Autore: giuliau11

  • Cybersecurity: ecco una nuova truffa sui social per rubare dati alle aziende 

    Una nuova tecnica che, come spesso accade, ha come obiettivo quello di ottenere l’accesso agli account aziendali. Si tratta di una truffa di phishing rivolta alle aziende che promuovono le proprie pagine su Facebook. I truffatori inviano e-mail, apparentemente per conto di Meta for Business, la piattaforma di Facebook dedicata alle aziende, sostenendo che nelle pagine aziendali sono presenti contenuti vietati, e suggerendo di fornire spiegazioni per poter sbloccare l’account e la pagina.

    Lo ha scoperto Kaspersky. I dati raccolti in forma anonima dagli esperti rivelano che le e-mail fraudolente hanno iniziato a essere inviate dai truffatori il 14 dicembre. Le segnalazioni provengono da aziende in tutta Europa. 

    Il falso team di supporto Facebook attira le vittime nel tranello

    In particolare, analizzando il campo ‘Da’, ovvero, del mittente, delle e-mail, Kaspersky ha verificato che le stesse sono state inviate da diversi domini non appartenenti a Facebook.

    Il link contenuto nell’e-mail reindirizza gli utenti su Messenger, dove l’account che si finge il team di supporto di Facebook appare legittimo, creando così un falso senso di sicurezza negli utenti.
    Sebbene sia presente l’indicazione che si tratti di una fan page, in una situazione di stress, causata dall’accusa di diffondere contenuti illegali, è facile non accorgersene.

    Uno schema complesso che simula una comunicazione interna alla piattaforma

    Questo schema si distingue per la sua complessità, e a differenza di altre truffe precedenti, che accusavano gli utenti di violazioni del copyright e li invitavano a rispondere via e-mail, questa volta gli attaccanti simulano una comunicazione interna direttamente sulla piattaforma di Facebook.

    “Nel 2025 prevediamo un aumento degli attacchi che sfruttano il social engineering e la fiducia degli utenti sulle principali piattaforme. Truffe come questa stanno diventando sempre più sofisticate, in quanto gli attaccanti tentano di imitare alla perfezione i servizi ufficiali”, ha commentato Andrey Kovtun, Email Threats Protection Group Manager di Kaspersky.

    Mai rispondere ai messaggi prima di verificarne l’autenticità

    Pochi mesi fa Kaspersky aveva già segnalato un altro schema di phishing su Facebook per rubare account aziendali. Pertanto, “Gli utenti devono rimanere vigili, verificare l’autenticità dei messaggi ed evitare di cliccare su link sospetti – ha aggiunto Andrey Kovtun -. Consigliamo agli utenti di non accedere ad account sospetti e di attivare misure di sicurezza aggiuntive, come l’autenticazione a due fattori. Se si riceve una e-mail di questo tipo, è opportuno segnalare il caso al team di supporto di 

  • Meta AI: rilasciato il nuovo modello Llama

    A ottobre 2024 Meta AI, l’assistente di Intelligenza artificiale dell’azienda di Mark Zuckerberg, superava 500 milioni di utenti mensili, e a dicembre ne ha raggiunti quasi 600 milioni. Questa notizia arriva in parallelo al rilascio di Llama 3.3 70b, l’ultimo modello linguistico dell’azienda, in grado di offrire prestazioni simili al precedente Llama 3.1 405b, ma a un costo inferiore.

    Ahmad Al-Dahle, vice presidente dell’unità ‘Generative AI’ di Meta, ha condiviso un grafico su X che mostra come la nuova iterazione del modello sia superiore sia a Gemini Pro 1.5 di Google sia a Gpt-4o di OpenAI.

    Un migliore rapporto performance/costo

    Nonostante il ceo di Meta sia rimasto vago, ha rivelato che il modello è in fase di addestramento tramite 100 mila schede grafiche Nvidia H100, e che una delle versioni ‘più piccole0 dovrebbe essere rilasciata all’inizio del prossimo anno.

