto sulle sue scelte (20%) e preoccupato per il fitting del capo (19%).