    Meta offre attualmente tre modelli linguistici, per un totale di sette versioni. Llama 3.1 (solo testo) è disponibile con 8 e 405 miliardi di parametri, Llama 3.2, disponibile con 1 e 3 miliardi di parametri (solo testo, on-device) e 11 e 90 miliardi di parametri (multimodale). E l’ultimo, Llama 3.3 (solo testo) è disponibile con 70 miliardi di parametri.
    Nonostante le dimensioni ridotte, Llama 3.3 70B offre prestazioni simili a quelle di Llama 3.1 405B.
    Grazie all’uso di avanzate tecniche di post-training, il nuovo modello è ottimizzato al massimo, quindi ha un migliore rapporto performance/costo.

    Open source (ma non per tutti)

    In alcuni test, Llama 3.3 70B ha superato i concorrenti Nova Pro (Amazon), GPT-4o (OpenAI), Gemini Pro 1.5 (Google) e Claude 3.5 Sonnet (Anthropic), ma a vincere nettamente è sul fronte dei prezzi (API): solo 0,1 dollari per un milione di token in input e 0,4 dollari per un milione di token in output.

    Oltre che dal sito ufficiale della società, può essere scaricato anche da Hugging Face. Come tutti i modelli Llama, anche l’ultima versione è open source. Secondo Open Source Initiative, però, questo non è vero, perché l’azienda di Menlo Park obbliga alle piattaforme con più di 700 milioni di utenti mensili a chiedere una speciale licenza.

    “L’ultimo grande aggiornamento AI dell’anno”

    Per l’occasione, Zuckerberg ha anche anticipato l’arrivo del prossimo Llama 4, definendo il rilascio di Llama 3.3 come “l’ultimo grande aggiornamento AI dell’anno”. Il chatbot però, riferisce Punto Informatico, non è ancora disponibile in Europa poiché non rispetta il GDPR, ma le capacità base sono accessibili con gli occhiali smart Ray-Ban.

    Meta ha comunque avviato la costruzione di un data center da 10 miliardi di dollari in Louisiana per l’addestramento dei futuri modelli.

  • Il patrimonio museale italiano: un’eccellenza da valorizzare ancora di più 

    Il patrimonio museale italiano rappresenta un pilastro della ricchezza culturale, storica e artistica del Paese. Non per niente questo “tesoro” attrae milioni di visitatori da tutto il mondo. La straordinaria rete di musei, gallerie, siti archeologici e monumenti italiani non solo celebra la storia, ma costituisce un elemento chiave del turismo e della cultura globale.

    Comprendere ciò che rende unica l’esperienza museale è fondamentale per valorizzarne appieno il potenziale.

    Osservatorio 2023-2024: i dati e la metodologia

    La terza edizione dell’Osservatorio sulle recensioni online dei musei italiani, condotta da BVA Doxa, ha analizzato oltre 35.000 recensioni su Google e Tripadvisor raccolte tra luglio 2023 e giugno 2024. Lo studio ha esaminato 26 musei italiani, tra cui musei d’arte, tematici, aree archeologiche e palazzi storici.

    Grazie a tecnologie di intelligenza artificiale, le recensioni sono state categorizzate in sette dimensioni chiave: offerta, organizzazione, biglietteria, location, personale, servizi e dimensione emozionale.

    Tendenze e criticità

    La media delle valutazioni registra un leggero calo (-0,1 punti rispetto al 2023), con le aree archeologiche al vertice del gradimento (4,6 stelle) e palazzi storici in coda (4,4). Tuttavia, le recensioni testuali evidenziano un peggioramento percepito nell’offerta (-6%) e nella dimensione emozionale (-2%). I visitatori richiedono esperienze più coinvolgenti, confrontando sempre più spesso i musei italiani con standard internazionali.

    Nuove aspettative: tecnologia e personalizzazione

    La qualità delle opere non basta più: gli utenti chiedono mostre temporanee, tecnologie interattive e percorsi immersivi. Realtà aumentata e digitalizzazione sono oggi formule apprezzate. Allo stesso tempo, cresce l’importanza di potersi interfacciare con personale qualificato e accogliente.

    I palazzi storici soffrono di un divario tra esterni imponenti e interni percepiti come spogli, mentre le aree archeologiche si distinguono per l’atmosfera evocativa, pur risentendo di problemi organizzativi.

    Il museo ideale: una visione per il futuro

    La ricerca ha delineato il profilo ideale del museo contemporaneo, che dovrebbe puntare su cinque punti cardine. Si tratta di Innovazione, per arricchire l’offerta con nuove tecnologie; Digitalizzazione, per creare percorsi immersivi e interattivi; Confort e servizi, ad esempi creando spazi di relax, come caffetterie.

    Il museo ideale dovrebbe poi spingere sul concetto di Inclusività, in modo da democratizzare l’accesso alla cultura, e con Personale adeguatamente formato.

    Eccellenze italiane

    Tra i musei più apprezzati emergono il Museo Nazionale dell’Automobile di Torino e il Vittoriale degli Italiani, eccellenti per valutazioni e capacità di emozionare. 

  • Sicurezza IT: quali sono le sfide per le aziende italiane nel 2024?

    Emerge dal recente Kaspersky IT Security Economics Report: i problemi relativi alla sicurezza informatica che più preoccupano le aziende italiane riguardano perdita di produttività, protezione degli ambienti tecnologici complessi e scarsa conoscenza in materia di cybersecurity. In generale, si tratta di sfide alimentate dalle crescenti esigenze e requisiti di sicurezza in ambito IT.

    Di fatto, in Italia, il 43% delle aziende considera i tempi di inattività e la perdita di produttività come i problemi più gravi causati da una sicurezza IT inadeguata. Questi problemi sono principalmente legati ai lunghi tempi necessari per rilevare le minacce (51%) e al mancato accesso ai servizi rivolti ai clienti (44%), come, ad esempio, siti web, sistemi di pagamento, portali.

    Ambienti tecnologici complessi richiedono soluzioni altrettanto complesse

    Secondo il 39% degli intervistati, tra le principali preoccupazioni rientrano la sicurezza degli ambienti tecnologici complessi e la connettività dei dati.

    I potenziali problemi sono dovuti soprattutto da un funzionamento non corretto o errori della soluzione di sicurezza che lasciano i sistemi esposti (51%), dalla gestione della sicurezza su più piattaforme informatiche (43%), e dal numero crescente di incidenti che coinvolgono dispositivi connessi non informatici (34%).

    Quando il problema è la scarsa conoscenza da parte degli utenti

    La scarsa conoscenza in materia di sicurezza informatica degli utenti finali, come, ad esempio, i dipendenti che commettono sempre gli stessi errori, è una preoccupazione rilevante per il 38% delle aziende italiane, suggerendo la necessità di diffondere maggiormente la cybersecurity awareness per ridurre i rischi.

    “Nell’attuale panorama delle minacce, sempre più complesso e in continua evoluzione, il livello di sofisticazione dei cyberattacchi ha reso necessario una maggiore attenzione da parte delle aziende”, ha commentato Alexey Vovk, Information Security Director di Kaspersky.

    “Ogni aspetto dell’attività dell’organizzazione va protetto adeguatamente”

    “Di conseguenza – ha aggiunto Alexey Vovk -, è fondamentale che le organizzazioni proteggano ogni aspetto delle loro attività da possibili violazioni.
    Gli aggressori non si affidano più esclusivamente agli exploit zero-day, poiché un semplice clic su un link dannoso o una vulnerabilità nell’infrastruttura di un fornitore possono causare danni devastanti. Questo sottolinea come la sicurezza delle informazioni debba basarsi su un approccio globale e sistematico, piuttosto che limitarsi all’adozione di singole misure specifiche”.

    Il report annuale di Kaspersky analizza i cambiamenti nei budget, nelle violazioni e nelle sfide aziendali che interessano i responsabili della sicurezza IT, e si basa su interviste a professionisti dell’IT e della sicurezza informatica che operano in aziende di diverse dimensioni e settori.
    L’indagine è stata condotta in 27 Paesi in Europa (tra cui l’Italia), Asia-Pacifico, Medio Oriente, Turchia, Africa, America Latina e Nord America.

  • Nuovo codice stradale: cosa si rischia con le regole in vigore?

    Droga e alcol, uso del cellulare, velocità. Un poker che per chi si mette alla guida, con il nuovo codice della strada appena entrato in vigore, si traduce in multe elevate, ritiro della patente, e nei casi più gravi, nel carcere.
    Insomma, partire da gennaio 2025, le sanzioni per chi infrange le regole si fanno ancora più dure.

    A titolo di esempio, per i neopatentati, sono previste ammende pesanti se si viene fermati alla guida in stato di ebbrezza e uno stop alla patente fino ai 24 anni di età.
    E se invece si è al volante sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, ecco che scatta la sospensione immediata della patente.

    Conviene pagare subito le multe

    Se si commette un’infrazione, verrà notificata, come accaduto finora, per posta o via PEC. Nel caso l’infrazione stradale sia riconosciuta e giustificata, il consiglio è di pagarla entro il termine stabilito, per non aggiungere tasse d’ingiunzione molto elevate.

    Ogni ritardo nel pagamento di una multa porta a un incremento dell’importo originale. Dopo 60 giorni dall’emissione, la somma aumenta a causa degli interessi e delle sanzioni, e l’aumento è pari al 10% ogni 6 mesi sul totale dovuto.
    Per poter usufruire di sconti del 30% ricordare che vengono applicati per chi paga velocemente nei primi 5 giorni.

    Il ricorso va suffragato da prove concrete

    Diverso se l’infrazione non dovesse essere riconosciuta o dovesse essere sbagliata. In tal caso, è possibile presentare ricorso entro i termini di legge: per iscritto, per via gerarchica al prefetto, o direttamente al giudice di pace.
    Chi inoltra un ricorso e poi esce perdente avrà un importo da pagare pressoché raddoppiato. Quindi, questa scelta va fatta ragion veduta.

    E se l’automobilista non dovesse pagare la multa, rischia di incorrere in sanzioni molto più pesanti, fino al fermo o al sequestro del veicolo.
    Non è perciò una buona idea ignorare le contravvenzioni. Se l’infrazione è grave, la patente può essere ritirata dall’autorità e il conducente ha quindi il divieto di guidare per un determinato periodo.

    Viaggiare in auto non deve diventare un incubo

    Giovanni D’Agata, presidente dello ‘Sportello dei Diritti’, raccomanda di rispettare il codice della strada e di pagare le eventuali multe, se dovesse capitare di infrangere la normativa, affinché il viaggio resti un piacere e non diventi un incubo.

    Ma c’è anche una novità che in futuro potrebbe diventare rilevante. Nell’articolo 35 del nuovo codice della strada si fa riferimento alla necessità di un allineamento internazionale delle norme con gli stati dell’Unione europea e con quelli con cui esistono determinati accordi, il tutto per armonizzare le disposizioni con quanto avviene all’estero. Ciò potrebbe ulteriormente portare a ulteriori modifiche in futuro.

  • Contract Logistics: a fine 2024 fatturato stabile a 117,8 miliardi di euro

    Dopo la forte crescita del biennio pandemico 2021-2022, favorita dall’espansione economica e l’aumento dei flussi logistici, nel 2023 il fatturato della Contract Logistics, la Logistica conto terzi, si è stabilizzato intorno a 115 miliardi di euro, principalmente per il rallentamento dell’attività economica e industriale.

    A quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Contract Logistics ‘Gino Marchet’ del Politecnico di Milano, anche per il 2024 si prevede una situazione analoga, con una crescita in termini reali dello 0,7%, il +1,7% in termini nominali, per raggiungere un valore di 117,8 miliardi di euro.
    Se il settore della Logistica è sempre più centrale per le aziende italiane e il sistema Paese, in questi ultimi anni ha dovuto affrontare un contesto sempre più complesso, caratterizzato da incertezza e criticità.

    Nuove sfide per i fornitori di servizi

    La Logistica oggi è considerata ‘centrale’ dal 65% delle aziende committenti, secondo cui deve agire su più fronti contemporaneamente: contenere i costi (41%), migliorare il livello di servizio (42%) e l’impatto ambientale (17%).

    Se da un lato si assiste a questa evoluzione sul fronte della domanda, dall’altro si aprono nuove sfide per i fornitori di servizi logistici. Ovvero, l’attrattività del personale, la transizione green, e in senso più in ampio, la sostenibilità ambientale e sociale.
    Nel totale della Logistica in Italia la terziarizzazione è stabile al 45,5%. Il principale aspetto ricercato dalle imprese della domanda nell’outsourcing è la flessibilità (44%) e la modifica della struttura costo/servizio (34%).

    L’evoluzione dei grandi player e la difficoltà dei piccoli fornitori 

    Nella Contract Logistics crescono i dipendenti diretti, +15% tra i Top Player del settore nei dati a consuntivo, e le operazioni di M&A. Sono infatti 36 quelle mappate per la Logistica nazionale nel biennio 2023-2024, per un valore di circa un miliardo.
    Al contempo, prosegue il processo di ricerca di economie di scala e allargamento della gamma di servizi offerti dei grandi player di trasporto internazionale.

    Continua però a ridursi il numero di aziende della filiera di fornitura, che in tre anni, dal 2019 al 2022, diminuiscono di 35mila, in particolare, tra le piccole realtà.

    “Il contesto richiede di lavorare non solo sui costi, ma anche sul livello di servizio e l’impatto ambientale”

    “La transizione in atto nella domanda rafforza la rilevanza della Logistica – spiega Damiano Frosi, Direttore dell’Osservatorio Contract Logistics -. Emerge infatti la sua centralità per le imprese committenti, in un contesto che richiede di lavorare non solo sui costi, ma anche sul livello di servizio e sull’impatto ambientale. Nel settore, cresce l’adozione di soluzioni green e migliora la misurazione dell’impatto ambientale. Nel trasporto su strada, sono ormai molteplici le tecnologie disponibili e il 57% dei Top Player ne adotta tre o più, in una complessità di scelta per gli operatori che devono considerare fattori diversi. Più in generale, nell’introduzione di nuove soluzioni tecnologiche, oltre agli effetti economici e di servizio, diventa sempre più importante considerare anche l’impatto sui lavoratori e il loro coinvolgimento”.

  • Economia: il futuro del PIL e del debito mondiale secondo il FMI

    Secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale, l’incremento del Pil globale previsto nel corso dell’anno è del 3,2%, e di un ulteriore 3,2% per il 2025.
    Nel dettaglio, su tutti i Paesi primeggia l’India, la cui crescita si manterrebbe uguale o superiore al 6,5%, nonostante inferiore di oltre un punto rispetto al 2023 (+8,2%).

    Al contrario, gli Stati Uniti non migliorano il loro risultato, passando dal 2,9% del 2023 al 2,8% del 2024, il Giappone sembra destinato a rimanere nel limbo dell’1% (0,3% 2024, 1,1% 2025), e la Cina, sebbene lontana dai record degli anni passati, conta di chiudere il 2024 con un +4,8% (+5,2% 2023).

    Entro il 2030 il debito raggiungerà il 100% del Pil

    Nell’Outlook di ottobre il Fondo segnala l’urgenza di mettere un argine al debito pubblico per ridurre incertezza e potenziale di crisi. Il debito pubblico globale potrebbe infatti toccare 100.000 miliardi di dollari entro l’anno, portandosi a una quota pari al 93% del Pil mondiale.

    Le previsioni confermano una tendenza che farebbe raggiungere al debito il livello del Pil entro il 2030.
    Nell’Eurozona, invece, le previsioni sull’andamento del Pil complessivo si fermano allo 0,8% per il 2024 e non vanno oltre l’1,2% per il 2025.

    Eurozona: Germania crescita zero, poco ottimismo per l’Italia

    Fra i Paesi europei, la Germania si distingue per una crescita zero nel 2024 e un modesto recupero nel 2025, con un Pil inferiore al punto percentuale. Solo la Spagna sembra mostrare una maggiore capacità di far aumentare il Pil: le stime delineano +2,9% per il 2024 e una tenuta sopra il 2% per il 2025. La Francia presenta valori in linea nel triennio 2023-202, con una crescita che si aggira intorno all’1%.

    In Italia diversi indicatori non contribuiscono a diffondere ottimismo: il livello del debito pubblico, oggi pari a 2.868 miliardi (134,8% del Pil), l’indebitamento netto previsto per il 2024 al 3,8% del Pil (7,2% nel 2023), la spesa per interessi vicina agli 80 miliardi (3,7% del Pil).
    Inoltre, i flussi degli investimenti diretti esteri in entrata segnano -61,6% nel primo semestre 2024 rispetto allo stesso semestre 2023, passando da 22 miliardi agli attuali 8 miliardi.

    Super Index Aibe 2024: sul podio Germania, Canada, Corea del Sud

    Il Super Index Aibe 2024, elaborato dal Censis in collaborazione con l’Associazione italiana delle banche estere assegna alla Germania il primo posto fra i 18 Paesi del G20 per determinare il grado di attrattività degli investimenti esteri, il secondo al Canada e il terzo alla Corea del Sud.

    L’Italia si colloca al 9° posto, dopo il Giappone e prima della Cina, ma riceve un riconoscimento per la sua performance nel commercio estero, con una quota di esportazioni sul Pil che le garantisce il 4° posto fra i 18 Paesi, preceduta solo da Germania, Corea del Sud e Messico.
    L’Italia si colloca invece nelle posizioni più basse per quanto riguarda popolazione in età attiva (16°), innovazione e la creazione di condizioni a favore del benessere sociale (10°), diffusione del digitale (10°).

  • Le nuove modalità del lavoro: dallo smart working alla settimana corta

    Il mondo del lavoro sta attraversando un periodo di trasformazioni significative. Tra le innovazioni più rilevanti vi sono la diffusione dello smart working e l’introduzione della settimana corta. Questi strumenti non solo migliorano il benessere dei lavoratori, ma possono anche contribuire positivamente all’ambiente. Una recente indagine, condotta da NielsenIQ per Pulsee Luce & Gas, ha raccolto i pareri della popolazione italiana su questi temi cruciali.

    Lo smart working in Italia

    Secondo i dati, un italiano su tre lavora in modalità remota o ibrida, con una media di circa due giorni su cinque dedicati allo smart working. Se da un lato quasi la metà degli intervistati (49%) preferisce il lavoro da casa, il 42% sceglie l’ufficio. I vantaggi del lavoro da remoto includono la riduzione dei tempi di spostamento (77%), con una media di 41 minuti risparmiati, e dei costi legati ai viaggi e ai pranzi (circa 124 euro al mese). Il work-life balance è migliorato per il 64% degli intervistati.

    D’altra parte, riferisce Adnkronos, sono stati individuati anche alcuni svantaggi: il 59% lamenta l’isolamento sociale, mentre il 58% teme gli effetti della sedentarietà. La mancanza di strumenti ergonomici a casa rimane un problema, con solo il 26% degli intervistati in possesso di sedie adatte e il 14% con postazioni regolabili. Anche i consumi energetici rappresentano un aspetto critico: il 49% degli intervistati ha notato un aumento delle bollette, ma molti hanno adottato soluzioni come l’illuminazione a basso consumo (59%) e l’uso della luce naturale (58%) per contenere i costi.

    Settimana corta: quali opportunità?

    L’idea della settimana lavorativa di quattro giorni piace a gran parte degli italiani: l’80% la ritiene utile per migliorare l’organizzazione familiare. Il 48% degli intervistati ha figli, gestiti principalmente in autonomia o con l’aiuto dei nonni (66%); soltanto l’11% si affida a baby-sitter o professionisti, con una spesa media mensile di 115 euro. I benefici della settimana corta includono una maggiore flessibilità per gestire la vita familiare e dedicare tempo ai propri cari.

    Inoltre, la settimana corta potrebbe agevolare coloro che si occupano di familiari anziani o disabili: il 35% degli intervistati si prende cura di loro senza aiuti esterni. Molte aziende offrono flessibilità di orario (37%) e supporto psicologico (14%) per aiutare questi lavoratori. A livello personale, la possibilità di avere un giorno libero in più sarebbe dedicata a fare attività fisica (62%) o a viaggiare (54%).

    Nonostante i vantaggi, emergono alcune criticità: il 51% teme l’aumento del carico di lavoro e il 37% percepisce un possibile incremento dello stress. Tuttavia, la settimana corta è vista da molti come un passo avanti verso un migliore equilibrio tra vita lavorativa e privata.

  • Housing Sociale a Milano: perchè è un caso emblematico?

    A Milano, l’offerta di alloggi a prezzi accessibili è ancora insufficiente rispetto alla domanda. Questo dato emerge da diverse ricerche condotte da esperti del settore, tra cui Cresme, Politecnico di Milano, Nomisma, Bocconi, EvaLab e Avanzi, che hanno analizzato le problematiche e le prospettive dell’housing sociale in Italia. I risultati sono stati presentati in occasione del ventesimo anniversario della Fondazione Housing Sociale, alla presenza delle istituzioni.

    La situazione dell’Housing Sociale

    Le analisi condotte dal dipartimento di Architettura e Studi urbani del Politecnico di Milano hanno permesso di tracciare un quadro aggiornato dell’offerta abitativa, utilizzando rappresentazioni cartografiche e schemi per evidenziare l’impatto degli interventi realizzati tra il 2015 e il 2023. Gli studi hanno esaminato diverse tipologie di iniziative: progetti di housing sociale di nuova costruzione, residenze universitarie convenzionate, alloggi temporanei per persone in difficoltà e interventi promossi da enti del terzo settore con il supporto di Fondazione Cariplo.

    A Milano sono attualmente disponibili 16.681 alloggi a canoni calmierati, realizzati principalmente da fondi e cooperative edilizie. Negli ultimi dieci anni sono stati costruiti 4.000 alloggi in vendita convenzionata e 3.551 in locazione, di cui il 10% destinato a canoni sociali per soggetti fragili. Tuttavia, come rileva Nomisma, queste risorse non sono ancora sufficienti a soddisfare il fabbisogno, considerando che circa il 25% delle famiglie milanesi ha redditi tra 1.600 e 2.700 euro mensili.

    Le difficoltà sia nel pubblico sia nel privato

    La ricerca ha evidenziato anche le difficoltà nel mappare gli alloggi pubblici e privati gestiti da enti del terzo settore, stimati intorno a 1.500 unità. Spesso si tratta di piccoli blocchi abitativi difficili da intercettare, ma il numero rilevato offre comunque indicazioni utili per lo sviluppo di politiche abitative.

    A livello nazionale, il primo rapporto sulla performance sociale dell’housing sociale, realizzato da Avanzi, mostra una maggiore concentrazione di interventi nelle regioni del Nord e Centro Italia, con Lombardia e Toscana che insieme ospitano quasi il 50% dei progetti.

    Proposte per il futuro: investimenti e politiche integrate

    Le ricerche presentate sottolineano la necessità di interventi coordinati per regolamentare il mercato abitativo, inclusi gli affitti brevi. Secondo Raffaella Saporito della Bocconi, è importante evitare soluzioni semplificate e promuovere un piano di investimenti che combini capitali pubblici e privati per aumentare l’offerta abitativa.

    L’indagine dell’Università Bocconi suggerisce la creazione di un fondo di garanzia nazionale per il social housing, ispirato ai modelli francese e olandese, che preveda il coinvolgimento di istituzioni pubbliche e soggetti privati.

  • Secondo trimestre 2024, per cosa hanno speso i consumatori italiani?

    Nel secondo trimestre del 2024, la spesa dei consumatori italiani per i beni di largo consumo (FMCG) e per i beni tecnologici e durevoli (T&D) è rimasta sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo del 2023, registrando un lieve calo del -0,3%.

    Alcune categorie di prodotti hanno mostrato una crescita, come gli articoli per la cura degli animali domestici, della persona, dei bambini e della casa. Al contrario, i dispositivi elettronici continuano a soffrire, sebbene si noti un leggero miglioramento rispetto ai precedenti quattro trimestri. Questi dati provengono dal “Barometro dei Consumi” di NIQ, che combina informazioni di NIQ e GfK per offrire un quadro completo sugli acquisti in Italia.

    FMCG: crescita al rallentatore

    Nel periodo tra aprile e giugno 2024, il settore dei beni di largo consumo ha registrato un lieve calo dello 0,1%, raggiungendo comunque un fatturato complessivo superiore a 31 miliardi di euro. I beni di prima necessità hanno mantenuto un andamento stabile, con alcune categorie in crescita.
    Il settore del Fresh Food ha generato oltre 11 miliardi di euro (+0,6% rispetto al 2023), mentre il comparto Snacking ha registrato 1 miliardo di euro (+1,1%). Anche i prodotti per la cura della persona (+6,8%) e per la cura della casa (+3,9%) hanno visto una crescita significativa. Il petcare ha segnato un incremento del 3,3%, raggiungendo un valore di circa 600 milioni di euro.

    In controtendenza, il settore dell’Ambient Food (prodotti confezionati da scaffale) e dei latticini ha subito una flessione del -2,5% e -2,6%, rispettivamente, con un fatturato di 5 miliardi e 3 miliardi di euro. Romolo De Camillis, Retailer Director di NIQ Italia, ha sottolineato che la diminuzione dell’inflazione ha influito negativamente sulle vendite, in particolare per il largo consumo, mentre i beni per la cura della persona e della casa continuano a mostrare segni di crescita.

    Settore T&D: calo contenuto

    Nel mercato dei beni tecnologici e durevoli (T&D), il fatturato del secondo trimestre 2024 si è attestato a circa 14,8 miliardi di euro, con un calo dello 0,7% rispetto allo stesso periodo del 2023.

    Il segmento dei Technical Consumer Goods (TCG), che include elettronica di consumo e telefonia, ha visto un decremento del 4,5%, totalizzando 2,7 miliardi di euro. Tuttavia, settori come il fai-da-te e i grandi elettrodomestici hanno mostrato segni di ripresa, con aumenti rispettivamente del +0,9% e +0,7%.

    Prospettive future e analisi del comportamento di acquisto

    Ivano Garavaglia di NIQ Italia ha osservato che, nonostante il calo, la fase più critica sembra superata. I consumatori italiani, infatti, stanno rimodulando le proprie scelte d’acquisto in base ai prezzi e alle necessità.
    Secondo Enzo Frasio, CEO di NIQ e GfK, la sinergia tra le due aziende consente di fornire un’analisi completa e dettagliata del comportamento di acquisto, permettendo ai decisori di comprendere meglio le dinamiche del mercato globale e locale.